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Bastardi senza gloria

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Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 04 October 2009

manifesto 

(Usa 2009) di Quentin Tarantino con Brad Pitt, Eli Roth, Mélanie Laurent,  Diane Kruger, Christoph Waltz

"Questo potrebbe essere il mio capolavoro": è la battuta finale del film, pronunciata da Brad Pitt/Aldo Raine direttamente in macchina. E, magari, anche un'affermazione di Tarantino stesso, poco modesta probabilmente, ma difficile da confutare. Perché forse questo è veramente il capolavoro di Quentin. Di certo quello per il quale non deve dividere meriti con altri (leggi Roger Avary per Pulp Fiction). Ci son voluti dieci anni per farlo e nel frattempo il regista di Knoxville ha ingannato l'attesa con Kill Bill e Death Proof (ed in quanto passatempi riusciamo a farci una ragione di queste due delusioni). Inglourious Basterds (titolo che è una citazione come le tante disseminate tra un fotogramma ed un altro, perché non è affatto il remake di Quel maledetto treno blindato) è Tarantino D.O.C. (ipercitazionismo alto e basso -un personaggio, Hugo Stiglitz, col nome di un attore messicano di cinema bis; un cinema che proietta L'inferno bianco del Piz Palu di Franck e Pabst, con Leni Riefenstahl attrice, e le pellicole del sospetto collaborazionista Henri-Georges Clouzot; una gag, godibile solo in lingua originale, con Pitt e Eli Roth che si presentano come lo stuntman italiano Enzo Gorlomi, storpiatura di Enzo Girolami che è il vero nome di Enzo G. Castellari omaggiato nel titolo, ed il suo operatore Antonio Margheriti -, dialoghi esemplari e battute autoreferenziali - "noi siamo Francesi, rispettiamo i registi" allude all'amore che da sempre la Francia, Cannes in primis, ha per il regista di Le iene-), ma anche altro. Qui Quentin si spinge dove solo i grandi osano (di primo acchito ci viene in mente il Moro vivo nel finale di Buongiorno, notte di Marco Bellocchio): riscrive la Storia. Del resto il suo universo è il grande schermo e lì si può permettere tutto. E' quello il luogo in cui la vendetta è possibile.

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