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Notizie Flash |
Guarda il video del seminario di regia con Stefano Incerti organizzato da Pigrecoemme ad Aprile. |
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The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Friday 13 November 2009 |
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(Usa 2009) di Michael Mann con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, STephen Dorff, Billy Cudrup, Giovanni Ribisi
Con un titolo siffatto, ci si sarebbe aspettati un classico gangster movie. Nel senso di aderente ad una concezione classica del cinema (che Mann prima di Collateral, o forse di Alì, non disdegnava affatto). Nemico pubblico, del resto, per ricostruzione scenografica e d'ambiente (cappotti ed abiti, auto d'epoca, mitragliette Thompson fabbricate come 80 anni fa) è "classico".
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Friday 13 November 2009 |
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(Usa 2009) di Woody Allen con Larry David, Evan Rachel Wood, Michael McKean, Ed Begley Jr., Patricia Clarkson
(leggete
immaginando che le parole siano pronunciate dalla voce del compianto
Oreste Lionello)
Beh
dovevo fa...farlo, eh sì ero st..anco di girovaga...re per l'Europa.
Il mio posto è qui, a New York, solo a New York le bigott..e si
liberano sessu...sessualmente e...e...e i moralisti
co...co...nservatori si scoprono g...gay e le lol...ite che
irr...etiscono vecc...hi come me poi finiscono con lo st...are coi
loro coetanei. Io a...a...a New York, in...vece, sono semp...re lo
stess...o. Parlo (lo so, è Larry D...avid a farlo, ma è chiaro che dietro ci s...ono io) col pubblico guard...ando in macc...macchina
(infatti a...a...sorpr...endersi non sono più gli sp...ettatori, ma
i personaggi del film...m), rom...po le palle a tut...ti su t...utto,
faccio batt...ute colte (quella di Eisenberg e il ses...so è
diver...tente, nnnon trovat...e?) e mmmi piacc...iono le ragazz...e
giovani, ma neanche questa è più una nov...ità. An...zi di
nov...ità, mmmanco a parl...arne, ma che imp...orta? Bast...a che
funzioni. Ma fun...ziona?
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 03 November 2009 |
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(Usa 2009) di Jaume Collet-Serra con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder
Orfani di un horror "buono" (come soleva dire un tale che mi chiedeva consigli su pellicole di genere da non perdere) ne siamo alla continua ricerca e ci siamo apprestati alla visione di Orphan convinti da vari recensori che la scarsa originalità della trama sarebbe stata compensata dal colpo di scena finale. Che non solo è quanto di più implausibile si possa pensare finanche come scioglimento per una genuina pellicola di argomento fantastico (figurarsi per un thriller), ma decisamente più che un twist è un valzer (un, due, tre, un due tre, sempre uguale a se stesso) prevedibile appena Esther entra in casa Coleman.
Atteso che prima di questa sorpresona (?) ti sei sciroppato un po' di plagi da Il presagio e un po' da L'innocenza del diavolo (che, comunque, dà molti punti a 'sto filmetto), c'è da chiedersi quanti film abbiano visto i recensori di cui sopra per essere sorpresi dall'unhappy end.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 27 October 2009 |
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Elenco dei partecipanti al corso di regia
(Usa 2009) di Larry Charles con Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten
Il
mockumentary ormai non
sorprende più di tanto e nel giudicare un film del genere non
si sa a quali categorie estetiche aggrapparsi. Perché se è
vero che Brüno
(forse più di Borat)
disturba in quanto va a svelare l'ipocrisia del progressismo democrat
americano (Paula Abdul che parla dell'importanza di essere solidali
con i meno fortunati mentre è seduta su un immigrato
messicano) e, ancor più, di chi della discriminazione è stato ed è vittima da anni
(il talk-show al quale il protagonista partecipa come padre single
e durante il quale, una volta rivelata la sua omosessualità,
viene attaccato da un pubblico composto sopratutto da afroamericani),
è altrettanto difficile distinguere tra questo film ed un
montaggio di puntate di Scherzi a parte
o Il grande bluff di
Luca Barbareschi (Brüno che getta scompiglio sul set di Medium).
Alla fine, qualunque cosa si pensi della pellicola, la domanda è:
il cinema dov'è?
