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Baarìa

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Scritto da Rosario Gallone   
Monday 28 September 2009

(Ita 2009) di Giuseppe Tornatore con Francesco Scianna, Margareth Madé, Lina Sastri, Salvo Ficarra, Angela Molina, Nicole Grimaudo

Piaccia o non piaccia, il cinema di Tornatore è blockbuster fin dal concepimento. Che si parli di una vedova di guerra o di una misteriosa emigrata dall'est, che guardi al melò o al thriller di matrice hitchockiana, il regista di Nuovo Cinema Paradiso ha sguardo e piglio da cineasta hollywoodiano, ma di quelli classici alla Cecil B. De Mille, alla David Lean. Logico che questa sua "magnifica ossessione" trovi spazio e modo di manifestarsi nelle maglie di un affresco che è insieme personale e corale. In Baarìa è evidente da subito la ricerca continua della scena madre (se ne contano nei primi 20 minuti almeno 5 o 6 tanto che si fa a fatica a seguire gli intrecci tra i personaggi, i quali, infatti, si chiariscono a film abbondantemente cominciato) non sempre a vantaggio della storia, come, del resto, non lo sono l'ipertrofia dei movimenti di macchina, la ridondanza di certi stilemi (le ellissi temporali nello spazio di un raccordo campo/controcampo) e di certi personaggi (il venditore di dollari, interpretato da Beppe Fiorello, che ricorda il folle della "piazza è mia" impersonato da Nicola Di Pinto in Nuovo Cinema Paradiso) ed un plot che, dal punto di vista ideologico (l'inno al riformismo), si presenta decisamente vulnerabile agli attacchi di chi accusa Tornatore di cerchiobottismo. Poi, però, la passione per la materia raccontata (la propria terra ed il cinema) trasuda da ogni singolo fotogramma. Ed il film diventa un sogno meraviglioso dove le dimensioni temporali confluiscono l'una nell'altra sicché può capitare che il protagonista bambino passeggi nella Bagheria odierna e ritrovi l'orecchino perso dalla figlia (non ancora avuta) nel passato oppure che, scappando, incroci il figlio quasi suo coetaneo. Una scatola magica che ti permette di volare via con la fantasia, come succede, nell'incipit, al piccolo Pietro ed, alla fine, alla mosca liberata dalla prigionia di uno "strummolo".

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