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Si può fare

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Scritto da Rosario Gallone   
Friday 09 October 2009

manifesto

(Italia 2008) di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston

L'inadeguatezza è il filo rosso che lega tra loro i lavori di Giulio Manfredonia. Da quella di tre individui scontenti della propria esistenza che magicamente cominciano a vivere l'uno la vita dell'altro (nel suo esordio dietro la m.d.p., Se fossi in te) a quella del protagonista di E' già ieri, costretto a vivere di continuo lo stesso giorno (come accadeva a Bill Murray in Ricomincio da capo di cui E' già ieri è il remake italiano) passando per l'inadeguatezza occidentale ad affrontare i problemi del continente africano raccontata nel documentario Sono stato negro pure io.

Nello, il personaggio principale di Si può fare, ci viene presentato da subito, nei primi minuti del film, come individuo inadeguato (troppo antico per la "compagna", troppo moderno per i "compagni" del sindacato), ragion per cui viene dislocato ai margini, tra altri inadeguati ed emarginati: i malati di mente di una cooperativa ex lege 180 (la famosa legge Basaglia). E' il 1983 e, come spesso accade in Italia, ad un'ottima legge non fa seguito un'applicazione altrettanto attenta e studiata (adeguata?) sicché la cooperativa è sostanzialmente un parcheggio in cui i "pazzi" vengono tenuti a bada. Del resto si interviene sul sintomo della malattia (la masturbazione compulsiva, la violenza, la tendenza suicida) senza indagarne l'eziologia (il desiderio, la rabbia, il morboso e soffocante amore materno). Ma Nello, inseguendo, forse, un'utopia, conferirà loro dignità di esseri umani, li riterrà "capaci di intendere e volere" tanto da dover fare i conti anche con sconfitte personali ("non capisci che il tuo più grande successo è che ti si siano rivoltati contro" gli rivela lo psichiatra Furlan, dopo un'assemblea dei soci in cui Nello, per la prima volta, si è trovato in minoranza).

Ispirato alla vera storia della cooperativa Noncello di Pordenone, il film, diretto e scritto (con Fabio Bonifacci) da Giulio Manfredonia, sebbene accostato a Qualcuno volò sul nido del cuculo (per la parabola del fragile Gigio/Sergio), in realtà è autonomo dall'ingombrante precedente perché non ha bisogno di disegnare cattivi sadici, come l'infermiera Mildred della pellicola di Forman, per far risaltare l'umanità dei "diversi". A diffidare dell'inserimento dei malati di mente, infatti, è un intero sistema sanitario (il presidente della cooperativa, dottor Del Vecchio, nomen omen, che, però, alla fine dovrà ricredersi) e socioculturale (l'impossibilità per i malati di mente di acquistare mobili a rate, nonostante la busta paga). Il nemico è l'intero mondo "normale" e, anche se questa storia è a lieto fine, noi sappiamo che, a distanza di un quarto di secolo, il nemico non è stato sconfitto, è ancora lì a temere la difformità rispetto a standard eteronomi. L'inadeguatezza.

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