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 20 October 2009 |
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(Usa 2009) di Judd Apatow con Adam Sandler, Seth Rogen, Eric Bana, Leslie Mann, Jason Schwartzman, Jonah Hill
Adam
Sandler e Judd Apatow erano coinquilini. Facevano scherzi telefonici.
Ed un giorno Apatow decise di riprenderli. Uno di quegli home
movies è proprio il
prologo del terzo film diretto dal regista di 40 anni vergine.
Il che la dice lunga sull'autobiografismo di Funny People (e
ci sono anche moglie e figlie del regista). L'irruzione del
personale nel mondo finora splendidamente sopra le righe di questi
due grandi amici e comedians,
però, raffredda tutto, nonostante l'incipit spiazzante per
un'opera che reca pur sempre l'aggettivo funny
(divertente) nel titolo: al protagonista viene diagnosticata una rara
forma di leucemia, difficilmente curabile. Una pellicola decisamente
lunga che, alla "lunga", perde il confronto con altri lavori
sugli stand-up comedians
(si contano sulle dita di una mano - lo stand-up,
in fondo, mal si coniuga col kunema-
ovvero gli
ottimi biopic Lenny
di Bob Fosse e Man on the Moon
di Milos Forman, ma anche L'ultima battuta
di David Seltzer). Tutti (regista, attori e sceneggiatori) sentono
evidentemente troppo la materia per lasciarsi andare come normalmente
fanno e, così, per circa due ore e mezza, lo spettatore non
ride né piange. Un'occasione sprecata perché poteva essere un Eva contro Eva al maschile, cinicamente sboccato, e perché Sandler
raramente è così efficace mentre Eric Bana svela il suo
talento brillante per la prima volta sul grande schermo (ma precedentemente al suo esordio cinematografico con Chopper
di Andrew Dominik, in Australia era un comico di successo col suo
show Full Frontal).
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Friday 09 October 2009 |
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(Italia 2008) di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston
L'inadeguatezza
è il filo rosso che lega tra loro i lavori di Giulio
Manfredonia. Da quella di tre individui scontenti della propria
esistenza che magicamente cominciano a vivere l'uno la vita
dell'altro (nel suo esordio dietro la m.d.p., Se fossi in
te) a quella del protagonista
di E' già ieri,
costretto a vivere di continuo lo stesso giorno (come accadeva a Bill
Murray in Ricomincio da capo
di cui E' già ieri
è il remake italiano) passando per l'inadeguatezza occidentale
ad affrontare i problemi del continente africano raccontata nel documentario Sono stato negro pure io.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 04 October 2009 |
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(Usa 2009) di Quentin Tarantino con Brad Pitt, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger, Christoph Waltz
"Questo potrebbe essere il mio capolavoro": è la battuta finale del film, pronunciata da Brad Pitt/Aldo Raine direttamente in macchina. E, magari, anche un'affermazione di Tarantino stesso, poco modesta probabilmente, ma difficile da confutare. Perché forse questo è veramente il capolavoro di Quentin. Di certo quello per il quale non deve dividere meriti con altri (leggi Roger Avary per Pulp Fiction). Ci son voluti dieci anni per farlo e nel frattempo il regista di Knoxville ha ingannato l'attesa con Kill Bill e Death Proof (ed in quanto passatempi riusciamo a farci una ragione di queste due delusioni). Inglourious Basterds (titolo che è una citazione come le tante disseminate tra un fotogramma ed un altro, perché non è affatto il remake di Quel maledetto treno blindato) è Tarantino D.O.C. (ipercitazionismo alto e basso -un personaggio, Hugo Stiglitz, col nome di un attore messicano di cinema bis; un cinema che proietta L'inferno bianco del Piz Palu di Franck e Pabst, con Leni Riefenstahl attrice, e le pellicole del sospetto collaborazionista Henri-Georges Clouzot; una