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Burn After Reading

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Scritto da Attilio Palmieri   
Thursday 16 October 2008
(USA 2008) di Joel e Ethan Coen con George Clooney, Brad Pitt, John Malkovich e Frances McDormand.

Sull'onda dei meritatissimi oscar ricevuti qualche mese fa al Kodak Theatre per Non è un paese per vecchi i fratelli Coen ritornano immediatamente nelle sale e prima ancora nei festival. Burn After Reading, infatti, è stato il film d'apertura della scorsa Mostra di Venezia dove si presentava fuori concorso. Prontamente buona parte della critica non ha esitato ha condannare il film definendolo, senza troppo approfondirne il senso, la forma e il contenuto, un passo indietro da parte dei fratelli del Minnesota. Quest'opera è sicuramente dominata da un timbro stilistico e narrativo profondamente diverso rispetto a quella precedente, ma non per questo si tratta di un passo indietro, in fondo l'intera filmografia dei due autori è costellata da continue variazioni e deformazioni di stili e di strutture narrative. Nel migliore dei casi si è parlato degli "idioti" dei Coen, appellativo semplicistico e diminutivo nei confronti di un'opera non capita da molti o quanto meno sottovalutata. I registi in questione rappresentano sicuramente una delle vette più alte del cinema americano contemporaneo, e questo già da qualche anno, senza che fossero necessari i riconoscimenti dell'Academy a rendere pubblica questa realtà. Lo sono ancora di più per via della loro "americanità", che deriva da una profondissima conoscenza degli Stati Uniti in tutte le loro stratificazioni, che li ha spinti a non girare mai oltre oceano in più di venti anni di carriera (a parte un piccolo corto nella metropolitana di Parigi).
Burn After Reading è l'ennesimo lavoro sull'America, vista attraverso la lente deformata peculiare dei due autori, un po' grottesca, un po' satirica, un po' demenziale.
Spesso i Coen vengono ricordati per Fargo, nelle locandine dei loro film c'è sempre la nota: dai registi di Fargo; ora vengono ricordati anche per Non è un paese per vecchi. Allora quando fanno un film che si allontana un po' di più dal realismo, subito si parla di film leggero, o di pausa degli autori di Fargo. Qualcuno ricorda un signore di nome Drugo? Il film del quale egli era il protagonista era per caso un film leggero, o banale o minore? Sarebbe difficile affermarlo. Il grande Lebowski era Il film degli anni novanta, cartina di tornasole di una generazione, di un modo di vivere, di un modo di intendere la vita, specchio riflettente di tutta una serie di contraddizioni che hanno caratterizzato il decennio scorso e che in parte sono presenti in questo, forse al pari solo di Pulp fiction. Burn After Reading è Il film dei giorni nostri. C'è un filo rosso molto spesso e molto luminoso che collega Il grande Lebowski a quest'ultimo film dei Coen, una poetica ben precisa, che passa dalla parodia, arrivando alla satira, sempre e comunque pregna di contenuti. Una poetica della distanza, in cui si preferisce, per scelta, osservare e riprodurre la società, allontanandosi dal realismo, assumendo, appunto, una distanza, che si manifesta nella ricerca del paradosso, della parodia, del citazionismo intelligente, della comicità, caratteristiche che hanno convinto i fratelli Coen di poter mostrare la realtà molto meglio del realismo. Una poetica della distanza che si riflette in tutto il film e che offre un affresco sulla società americana, e quella occidentale in generale, eccellente quanto mordace, in cui vengono mostrate in modo caustico quanto veritiero tutte le idiosincrasie, i vizi e le peculiarità delle persone di ogni fascia di età ed economica. Il denaro è sicuramente una delle chiavi di lettura del film: tutti vogliono dei soldi, e soprattutto tutti usano i soldi per avere altri soldi oppure per avere una donna, che sia la propria o un'altra. I soldi dunque come mezzo e obiettivo, come causa ed effetto. Quella che molti hanno chiamato "idiozia" è solo la degenerazione di uno stile di vita oggi dominante, la caricatura di una società, uno specchio deformato attraverso il quale ci vediamo, dall'esterno e dall'interno tutti noi.
Il  personaggio interpretato con estrema credibilità nonostante l'evidente eccessività da Brad Pitt è l'emblema del giovane contemporaneo, con tutti i segni distintivi del caso: capelli tinti, fisico palestrato, gomma da masticare sempre ostentata tra i denti, musica a tutto volume, vuotezza mentale, superficialità nell'analizzare ogni cosa che gli sta intorno. Quello interpretato da George Clooney, che entra in scena con un repertorio numerosissimo di tic e di movimenti impercettibili ed isterici del volto, rappresenta il classico uomo di mezza età appartenente alla medio-alta borghesia che pratica il jogging costantemente sia per corteggiare donne visibilmente più giovani di lui sia nel tentativo disperato di mantenere giovane un corpo visibilmente e inevitabilmente in decadenza. Il personaggio femminile di maggior rilievo è quello interpretato da Frances McDormand (moglie di Joel) che si dimostra anche stavolta fin dalla sua entrata la vera musa dei due autori: di lei vediamo prima il suo corpo vivisezionato, diviso in frammenti studiati uno per uno (non a caso da un chirurgo plastico) per poi vederne l'inconfondibile sguardo. Lei è un po' la versione femminile del personaggio di Clooney, forse ancora più denso, ancora più carico di spunti di riflessione, pieno di tormenti legati al decadimento del corpo,  alla paura della solitudine ed alla voglia di quella giovinezza ormai passata e catalizzata adesso nella rete attraverso la quale organizza incontri con uomini sconosciuti.
La società mostrataci dai fratelli Coen è un teatro delle ombre dove regna l'artificialità, dove l'apparenza è tutto e ogni individuo è il simulacro di se stesso. Ciò determina l'azzeramento della personalità e la tendenza verso una forte omologazione, verso un conformismo forzato e oppressivo fuori dal quale non esiste alternativa, non esiste possibilità di accettazione. Infatti il personaggio interpretato da John Malkovich rappresenta proprio questo, un uomo "fuori di chiave" estraneo all'equilibrio posticcio dominante, e quindi sempre in ritardo su tutto, mai in sintonia con ciò che accade, mai indifferente a ciò che per tutti gli altri è normale.
Anche questa volta c'è un grande lavoro meta-cinematografico da parte dei registi, l'esplorazione e la deformazione dei generi che li ha sempre contraddistinti qui si ramifica in una molteplicità di generi, che scompongono il film in atmosfere sempre diverse che vanno dal noir (con l'esplicita citazione di Velluto Blu), alla detection story, dalla commedia sentimentale al film comico, il tutto connotato da una colonna sonora in continuo mutamento a seconda del genere ricalcato. La contemporaneità della violenza ha in questo film un ruolo fondamentale e i due autori dimostrano di aver inglobato e metabolizzato la lezione di Tarantino e di averla declinata sulla società di massa degli anni 2000.
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