 Minority Report Un saggio storico analitico di Rosario Gallone sulla
rappresentazione cinematografica del mestiere di pubblicitario e della
pubblicità.
Rosario Gallone, regista e sceneggiatore, insegna regia e critica cinematografica presso Pigrecoemme.
Cominciamo dalla fine. Il futuro prossimo di Dick/Spielberg (quello di Minority Report) presenta congegni di identificazione ottica che, oltre a violare costantemente la privacy, personalizzano, eponimicamente, il messaggio pubblicitario. “Le pubblicità ti prendono di mira […] Un manifesto ti legge gli occhi a quasi 200 metri di distanza e ti proietta suoni e immagini” 1. Ecco allora che il protagonista può sentirsi dire “John Anderton avresti bisogno di una Guinness adesso”
. La nota stonata è che questa presa di coscienza sulla terribile
deriva dell’invasività dei commercial provenga da parte di colui che ha
inaugurato, se non il product placement 2, almeno la sua mise en abîme con Jurassic Park.
Dicevamo degli occhi. Non è un caso che siano gli organi scelti per
innescare il “personal spot”, se è vero che gli occhi sono lo specchio
dell’anima. Ed è a questa che, stando all’immagine dei pubblicitari
tramandataci dal cinema, mirano questi mefistofelici persuasori, che
siano alieni o terrestri 3.
- I pubblicitari –
 Come far carriera senza lavorare A differenza di altre professioni (avvocati e medici sono
spesso oggetto di spietati ritratti, ma ci sono pur sempre quelli che
mettono la deontologia al primo posto), quella del pubblicitario non è
mai stata dipinta in modo positivo. Come spiegare altrimenti due titoli
particolarmente espliciti (almeno nella loro traduzione italiana) quali
Come far carriera senza lavorare (1967, di David Swift) e Come far carriera…molto disonestamente
(1990, di Jan Egleson)? Del resto, già nel 1947 un film di Jack Conway
sulla redenzione di un pubblicitario (Clark Gable) si intitolava I trafficanti, traduzione non letterale di The Hucksters
ovvero “i venditori ambulanti”. La redenzione, appunto. Quando non c’è
da satireggiare, il pubblicitario viene scelto quasi come paradigma del
peccatore che si monda dalle sue macchie (vacuità, materialismo,
costante perseguimento dell’inganno): i protagonisti de Il principe delle donne (di Reginald Hudlin, 1992) e di What Women Want
(di Nancy Meyers, 2000) dovranno rivedere le loro anacronistiche
posizioni maschiliste (ed il secondo grazie ad un fortuito quanto
magico incidente), mentre l’altra metà del cielo, la Kate di Kate & Leopold (di James Mangold, 2001), troverà l’amore e la felicità fuggendo in un’altra epoca, meno frenetica e spietatamente ambiziosa.
 I trafficanti Il lavoro di pubblicitario è fatto sostanzialmente di
fumo (ed è quello che, in fondo, vende), ma, come se non bastasse, non
richiede neanche queste grosse qualità. Anche un gruppo di ospiti di
una casa di cura, guidati da un pubblicitario rinchiusovi perché deciso
a dire la verità sui prodotti, può sfondare nel mondo della pubblicità (Pubblifollia di Tony Bill, 1990); così come la cuoca di un creativo può letteralmente salvargli il posto con un efficace slogan su un pollo (La casa dei nostri sogni di H.C. Potter, 1948), e finanche un lavavetri scaltro ha la possibilità di giungere al vertice di una società (ancora Come far carriera senza lavorare).
Anche i creativi italiani non fanno una gran figura sul grande schermo
se pensiamo al Gianfranco Pedone (un clone grottesco di Gavino Sanna)
interpretato da Ivano Marescotti in Consigli per gli acquisti di Sandro Baldoni ed al Tommaso/Fabio Volo di Casomai diretto da Alessandro D’Alatri 4.
- La pubblicità -
Molto più complesso è il discorso relativo alla presenza di spot
all’interno di opere cinematografiche. Qui la forma scelta è,
pressocché esclusivamente, la parodia e, sebbene le tipologie di
inclusione siano diverse, tutte concorrono ad una sorta di analisi
metatestuale della pubblicità. Del resto, la parodia, sostiene Roy
Menarini 5, “ha
dalla sua una tendenza autoriflessiva in grado di gettare luce sul
testo preso a bersaglio, e al contempo la possibilità di spiegare
perchéil testo in questione viene parodiato”. Con la parodia, quindi, il cinema arriverebbe all’anima del messaggio pubblicitario, con tre differenti modalità:
- La citazione parodiegetica–
Il modello di riferimento viene richiamato da un elemento
intradiegetico (una battuta o una gag visiva) per strizzare l’occhio ad
uno spettatore nel cui bagaglio culturale quell’input è già presente.