gag, godibile solo in lingua originale, con Pitt e Eli Roth che si presentano come lo stuntman italiano Enzo Gorlomi, storpiatura di Enzo Girolami che è il vero nome di Enzo G. Castellari omaggiato nel titolo, ed il suo operatore Antonio Margheriti -, dialoghi esemplari e battute autoreferenziali - "noi siamo Francesi, rispettiamo i registi" allude all'amore che da sempre la Francia, Cannes in primis, ha per il regista di Le iene-), ma anche altro. Qui Quentin si spinge dove solo i grandi osano (di primo acchito ci viene in mente il Moro vivo nel finale di Buongiorno, notte di Marco Bellocchio): riscrive la Storia. Del resto il suo universo è il grande schermo e lì si può permettere tutto. E' quello il luogo in cui la vendetta è possibile.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 28 September 2009 |
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(Ita 2009) di Giuseppe Tornatore con Francesco Scianna, Margareth Madé, Lina Sastri, Salvo Ficarra, Angela Molina, Nicole Grimaudo
Piaccia o non piaccia, il cinema di Tornatore è blockbuster fin dal concepimento. Che si parli di una vedova di guerra o di una misteriosa emigrata dall'est, che guardi al melò o al thriller di matrice hitchockiana, il regista di Nuovo Cinema Paradiso ha sguardo e piglio da cineasta hollywoodiano, ma di quelli classici alla Cecil B. De Mille, alla David Lean. Logico che questa sua "magnifica ossessione" trovi spazio e modo di manifestarsi nelle maglie di un affresco che è insieme personale e corale. In Baarìa è evidente da subito la ricerca continua della scena madre (se ne contano nei primi 20 minuti almeno 5 o 6 tanto che si fa a fatica a seguire gli intrecci tra i personaggi, i quali, infatti, si chiariscono a film abbondantemente cominciato) non sempre a vantaggio della storia, come, del resto, non lo sono l'ipertrofia dei movimenti di macchina, la ridondanza di certi stilemi (le ellissi temporali nello spazio di un raccordo campo/controcampo) e di certi personaggi (il venditore di dollari, interpretato da Beppe Fiorello, che ricorda il folle della "piazza è mia" impersonato da Nicola Di Pinto in Nuovo Cinema Paradiso) ed un plot che, dal punto di vista ideologico (l'inno al riformismo), si presenta decisamente vulnerabile agli attacchi di chi accusa Tornatore di cerchiobottismo. Poi, però, la passione per la materia raccontata (la propria terra ed il cinema) trasuda da ogni singolo fotogramma. Ed il film diventa un sogno meraviglioso dove le dimensioni temporali confluiscono l'una nell'altra sicché può capitare che il protagonista bambino passeggi nella Bagheria odierna e ritrovi l'orecchino perso dalla figlia (non ancora avuta) nel passato oppure che, scappando, incroci il figlio quasi suo coetaneo. Una scatola magica che ti permette di volare via con la fantasia, come succede, nell'incipit, al piccolo Pietro ed, alla fine, alla mosca liberata dalla prigionia di uno "strummolo".
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Friday 25 September 2009 |
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(Italia 2009) di Marco Risi con Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Ennio Fantastichini, Massimiliano Gallo, Gianfranco Gallo, Ernesto Mahieux
Marco
Risi, pur avendo iniziato la sua carriera da regista seguendo le orme
del padre Dino (con commedie: Vado a vivere da solo, Un
ragazzo e una ragazza, Colpo di fulmine tutte con Jerry
Calà), ha trovato una propria specificità nel cinema di
impegno civile (grazie sopratutto al successo di Mery per sempre).
E, nonostante negli anni abbia alternato pellicole engagèes
a lavori più leggeri, è nelle prime che ha fornito le
prove migliori. Come conferma Fortapàsc, che
ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Giancarlo Siani,
giovane reporter (praticante) napoletano, ucciso dalla camorra nel
1985 a causa delle sue inchieste sugli intrecci politica-criminalità.
