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(Italia 2008) di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston
L'inadeguatezza
è il filo rosso che lega tra loro i lavori di Giulio
Manfredonia. Da quella di tre individui scontenti della propria
esistenza che magicamente cominciano a vivere l'uno la vita
dell'altro (nel suo esordio dietro la m.d.p., Se fossi in
te) a quella del protagonista
di E' già ieri,
costretto a vivere di continuo lo stesso giorno (come accadeva a Bill
Murray in Ricomincio da capo
di cui E' già ieri
è il remake italiano) passando per l'inadeguatezza occidentale
ad affrontare i problemi del continente africano raccontata nel documentario Sono stato negro pure io.
Nello,
il personaggio principale di Si può fare,
ci viene presentato da subito, nei primi minuti del film, come
individuo inadeguato (troppo antico per la "compagna", troppo
moderno per i "compagni" del sindacato), ragion per cui viene
dislocato ai margini, tra altri inadeguati ed emarginati: i malati di
mente di una cooperativa ex lege 180 (la famosa legge Basaglia). E'
il 1983 e, come spesso accade in Italia, ad un'ottima legge non fa
seguito un'applicazione altrettanto attenta e studiata (adeguata?)
sicché la cooperativa è sostanzialmente un parcheggio
in cui i "pazzi" vengono tenuti a bada. Del resto si interviene
sul sintomo della malattia (la masturbazione compulsiva, la violenza,
la tendenza suicida) senza indagarne l'eziologia (il desiderio, la
rabbia, il morboso e soffocante amore materno). Ma Nello, inseguendo,
forse, un'utopia, conferirà loro dignità di esseri
umani, li riterrà "capaci di intendere e volere" tanto da
dover fare i conti anche con sconfitte personali ("non capisci
che il tuo più grande successo
è che ti si siano rivoltati contro"
gli rivela lo psichiatra Furlan, dopo un'assemblea dei soci in cui
Nello, per la prima volta, si è trovato in minoranza).
Ispirato
alla vera storia della cooperativa Noncello di Pordenone, il film,
diretto e scritto (con Fabio Bonifacci) da Giulio Manfredonia,
sebbene accostato a Qualcuno volò sul nido del
cuculo (per la parabola del
fragile Gigio/Sergio), in realtà è autonomo
dall'ingombrante precedente perché non ha bisogno di disegnare
cattivi sadici, come l'infermiera Mildred della pellicola di Forman,
per far risaltare l'umanità dei "diversi". A diffidare
dell'inserimento dei malati di mente, infatti, è un intero
sistema sanitario (il presidente della cooperativa, dottor Del
Vecchio, nomen omen, che, però, alla fine dovrà
ricredersi) e socioculturale (l'impossibilità per i malati di
mente di acquistare mobili a rate, nonostante la busta paga). Il
nemico è l'intero mondo "normale" e, anche se questa
storia è a lieto fine, noi sappiamo che, a distanza di un
quarto di secolo, il nemico non è stato sconfitto, è
ancora lì a temere la difformità rispetto a standard
eteronomi. L'inadeguatezza.
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