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Andrej Ujica nasce a Timisoara (Romania) nel 1951. Studia letteratura nel suo paese ma si trasferisce in Germania nel 1981 per sfuggire al clima repressivo dopo l'involuzione autoritaria del governo di Nicolae Ceausescu. Nel 1990 decide di dedicarsi al cinema. Due anni dopo esordisce con il documentari Videogramme einer Revolutionin collaborazione con Harun Farocki. Nel 1995 è la volta di Out of Present sulla missione spaziale di Sergei Krikalev. La sua ricerca si è estesa anche alla realizzazione di progetti transmediali come la video-istallazione Unknown Quantity (2002) registrando la conversazione tra Paul Virilio e la scrittrice Svetlana Alexievitch sul disastro di Chernobyl. Ujica ha esposto i suoi lavori anche alla Fondation Cartier di Parigi e alla Biennale di Venezia(2001).
In quale paese ha trascorso i mesi invernali del 1989 quando Ceausescu è stato giustiziato insieme alla moglie?
Per fortuna ero già in Germania da alcuni anni e ho seguito con apprensione grazie alle trasmissioni televisive il crollo del governo. Si è trattato sicuramente di uno dei primi casi in cui la parabola di un personaggio politico abbia avuto una copertura mediatica costante e diffusa. Tutti i romeni hanno avuto l'opportunità di vedere l'ascesa e il declino di Ceausescu sulla televisione pubblica nazionale culminato con le immagini del suo cadavere riversato sulla neve.
Il progetto per il documentario Videogramme enier Revolution è nato subito dopo la svolta politica di quel periodo?
Il lavoro si è articolato i due fasi. In un primo momento la mia riflessione sui fatti di Romania mi ha portato a raccogliere le testimonianze oculari di alcuni amici di Timisoara (uno dei focolari della rivolta dove l'esercito si è rifiutato di intervenire per fermare una protesta contro l'atteggiamento intollerante del governo nei confronti di pastore protestante ndr) dove sono nato per lavorare su un libro pubblicato in Germania nel novembre del 1990 e tradotto in francese Television-revolution. L'ultimatum de l'image. Successivamente,il documentarista tedesco Harun Farocki mi ha contattato dopo averlo letto per produrre un lavoro di montaggio critico delle immagini televisive che hanno catturato anche l'attenzione dei media occidentali.
In occasione della jam-session Zorn und Zeit [Ira e tempo] sul crollo delle strutture del blocco orientale, nell'ambito della quarta edizione del festival diretto da Enrico Ghezzi Il Vento del cinema, il filosofo tedesco Boris Groys ha parlato del muro di Berlino come paradigma del vuoto architettonico, uno spazio privativo con una forte con una forte connotazione simbolica e ideologica che non assolve nessuna funzione civile. Si potrebbe dire lo stesso dell'imponente Palazzo del Parlamento voluto a Bucarest dall'ex-governo...
Certo. Immagine ed immagini del potere. ma l'operazione sottesa a Videogrammi di una rivoluzione è stata quella di indagare la percezione e la reazione dell'evento da parte del popolo filtrata e riproposta dalla televisione dove le persone si sono rivisite in real-time come in uno specchio. L'uomo contemporaneo che vive in una società mediatica ha bisogno continuamente delle conferma delle immagini per percepire i cambiamenti storico-sociali nel corso della sua esistenza. Attualmente sto lavorando ad un video che dovrebbe chiudere la mia "trilogia sul potere". Si tratta di una biografia che ripercorrerà a grandi linee la vita di Ceausescu.&nb
La sua produzione si è sempre mossa nell'ambito sperimentale del documentario. Ha mai considerato la possibilità di muoversi in un inverso squisitamente narrativo, magari scegliendo la strada di un adattamento letterario oppure teatrale?
I miei lavori mantengono sempre un ancoraggio alla realtà storica e sociale in quanto realizzati a partire da immagini di cronaca e di repertorio. Tuttavia a partire dalla realizzazione di Out of Present il commento in over della narrazione non è affidato a Sergei Krikalev ma ad un altro membro dell'equipaggio della navicella che ha partecipato alla missione. Per il terzo lavoro di cui ti ho detto prima l'idea è di proporre un flusso di coscienza fittizio della personalità del dittatore.
Una progressiva drammatizzazione del voice-over...
Si ecco. Ma in particolare, sono andato nella direzione più o meno consapevole di un progressivo scollamento tra parole ed immagini.
Nel 1961 il cosmonauta dell'ex URSS Yuri Gargarin è il primo essere un umano che viaggia nello spazio. Dopo 30 anni Sergei Krikalev viene lanciato nello spazio e al suo ritorno l'Unione Sovietica è scomparsa...
Mi sono recato a Mosca presso il centro astronomico della Città delle Stelle e ho visitato il museo Gargarin e il suo ufficio per documentarmi sulla sua vita. E evidente che anche Krikalev nutra un‘ammirazione speciale per Gargarin.
Al ritorno sulla terra la weltanschaung di un uomo viene definitivamente ribaltata dalla sua esperienza spaziale; il peso della storia individuale e allo stesso tempo collettiva subisce un drastico ridimensionamento nella sua visione della realtà. Se un cosmonauta americano o arabo navigasse nello spazio e ritornasse dopo l'11 settembre sono convinto che vivrebbe esattamente la stessa cosa.
In che modo si articola la sua attività al ZKM (Zentrum für Kunst und Medientechnologie ndr) a Karlsruhe?
Lo ZKM è un centro di ricerca e sperimentazione audiovisivo come il Département Mediatique del Centre Pompidou. Da diversi anni presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung che si trova nello stesso edificio insegno letteratura, cinema e analisi dei media. Sto lavorado anche ad alcuni progetti che coinvolgeranno registi come il documentarista armeno Artavazd Pelešjan, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi.
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