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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 18 January 2010 |
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(Canada/Brasile Giappone 2008) di Fernando Meirelles con Julian Moore, Mark Ruffalo, Alice Braga, Danny Glover, Gael Garcìa Bernal
Spesso non si vede niente. E quando si vede, si vede poco e male. L'oculocentrismo dello spettacolo cinematografico messo in discussione, in un modo che sarebbe piaciuto alla studiosa Vivian Sobchack. Certo, uno adatta Cecità di Saramago ed è fatta. Mica vero. Mai come in questo caso, più dello script (comunque ben orchestrato da Don McKellar, attore anche nei panni del ladro d'auto), sono le scelte registiche a dare un senso ulteriore alla messa in scena. E Meirelles firma la sua pellicola migliore. Senza grossi sforzi, ché anche il suo cinema precedente (City of God e The Constant Gardener) era fatto di inquadrature sghembe, sovraesposte, sfocate. Ma ciò che lì era gratuito manierismo da videoclip, qui diventa forma/strumento col quale si rende lo spettatore partecipe sinestesicamente della pandemica privazione scopica subita dai personaggi della storia. Un film di rara brutalità, fisica e psicologica, ben supportato da attori convinti. Specialmente un'immensa Julianne Moore ed un coraggiosamente sgradevole Gael Garcìa Bernal.
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