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Il grande capo

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Scritto da Giuseppe Sedia   
Tuesday 09 January 2007

(Danimarca, Svezia, 2006) di Lars Von Trier con Jens Albinus, Peter  Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson

Il Grande capoL'ultimo di Lars Von Trier sembra vivere di deleghe tecniche e drammaturgiche. Il senso di responsabilità del regista e dei suoi personaggi viene continuamente scaricato. Il trionfo dell'esternalizzazione aziendale si riflette sia sulla scelta di impiegare un sistema automatico di riprese sia nella vicenda di Kristoffen costretto ad interpretare il ruolo del grande capo per salvare la faccia del legittimo proprietario dell'azienda. La commedia come gioco attoriale dove la costruzione dell'identità ultima dei personaggi viene continuamente negata in un meccanismo di rinvio quasi infinito...

 

Ravn (Peter Gantzler) scaltro proprietario di una società di information technology ha creato la figura di un finto presidente che vive negli Stati Uniti per tenere bada i suoi dipendenti in caso di scelte impopolari. L'esigenza di rivelare questa figura misteriosa lo spinge a cercare un prestanome in vista della vendita in blocco della sua impresa allo scontroso uomo d'affari islandese Finnur (Fridrik Thor  Fridriksson). Ravn decide così di mettere sotto contratto l'attore teatrale disoccupato Kristoffer (Jens Albinus) per interpretare il ruolo di presidente della società.

Il grande capoLars Von Trier sforna una brillante commedia di costume, prendendo in contropiede critica e pubblico, adulatori e detrattori ovvero tutti quelli aspettavano l'uscita del terzo capitolo della controversa trilogia americana (Dogville, Manderlay e il misterioso Washington). Una struttura sorprendentemente lineare, in tre atti ma scandita da quattro incursioni della voce narrante del regista la cui sagoma riflessa appare sui vetri dell'edificio dove si svolge l'azione. Comunque troppo presto per dire se queste incursioni siano solo lontani residui di un cinema ruvido e criptico che forse Von Trier vuole lasciarsi definitivamente alle spalle.

Anche se l'equazione scontata Von Trier-Dogma, autorialità-sperimentazione deve essere derubricata a mera parentesi nel percorso di un regista che ha appena cinquant'anni, Von Trier e la sua factory Zentrope non rinunciano anche questa volta alla sperimentazione tecnico-formale, impiegando Automavision un sistema informatico per il controllo delle riprese che permette di selezionare automaticamente le inquadrature  dopo aver fissato l'angolo di ripresa. Il risultato è che mai si sono visti tanti jump-cut in una commedia. Tuttavia ci resta da capire se questa tonitruante discontinuità in sede di montaggio sia solo un semplice  limite del dispositivo oppure scelta deliberata in un cinema che non sa rinunciare al proprio manierismo straniante.

Il grande capoIl Grande Capo, commedia di costume anzi commedia di costumi aziendali ha il proprio punto di forza nell'ingranaggio dei dialoghi: memorabile la gaffe di Ravn che rivolta la storia in sede di trattative quando dice a Finnur che il suo paese è stato colonizzato 400 anni dall'Islanda. Azzeccata la caratterizzazione di Finnur (interpretato dal regista islandese Fridrik Thor Fridriksson) che asseconda la steretotipo dell'isolano sciatto e credulone, mentre la performance mattatoriale di Jens Albinus nei panni del ‘grande capo' regge bene fino all'inatteso epilogo.

Oltre a prendersela con il teatro di Ibsen per bocca di Kristoffen, Von Trier lavora anche sulla banalità del linguaggio aziendalese, e tra operazioni di "off-shoring" e di "outsourcing" il regista danese seguendo il trend inaugurato dal suo personaggio Ravn celebra il trionfo di questo costume, giungendo perfino ad esternalizzare il finale del film delegato alla performance del fittizio Gambini che si esibisce nel famoso monologo di tre ore sullo "spazzacamino senza camino". Il grande Capo avrebbe meritato di partecipare ad un festival importante.

 

 

 

 

 

Commenti
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Attilio Palmieri   |2007-01-10 13:26:01
Con Il grande capo quel genio di Lars Von Trier si conferma tra regista pi?
furbi e provocatori del panorama cinematografico internazionale. L?autore danese
? evidentemente stanco di fare film impegnati che non vengono capiti e
giustamente apprezzati dal pubblico e spesso anche dalla critica, allora decide
di cambiare registro, ma solo in apparenza. Confeziona una commedia dai toni
elevati, con dialoghi molto particolari che ricordano il teatro nosense.
L?assurdo ? tema portante della commedia, la quale ? anticipata da un breve
monologo del regista in cui spiega al pubblico che una commedia serve a non far
pensare lo spettatore, a rilassarlo e non ha una funzione pedagogica (un modo
per dire che il suo ? stato solo tempo sprecato). Lars von Trier si pu?
facilmente identificare nella figura del protagonista, uomo dal talento mai
completamente compreso e diverso dal resto dei figuranti. L?ultima grande
frecciata ? proprio alla fine del film dove la voce narrante del regista danese
ritorna e dice che come ad ogni fine di un film c?? chi si aspettava di pi? e
chi di meno, ed invece chi si aspettava quello che ha avuto, se lo ? meritato
(riferendosi chiaramente a tutti coloro che non riescono o non vogliono
comprendere i suoi film e desiderano lasciar andare il cervello quando entrano
in sala. Per quanto riguarda la regia, il film ? girato con l?Automavision,
segno anche esso importante dell?atteggiamento del danese: il regista ? stanco
di sforzarsi di fare film non capiti dalla massa e spessissimo anche dalla
critica e alla perenne macchina a spalla e al controllo assoluto del dogma
contrappone l?Automavision, che costituisce una delega al compiuter dei doveri
del regista, un?ottima forma di protesta. Di conseguenza assistiamo sempre a
piani con macchina fissa, il tutto per? non ? noioso per la presenza di
numerosissimi jump-cut (una media di uno ogni cinque minuti, ma in alcune scene
si esagera e ce ne sono 3-4 al minuto) che divertono o confondono lo spettatore
meno esperto e soddisfano quello dal palato tecnicamente un po? pi? fine (anche
se spesso l?eccessivo uso di questa tecnica diventa fastidioso).
assodispade   |2007-01-24 18:34:44
AUTOMAmavision....solo il nome fa pensare....

come al solito per la sua
pubblicit? quel finto genio di Von Trier non esita a sparare alto....e cosa
ancor + grave che la critica e la stampa di settore abbocchi a questi miseri
tranelli da illusionista di seconda categoria.
Invece di giocare al "genio
stravagante" Von Trier farebbe bene a curare meglio i suio film, spesso
ottimi sogetti ma dalle vesti trasandate.

Non fatevi prendere in giro da chi
sfrutta la stranezza visiva come specchietti e perline da vendere a ignari
indigeni...
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