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(Francia, Germania, 2011), di Vincent Paronnaud e
Marjane Satrapi, con Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh
Farahani, Eric Caravaca, Chiara Mastroianni, Mathis Bour, Enna Balland, Didier
Flamand, Serge Avedikian, Rona Haetner, Jamel Debbouze, Isabella Rossellini
"Colei che hai perduto sarà in ogni nota che uscirà dalle tue dita".
Non posso averti ma so che sei
con me, perché sei entrata dentro di me e sei diventata luce, aria, acqua,
pane... Non posso toccarti, vederti, né ascoltare la tua voce... Eppure ti raggiungo
e ti sento ogni giorno: ogni volta che
posso, con la mia musica supero le barriere del reale e sono con te, che sei
tutta la mia vita. Il nostro vero non
appartiene a questo mondo, è qualcosa di sublime che noi solo conosciamo... La
mia musica è vera come ciò che sento... "La
vita è un sospiro" ed è di questo sospiro che è fatta la mia musica, perché
la tua anima possa dissetarsene, finché vivrò.
Magia e poesia di cui erano
intrisi i personaggi e le scene del cartone "Persepolis" avvolgono lo svolgersi della storia narrata da questo
lungometraggio geniale, surreale come i desideri incompiuti, doloroso come le
più feroci disillusioni della vita.
Nasser Ali perde il suo violino,
ma sarà solo quando avrà perso definitivamente anche la sua musica, o quando
crederà che essa non ha più ragione di esistere, che deciderà davvero di
morire, non prima di aver cercato di rimpossessarsi di ogni sua nota, essenza
dell'amore, forma di Lei, tanto intangibile quanto vera, più del suo stesso
corpo...
La storia dei personaggi che popolano
l'esistenza di Nasser Ali è resa in spaccati di effetto, che tagliano la trama dolcemente,
farcendola di un'ironia amarissima.
I personaggi più vicini all'animo
del protagonista sono due: il primo è il fratello, il "seme buono", con il quale Nasser vive un contrasto
dolceamaro che, sin da bambini, pone lui, il "seme cattivo", in una condizione
di inferiorità sociale rispetto all'altro, senza che per questo la stima
reciproca e l'affetto tra i due ne vengano scalfiti. Dall'altra parte della
linea generazionale c'è, invece, la figlia, che sembra destinata sin da bambina
ad ereditare il destino di infelicità del padre: pochi attimi di vita vera e di
amore, quindi quel dolore e quella sofferenza che mai conosceranno i mediocri,
per l'inebetita fortuna che li dota di sorda coscienza e pronta capacità ad ancorarsi
ad un reale non discretizzabile, inanalizzabile, costantemente uguale a se
stesso, qualunque cosa accada e, quindi, perennemente godibile.
Tra gli interpreti, accanto ad
altri attori straordinari, più o meno conosciuti, troviamo anche Isabella
Rossellini, perfetta nel ruolo della madre di Nasser, perenne nube grigia sulle
sorti del figlio.
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