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(Usa 2009) di Michael Mann con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, STephen Dorff, Billy Cudrup, Giovanni Ribisi
Con un titolo siffatto, ci si sarebbe aspettati un classico gangster movie. Nel senso di aderente ad una concezione classica del cinema (che Mann prima di Collateral, o forse di Alì, non disdegnava affatto). Nemico pubblico, del resto, per ricostruzione scenografica e d'ambiente (cappotti ed abiti, auto d'epoca, mitragliette Thompson fabbricate come 80 anni fa) è "classico".
Ed è neorealista per il rigore nella scelta di girare "hic" (cioè nei luoghi in cui si son svolti gran parte degli avvenimenti narrati: dal carcere di Lake County a Crown Point, nell'Indiana, dal quale evasero Dillinger e soci, al cinema Biograph di Chicago, dove il nemico giurato di J.Edgar Hoover, vide il suo ultimo film, Manhattan Melodrama, prima di essere ucciso all'uscita, passando per la pensione Little Bohemia a Manitowish Waters, in Wisconsin, dove si svolge la sparatoria più lunga ed emozionante della storia) e, artatamente, "nunc" (riprese in HD con quattro nuove HDC-F23 della Sony e la XDCAM-EX1s, con prevalenza di macchina a mano per precipitare lo spettatore nel mezzo dell'azione come se si trattasse di un reportage in diretta). Una scelta radicale cui il regista, gliene va dato atto, tiene fede fino alla fine. Una scelta, tuttavia, che chi scrive trova perfetta nei momenti di maggior intimità (tra John e Billie, ad esempio) o in quelli psicologicamente rilevanti (la maggior parte dei quali riguardante il tormentato agente Purvis, splendidamente interpretato da Christian Bale), meno efficace negli scontri a fuoco o nelle rapine (con quell'effetto "Cloverfield" sinceramente detestabile). Tuttavia l'aspetto in cui Mann non cessa di essere "old style", a dispetto di uno stile che si fa, di film in film, sempre più modernamente iperrealista, è quello romantico. La sequenza al cinema, con un montaggio serrato di primi piani di Myrna Loy (cui Marion Cotillard somiglia in modo impressionante), ed il finale finale, in cui Stephen Lang rivela alla Frechette le ultime parole sussurrate dal suo amato, sono commoventi in maniera "inattuale". Quel tanto che basta a farci dire, all'uscita dalla sala, che Dillinger è "tutt'altro che morto".
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