Risi ha polso registico ed indubbio mestiere il che garantisce al
film un certo piglio spettacolare con diversi momenti decisamente
riusciti (la strage, il montaggio alternato tra un'animata seduta del
consiglio comunale ed un vertice camorristico nella villa di
Nuvoletta, lo schiaffo nel bar) i quali fanno passare in secondo
piano scelte meno condivisibili (la redazione del Mattino di Torre
Annunziata - un teatrino di macchiette a partire dal caporedattore
Sasà passando per gli improbabili colleghi sedentari -,
il personaggio completamente inventato dell'amico tossico, il pretore che, specie negli ultimi minuti, diventa
una sorta di proiezione mentale che appare al protagonista manco
fosse il Charles di John Nash di A Beautiful Mind). Ma a
render inutile e gratuita qualsiasi critica ci pensa Libero De
Rienzo. La sua interpretazione è perfetta, senza la benché
minima sbavatura con una sorprendente adesione al personaggio e non
alla persona, cosa che gli permette di non inseguire una superflua
mimesi. Si guardi l'espressione del suo volto al momento della resa
dei conti coi suoi assassini: non una parola, ma una rassegnazione
mista a tristezza e sollievo stampata in faccia che stringe il cuore
e commuove.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 21 September 2009 |
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(Usa/Nuova Zelanda 2009) di Neill Blomkamp con Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Bolt, John Sumner
Elenco dei partecipanti al corso di regia
Non
si stenta a definire l'idea di partenza di District 9 geniale (alieni
che convivono coi terrestri da circa 20 anni in quel di Johannesburg,
relegati in una bidonville come paria). E lo è anche lo
sviluppo per circa venti minuti (praticamente un mockumentary che
alterna interviste ad inserti di notiziari ed a riprese della
Multi-National United, l'organizzazione che deve "apparentemente"
occuparsi dello sgombero degli ospiti). Poi subentra la microstoria
vera e propria (quasi un Il mio nemico più avventuroso) ed
anche il resto si fa più convenzionale. Si ha l'impressione
che da un cortometraggio decisamente interessante si sia pensato di
trarre un lungo che per la strada perde gran parte dell'originalità
dello short. Ed infatti District 9 deriva da Alive in Joburg, corto
diretto nel 2005 da Neill Blomkamp, a tutti gli effetti (speciali),
punto di partenza di quest'opera prodotta da Peter Jackson e che
nell'inusuale location sudafricana finisce con l'avere, tutto
sommato, il punto di forza maggiore.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 21 September 2009 |
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(Usa 2009) di Tony Scott con Denzel Washington, John Travolta, James Gandolfini, John Turturro, Luis Guzmàn
Elenco dei partecipanti al corso di regia
L'unico
ad omaggiare il prototipo di Joseph Sargent (Il colpo della
metropolitana) è Luis Guzmàn con il look e la
recitazione dimessa modellata su quella dei grandi Robert Shaw,
Martin Balsam e Hector Elizondo. Per il resto Helgeland, lo
sceneggiatore, piuttosto meccanicamente e gratuitamente rende "con
macchia" l'eroe Denzel Washington (una bustarella)e, già che
c'è, anche il sindaco interpretato da James Gandolfini
(scandalo sessuale) tanto per dire "nessuno è esente da
colpa" (echissenefrega!), Travolta fa l'isterico che manco Vincente
Vega dopo una pippata e Tony Scott ricicla per l'ennesima volta
l'estetica eighties (con abuso di "gain up") alla quale è
rimasto fedele da Miriam si sveglia a mezzanotte (suo debutto dietro
la m.d.p.) in poi.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 21 September 2009 |
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(Usa 2009) di Sam Raimi con Alison Lohman , Justin Long, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao
Elenco dei partecipanti al corso di regia
Fa
più paura il cinema italiano che senza politica non si fa o il
cinema americano che la politica, spesso, la fa? Nel caso
dell'horror, la domanda potrebbe sembrar retorica, ma negli anni '70
il binomio horror ed allegoria politica era praticamente la norma.
Raimi, dopo la sbornia effettistica multimiliardaria dei 3 Spiderman,
dirige una storia di banche, mutui disattesi e confische che, dato il
soggetto, mostra più di qualche "debito" verso quella
stagione, omaggiata fin dal logo dell'Universal che precede i titoli
e che è proprio quello dei seventies, la stagione dei vari
Carpenter, Romero e Dante, sebbene il "debito" maggiore sia nei
confronti de L'occhio del male di Richard Bachman, alias di Stephen
King. Basso costo, poca Computer Graphic, porte che cigolano, ombre
che si stagliano, ma anche occhi che spuntano delle torte e sense of
"umor" nel senso di bava, saliva e sangue che sgorgano copiosi.
Sobbalzi e disgusto nello stesso film. Cosa volete di più?