In tal caso più che una presa in giro o un’operazione di decostruzione
della pubblicità, abbiamo una spallata complice ad un pubblico/target
già noto e, indirettamente, una testimonianza dell’influenza enorme
della pubblicità che finisce coll’invadere anche altri spazi
dell’immaginario: Enrico Montesano/Petronio Arbitro, in Nerone di Castellacci e Pingitore (1977), dichiara di fidarsi di Galba e dei suoi uomini perché “Galbani vuol dire fiducia”; in Arrapaho (1984)
di Ciro Ippolito, quando il protagonista conquista lo scalpo del
nemico, dall’acqua emerge Cesare Ragazzi che pronuncia il suo famoso
slogan “Salve sono Cesare Ragazzi ed ho una magnifica idea in testa” porgendo al malcapitato un parrucchino; Jerry Calà/Gianni, in Rimini Rimini di Sergio Corbucci (1987), mostra la sua soddisfazione per un affare appena concluso accennando “E’ tanto che aspettavo un’occasione così”, motivetto preso in prestito da una popolare campagna promozionale degli anni ‘80 della Opel, campagna denominata Operazione Itaca; in Scary Movie 2 di
Keenen Ivory Wayans (2001), la classica misteriosa palla, che cade giù
dalle scale, viene raccolta da uno dei protagonisti il quale comincia a
palleggiare ed a passarla agli altri, trasformando la sequenza in una
copia di uno spot Nike.
- La caricatura non diegetica –
Mutuando la denominazione da quella di uno degli “inserti” metziani 6,
si tratta di una parodia che ha come modello di riferimento uno spot od
un manifesto, realmente esistenti, di cui si “carica” una componente a
fini, più che altro, dissacratori. E’ una tipologia rara da vedersi sul
grande schermo (e più frequente sul piccolo, in trasmissioni satiriche,
da Un, due tre fino a Mai dire domenica, passando, Oltreoceano, per il Saturday Night Live) anche perché necessita, nel caso degli spot, di una struttura particolare che è quella a sketches o episodi: in Anni ’90
(1992) di Enrico Oldoini ad essere prese di mira sono le campagne di
sensibilizzazione (ribattezzate “pubblicità regresso”) sull’ AIDS
(ricordate lo spot in cui il sieropositivo è indicato da un alone
viola?) e sull’uso del preservativo (quella del professore che
raccoglie un profilattico in classe e chiede di chi è sentendosi
rispondere “è mio” da tutta la classe); in L’aereo più pazzo del mondo…sempre più pazzo
(1982) di Ken Finkleman, possiamo vedere in un futuro piuttosto
lontano, alle spalle di una commessa dello store di un aereoporto, il
manifesto di un ennesimo sequel di Rocky raffigurante un vecchio ricurvo in calzoncini e guantoni da boxe; in Uccelli d’Italia (1985)
di Ciro Ippolito sono gli spot di un noto detersivo e quello di
un’altrettanto nota carne in scatola ad essere bersaglio della volgare
presa in giro del gruppo degli Squallor.
- La spotificated parody –
 consigli per gli acquisti A questa tipologia appartengono veri e propri spot che
reclamizzano prodotti immaginari (spesso assurdi), sono inclusi nella
fabula (e non estranei ad essa come nella “caricatura non diegetica”) e
ciò che parodizzano è, più in generale, la “pubblicitarietà” o
“spottitudine” (slogan improbabili quasi quanto gli articoli
pubblicizzati, regia camp): nel geniale (e dimenticato) Ladri di saponette
(1989) di Maurizio Nichetti, la visione distratta di un film trasmesso
in TV che spesso porta a percepire le immagini in un flusso continuo
(senza distinguere, in altri termini, tra il lungometraggio ed i brevi
audiovisivi che sono gli spot) si concretizza in una continua e
reciproca invasione. Dei protagonisti delle pubblicità nell’opera
neorealista (una modella si tuffa in piscina e si ritrova nel fiume
lungo il quale cammina Antonio, il protagonista del film) e viceversa
(Maria, la moglie di Antonio, si suicida nello stesso fiume per
emergere nella lavatrice di una reclame di detersivi; Bruno, loro
figlio, è attratto dalla merendina pubblicizzata in uno spot); in Consigli per gli acquisti
vengono mostrati gli spot commissionat da un truffaldino imprenditore
allo scopo di riciclare carne in scatola andata a male come cibo per
cani; in Casomai, Tommaso vince un premio con uno spot che riprende gli stilemi patinati delle pubblicità di oggetti di lusso; in Ridere per ridere (1977),
di John Landis, viene ricostruito un palinsesto televisivo nel quale
sono ricompresi anche spot (un’azienda, la Argon, che ricava energia
riciclando l’acne giovanile, la brillantina dai pettini degli italiani
e l’olio dei cibi in plastica statunitensi; Nytex notte, un
tranquillante troppo efficace; la birra Willer con degli Are Krishna
come testimonial al solo scopo di poter recitare “Valeva la pena reincarnarsi sei o sette volte per gustarsi una birra Willer”; il gioco da tavola Farla franca
sulla falsariga del Monopoli; un’esilarante associazione, Amici della
morte, volta a combattere la discriminazione contro i cadaveri); in Donne amazzoni sulla luna (1987),
di A..A.V.V. (tra cui ancora Landis e Joe Dante), presenta lo stesso
spunto di partenza del precedente (Joe Pantoliano reclamizza Hairlooming, una cura alla calvizie consistente nel trapianto di moquette; B.B. King sollecita una raccolta fondi per l’Associazione Blacks Without Soul; una noiosa festa può essere rallegrata da ScioccoPatè che, oltre ad essere mangiato, può diventare un gioco divertente e copiare i fumetti preferiti).
