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Scritto da Rosario Gallone
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Wednesday 14 April 2010 |
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(Belgio/Francia/Canada
2009) di Micha Wald con Jonathan Zaccaï,
Popeck, Nassim Ben
Abdeloumen
Simon
si mette in viaggio per raggiungere Il
posto delle fragole,
ma del
padre defunto, e lo fa con la famiglia disfunzionale che si ritrova (uno zio
paranoico ed una zia logorroica) e con il figlio avuto da una "goy"
(una non ebrea). Micha Wald
è belga, ma non ci si aspetti Jaco Van
Dormael o
Jan Bucquoy
(quello di La vita sessuale dei belgi).
Siamo più dalle parti di Woody Allen (e dell'yiddish humour in genere).
Il primo Allen:
quello divertitamente freudiano, che scherzava su Edipo e
sull'ebraismo. Quello ipocondriaco, maniacalmente monogamo. Quello
che, dickensianamente, parlava coi fantasmi del passato (in Io
e Annie, ad
esempio, nei luoghi dell'infanzia - la casa tra i binari delle
montagne russe al luna park - mentre Wald
si spinge fino ad un campo di concentramento abbandonato, in una delle
sequenze più divertenti - il padre ed un suo compagno di prigionia
gli appaiono all'interno di una latrina - ed insieme commoventi
della pellicola). Quello ossimorico (Konianski
è ebreo e contemporaneamente filopalestinese). Nulla dell'ultimo
Allen.
E meno male.
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