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Siamo alla terza pellicola della saga dei supereroi più amati della Marvel, gli X - MEN. La novità è di quelle clamorose e salta subito agli occhi: dopo i primi due episodi cambia il regista! Via Bryan Singer dentro Brett Ratner. C’è da dire che la differenza è tangibile. Singer, regista di successo (anche di serie tv), ha dimostrato di aver ottime doti, soprattutto nella sua opera prima, I soliti sospetti (che rimane tutt’ora forse il miglior poliziesco degli ultimi 10 anni) ed è stato promosso alla regia dell’attesissimo quanto costosissimo Superman returns. Ratner invece, nasce come regista di commedie brillanti (Rush hour e il suo sequel, Colpo grosso al drago rosso) e di commedie romantiche (The family man e After the sunset) e si sperimenta come autore nel flop Red dragon (ci si chiede ancora come si possa sbagliare un film quando si ha nel cast gente come Edward Norton, Antony Hopkins, Ralph Fiennes, Philip Seymour Hoffman, Harvey Keitel e Emily Watson!). Insomma un sostituto non all’altezza del precedente.
Ecco il conflitto finale. Siamo alla fine?. Certamente siamo alla frutta. Il terzo episodio della serie più amata dai fans dei fumetti targati Marvel sembra essere stato tirato per i capelli. Il prodotto è molto ambizioso dato che tenta di conciliare etica, morale, scazzottate, umorismo da supereroi e action movie trattando il tutto con leggerezza e superficialità. Il regista si trova a dover maneggiare una sceneggiatura compilata dagli autori di Elektra e I fantastici 4, film dello stesso genere, ma di fattura nettamente inferiore, non certo una fonte d’ispirazione. Egli tenta di metterci una pezza bombardando la pellicola con un miriade di effetti speciali, realizzati in maniera impeccabile, ma sicuramente eccessivi (in una scena c’è anche lo sradicamento del Golden Gate Bridge!).
La saga è nata sotto il segno del moralismo e della protesta al razzismo, però nelle prime due opere il messaggio era meno esplicito e in alcuni casi meglio confezionato, in quest’ultima si calca troppo su queste tematiche e spesso si scade nei luoghi comuni.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi c’è da segnalare l’ottima prova di Hugh Jackman (Logan), il cui personaggio ha raggiunto l’apice della completezza. Con questa forte volontà di dare ai personaggi maggiori sfumature si rischia però di degenerare nell’effetto contrario: la fuga di Rogue (Anna Paquin) somiglia particolarmente alla fuga di Logan del primo episodio.
Da un film in cui si parla di supereroi e lotta tra il bene e il male ci si aspetta un ritmo mozzafiato e scene ad alta tensione, invece ci si trova davanti ad un’opera di relativa lentezza che in alcune scene diventa quasi patetica come quando Tempesta (Halle Berry) spiega a Logan il motivo della scarsa fiducia in lui dicendo “perché tu la ami!”, oppure quando Logan rivolgendosi a Jean (Famke Janssen) dice “io non morirei per il mondo, ma morirei per te!”.
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