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Saturday 06 June 2009 |
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(Usa 2009) di Ron Howard con Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Pierfrancesco Favino
Avete presente le parodie a fumetti di Stefano Disegni, pubblicate da
Ciak ogni mese? Nel numero di giugno è toccato al secondo film di
Howard tratto da Dan Brown: fa morire dal ridere ed è sintomatico che
l'umorista non si sia dovuto inventare niente, ma solo riportare le
cazzate del film (c'è l'imbarazzo della scelta: dall'antimateria custodita in un involucro ai due protagonisti che strappano un foglio di un libro preziosissimo della Biblioteca Vaticana riuscendo a portarlo via indisturbati, fino all'incredibile scena in cui il cattivo indisturbato, con un furgone in una zona pedonale come quella di Piazza di Spagna, riesce a gettare nella fontana un cardinale incatenato ad una pesante struttura che gli impedisca di riemergere). In Campania, di recente, ha fatto scalpore
l'intervista rilasciata da Ewan McGregor che avrebbe definito Caserta,
dove è stato girato, un "cesso". Opinione che, da campano, stento a non
condividere, ma mi verrebbe da rispondergli: "Dove vuoi che si giri una
cagata?"
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Saturday 23 May 2009 |
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(Francia 2008) di Pascal Laugier con Morjana Alaoui, Mylène Jampanoi, Catherine Bégin
Insostenibile lo è. Sarà perché è un torture-porn senza l'ombra di (auto)ironia né di comicità, magari involontaria come quella di Captivity. Esaurita la bolgia di sangue dopo un'ora, però, Pascal Laugier (che già aveva sfigurato con Saint Ange) mostra la corda e va avanti per 25 minuti con una sequela di efferatezze gratuite fino all'epilogo che qualche sconsiderato ha definito kubrickiano o kieslowskiano. Diciamo pure che la sensazione è che l'autore si sia inventato un implausibile (anche per il genere) twist in the end per nobilitare tanto splatter!
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Friday 22 May 2009 |
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(Usa 2008) di Kevin Smith con Seth Rogen, Elizabeth Banks, Traci Lords
Pare che i Weinstein abbiano deciso di produrre Zake & Miri Make a Porno solo sulla base del titolo, l'unica cosa che Kevin Smith gli ha proposto (non avendo ancora un copione pronto). Bel rischio! Perché Smith non è nuovo a idee che sulla carta sono geniali e che sputtana nel tradurle per il grande schermo (vogliamo parlare di Dogma? o del suo secondo film Generazione X?). Questa, sembrerà strano, è una commedia romantica che negli '80 avrebbe diretto John Hughes ed avrebbe interpretato un manipolo di attori del Brat Pack (curiosità: Seth Rogen, tramite Judd Apatow, è un aspirante fratter) come Molly Ringwald, John Cusack (o Andrew McCarthy), Judd Nelson e Ally Sheedy. Solo più...molto più sboccata. E meno male, perché è quella la parte migliore della pellicola (la reunion liceale, la preparazione di Star Whores). Tutto sommato un passo avanti anche rispetto a Clerks 2.
La vera pornostar Traci Lords interpreta Bollicina: un nome un programma!
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 10 May 2009 |
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(Gb 2008) di Robert B. Weide con Simon Pegg, Kirsten Dunst, Danny Huston, Megan Fox, Jeff Bridges, Gillian Anderson
L' englishman in New York funziona sempre. Questa volta, a scatenare le gag (il motivo è sempre lo stesso: il leggendario aplomb britannico alle prese con il pragmatismo cafonal degli Americani, ma qui le parti sono invertite) è il legal alien Sidney Young, chiamato nella Grande Mela come redattore di Sharps, testata dietro la quale si nasconde Vanity Fair (il film è tratto dal romanzo autobiografico di Toby Young, How to Lose Friends & Alienate People). Ad interpretarlo Simon Pegg che alla comicità fisica di un Rowan Atkinson/Mr. Bean (lo si veda ballare in discoteca nella sua prima nottata americana) accosta un aspetto fisico meno da freak il che consente agli sceneggiatori di immaginarsi per lui anche una sponda da commedia romantica con Kirsten Dunst (ed è la parte più debole del film). Il lavoro di Robert B. Weide, infatti, funziona quando si presenta quale lato B (sanamente più volgare e più caustico nei confronti sia dei giornalisti - che si fanno correggere gli articoli dagli addetti stampa - sia dei cinematografari - la pinup che interpreta Madre Teresa di Calcutta, la macchietta del director tar(do)antiniano-) di Il diavolo veste Prada. Si sgonfia quando racconta la liaison amoreuse.
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