 Donne amazzoni sulla luna  Donne amazzoni sulla luna  Donne amazzoni sulla luna  Ridere per ridere: Amici della morte  Ridere per ridere: energia dall'acne  Ridere per ridere: Birra Willer  Ridere per ridere: Il gioco da tavola  Ridere per ridere:: Il tranquillante Nytex
- La parodia trasversale –
 Il manifesto L’uso della forma pubblicità è utilizzato ad altri scopi: in Signore e signori, buonanotte (1976),
pellicola prodotta dalla coooperativa 15 maggio e diretta
collettivamente da, tra gli altri, Mario Monicelli, Luigi Comencini,
Luigi Magni, Nanni Loy, Ettore Scola, il finto palinsesto televisivo
serve a colpire la solita italica mostritudine 7.
A questo obiettivo finale non sfuggono le pubblicità annunciate dal
disegno animato di un pagliaccio giocoliere che, al termine della sua
esibizione, apre la cerniera dei calzoni e rimette al loro posto le
palline. Le interruzioni sono due: in una un papà ed un figlio
attraversano felici un bosco in bicicletta intonando un motivetto alla
Donovan, mentre la voce fuori campo di Ugo Tognazzi rivela quanto sia
fortunato quel bambino il cui padre ha già trasferito 5 miliardi in
Svizzera (e i due protagonisti, intanto, attraversano il confine);
nella seconda un giudice responsabile del sequestro di diverse opere
considerate oscene, pubblicizza Orotap, i tappi che consentono di avere orecchie da mercante, da censore e da repressore.
Concludiamo con un accenno alle rappresentazioni dei set
pubblicitari. Anche in questo caso, largo spazio alle gag e ad uno
sguardo cinico su quel mondo. Non a caso, i due esempi riportati hanno
come protagonisti un aspirante attore guitto ed un attore famoso in
disarmo ed in trasferta.
Il primo è Mandrake/Gigi Proietti che, in Febbre da cavallo (1976)che, vestito da vigile urbano per un carosello del whisky WAT 69, non riesce a pronunciare la battuta “E' un whisky maschio senza rischio” storpiandola in"è un fischio maschio senza raschio... no, un caschio moschio col rischio..."; il secondo è Bill Murray/Bob Harris , in Lost in Translation
(2003), che, per pubblicizzare il whisky Suntory, gira uno spot
piuttosto anodino e posa, per il manifesto, al servizio di un fotografo
che gli chiede di essere, di volta in volta, più Roger Moore, John
Wayne, Dean Martin…
1 Dichiarazioni di Steven Spielberg ne Il mondo di Minortiy Report, contenuto speciale del DVD Fox di Minority Report
2 In linea generale, si parla di product placementtutte
le volte che un prodotto o un brand appare all’interno di una qualche
forma di spettacolo ed è legato allo sviluppo della sua trama o della
sceneggiatura. Risultano pertanto esclusi gli inserimenti pubblicitari,
le promozioni, le sponsorizzazioni, ecc.
Le modalità di inserimento sono sostanzialmente (in RUSSELL, C.A., Toward a framework of product placement: theoretical propositions, in “Advances in Consumer Research”, 25, pp. 357-362, 1998) tre:
• visuale (screen placement);
• verbale (script placement);
• integrato (plot placement).
In Daniele Dalli, Il product placement cinematografico: oltre la pubblicità?, relazione al Convegno “Le tendenze del marketing in Europa”, Università Ca’ Foscari , Venezia 28-29 novembre 2003
3 In Essi vivono
(di John Carpenter, 1988) la conquista del pianeta viene effettuata
attraverso induzione subliminale celata dietro messaggi pubblicitari.
L’identità degli extraterrestri è svelata proprio da un paio di
occhiali. In Un volto nella folla (di Elia Kazan, 1957) il malcapitato Faust è un cantante folk inopinatamente baciato dal successo mediatico.
4 Sarà un caso, ma
entrambi i registi vengono proprio dal mondo della pubblciità. Baldoni
come autore, tra l’altro, della fortunata campagna per Il manifesto,
“La rivoluzione non russa”, mentre D’Alatri, dopo un trascorso di
baby-attore in alcuni Carosello, è diventato apprezzato regista di spot
nonché di cinema (suoi sono Americano Rosso, Senza pelle, I giardini dell’Eden e Casomai).
5 in La parodia nel cinema italiano, p. IX, ed hybris, Bologna 2001
6 Cfr. Christian Metz, Semiologia del cinema
7 Tra gli autori,
infatti, si annoverano i padri della commedia all’italiana: Luigi
Comencini, Ruggero Maccari, Age & Scarpelli, Ugo Pirro, Benvenuti
& De Bernardi, Nanni Loy, Luigi Magni, Mario Monicelli
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