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(USA, 2002), di Julie Taymor, con
Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino,
Ashley Judd, Edward Norton.
"Tutto è presente, niente è perduto. Come una forza nascosta che vi
spinge per spronarvi ancora: nell'evidenza che non ci sarà più futuro, il
passato si amplifica, le sue radici crescono, tutto in me è rizosfera, i colori
si cristallizzano su ogni strato, la minima immagine raggiunge il suo assoluto,
il cuore batte in crescendo. Ma dipingere, dipingere tutto questo è impossibile,
adesso, Oh, doña Magdalena Carmen Frida Kahlo de Rivera, sua maestà la zoppa,
quarantasette anni in questa piena estate messicana, sfinita fino allo stremo,
il dolore estenuante come non mai, eccola nell'irreparabile! Vecchio
Mictlantecuhtli (dio azteco della morte), dio, liberami!" (Frida Kahlo - biografia, di Rauda Jamis)
Frida è la storia di una creatura straordinaria che aveva in sé
tutte le infinite sfumature dell'essere donna: la gioia, il dolore e la
disperazione, il coraggio e la speranza, le angosce, la solitudine, l'ironia e
la straordinaria contagiosa vitalità. Innamorata della vita, degli uomini e
delle donne, perduta nell'amore per il suo uomo, ferita, abbandonata,
disprezzata, ammirata ed amata, questa donna tenera e forte ci viene raccontata
ripercorrendo i momenti più delicati e più intensi della sua vita... Una vita che
Frida concesse al suo corpo di abbandonare quando il suo spirito, ebbro di
amore e passione, provato profondamente dal dolore, sentì di poter lasciare
questo mondo dal quale aveva ricevuto tutto quanto potesse prendere, attingendo
energia dall'essenza delle cose, compiendo il proprio percorso, attraverso le
vie più inerpicate dell'universo umano che ha popolato la sua esistenza ed al
quale aveva donato tutta se stessa.
Il film ritrae in apertura
proprio una scena tratta dalla fine della vita dell'artista; l'inquadratura del
volto della donna e dei suoi occhi ancora vispi, nello splendore della sua
intelligenza, si trasforma in quella della testa dai capelli corti e neri di
una ragazzina bizzarra, che corre nei corridoi di un istituto con l'aria di
saperla lunga: Città del Messico; 1922; Frida frequenta la scuola preparatoria nazionale, antico ed illustre istituto gesuita,
luogo di fermento culturale ed uno dei centri della rinascita degli ideali
patriottici messicani ma, soprattutto, luogo in cui Diego Rivera realizzò la
sua prima decorazione murale, La Creación.
In un'atmosfera di enfasi
culturale, in un periodo in cui "in Messico l'arte era considerata, al
pari della scienza, una dinamica essenziale del progresso", il carattere già forte e risoluto della
giovane artista assume un profilo ancor più definito, lo stesso che donerà alle
sue opere: sincere, decise, dai contorni duri, rigidi, animati dal colore,
creatore di forma intrisa di sostanza emotiva.
Nello straordinario contesto storico in cui ancora pulsavano gli ideali
della rivoluzione messicana, maturati nel corso della dittatura di Porfirio
Dìaz e sfociati nella rivoluzione che ebbe fine nel 1917, Frida Kahlo conosce il
Maestro Diego Rivera. A spezzare l'entusiasmo e la vitalità di quella ragazzina
piena di energia, arriverà il terribile incidente in tram, che abbattendosi sul
suo già fragile corpo, come una spada su una colomba, la costringerà ad
affrontare atroci sofferenze del corpo, nel corso di un'esistenza che non le
risparmierà le terribili afflizioni dell'anima. In uno dei momenti più duri ed
intensi del film, Frida dirà a Diego: "ci sono stati due terribili incidenti
nella mia vita, quell'autobus e tu. Tu sei di gran lunga il peggiore".
Eppure è stato proprio Rivera a descrivere nel modo più autentico e reale ciò
che ha rappresentato l'arte di Frida Kahlo: "La prima donna nella storia
dell'arte ad aver affrontato con assoluta ed inesorabile schiettezza, si
potrebbe dire in modo spietato ma nel contempo pacato, quei temi generali e
particolari che riguardano esclusivamente le donne" e, ricordando la prima
volta in cui Frida gli mostrò la sua opera: "Le tele mostravano alla base
una schiettezza plastica ed una loro personalità artistica. Trasmettevano una
sensualità vitale, arricchita da una capacità d'osservazione, ricca di
sensibilità ma anche spietata. Capii subito che si trattava di una vera artista"
(Kahlo, Andrea Kettenmann).
La regista Julie Taymor
ha scelto, così, di chiarire proprio attraverso le parole di Alfred Molina, che
interpreta Rivera nel film, la differenza sostanziale tra l'opera del Maestro e
quella della giovane nascente artista: "Io dipingo quello che vedo, il mondo
esterno, ma tu dipingi da qui (indicando il cuore con il pugno) è
meraviglioso". Sarà stato questo il motivo per cui il surrealista Breton
rimase colpito sin dall'inizio dalla sua arte e fece in modo da organizzare una
mostra di Frida in Francia. Ma non sarà mai possibile indicare Frida Kahlo come
surrealista... La sua opera si manterrà unica e pura fino all'ultimo respiro
dell'artista.
Il film percorre i momenti più significativi ed intensi della storia di
Frida e Diego, passando per l'avventura di Gringolandia (ottima la realizzazione
delle scene a metà tra la realtà ed il fumetto, nelle quali vengono ritratte le
vicende americane della coppia), per giungere all'esperienza parigina di Frida
e, ancora, all'asilo offerto dalla coppia a Trotsky.
Ad affiancare Salma Hayek ed Alfred Molina, straordinari protagonisti,
ci sono una bellissima e sensuale Ashley Judd, nei panni dell'amica fotografa Tina
Modotti, ed una dolce e disperata, saggia e romantica Valeria Golino, che
interpreta l'ex moglie di Diego, Lupe Marín. Ma la pellicola vive, in primo
luogo, dei suoi colori accesi e brillanti: dal verde e marrone della vegetazione
messicana, all'azzurro delle pareti della casa dei genitori della Kahlo, al
bianco che tutti li assorbe, per diventare morte, luce di buio e dolore per la perdita
della cosa più preziosa.
Frida provò per il suo Diego un sentimento tormentato e spesso
disperato, a causa di quell'amore che non potette mai perdersi definitivamente,
nonostante i due fossero, gran parte della loro vita, terribilmente lontani... E'
attraverso l'opera di Frida, caratterizzata da un simbolismo spesso ispirato
all'arte messicana popolare ed alla cultura precolombiana, mai ermetica, che
possiamo provare ad avvicinarci all'incredibile passione che l'ha sempre
animata, conducendola spesso al profondo tormento del suo sentire più intimo.
Ma, per coglierne l'essenza, dobbiamo avvicinarci alla sua arte con un cuore
nuovo e forte, pronto ad accogliere l'amarezza della vita, senza fuggirla, e la
profondità di uno sguardo, per soffermarvisi tutto il tempo che merita.
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