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(Argentina, 2007) di Lucia Puenzo, con Inés Efron, Ricardo
Darin, Martin Piroyanski, Valeria Berticelli, German Palacios, Guillermo Angelelli.
La diversità, che stimola il
confronto, la crescita, lo sviluppo dell’intelligenza stessa, che è intrinseca
nella natura delle cose e degli uomini, è troppo spesso osteggiata dalla sorda
“ragionevolezza” delle menti troppo chiuse, con la loro necessità di catalogare
ogni cosa per ricondurla alle proprie miserabili certezze.
“Se sono così speciale perché non posso parlarne con nessuno?”
chiede Alex al padre Kraken, riferendosi, evidentemente, al suo ermafroditismo.
Un papà, quello di Alex, davvero speciale anche lui, che investe tutte le sue
energie per cercare di capire fino in fondo e che non ha assolutamente voluto
che la si toccasse, appena nata, perché lei era “perfetta”... “Se la operavano l’avrebbero fatta vergognare
del proprio corpo ed è la cosa peggiore che si possa fare ad un figlio”,
spiega a Kraken un uomo che egli ha deciso di incontrare perché ha affrontato in
passato la stessa situazione di Alex.
La perfezione d’altra parte
esiste al di là delle condizioni contingenti. La si trova quando l’annullamento
di ogni pregiudizio rende libero il proprio spirito di riconoscere la bellezza
nel corpo e nell’animo dell’altro, dell’altro da noi, che con la sua diversità
ci completa, ci nutre, ci sazia rendendoci parte di un immenso che è necessario
scoprire per crescere davvero. A capirlo sono due adolescenti, Alex ed Álvaro,
puri come il loro desiderio e la loro istintiva scoperta del sesso.
Alex è una creatura profondamente
umana, che desidera conoscere l’amore come tutti i suoi coetanei, che si
alimenta del confronto per crescere, senza temerlo, nonostante questo avvenga
attraverso rapporti inevitabilmente conflittuali e nonostante l’imbecillità
diffusa che irrimediabilmente finisce con il circondarla e farla soffrire.
Su un conflitto silente e sterile
è invece improntato il disumano rapporto di Álvaro con suo padre. L’uomo, la
cui figura si contrappone a quella del padre di Alex, è un chirurgo plastico
molto stimato, una persona che ancora giovane è già “arrivata” e che quindi
conosce, sa ed è sicuro di decidere per la cosa più giusta da fare. Il padre di
Álvaro ha già catalogato da tempo anche il figlio, un ragazzo sensibile ed
intelligente ma non bello e soprattutto diverso da lui.
Guardando il film si ha la
sensazione di osservare i personaggi che animano la pellicola cogliendone i
profili emotivi, spiandoli dal buco della serratura; impressione accentuata
dall’uso della telecamera a mano, che a volte sorvola su particolari che
istintivamente ci aspetteremmo venissero inquadrati.
XXY è un film bello che colpisce
per la sua semplice naturalezza negli aspetti più delicati e più duri. L’unico
appunto mosso al lavoro dell’esordiente regista è stato sollevato dal Comitato
Scientifico UNITASK
(Unione Italiana Sindrome di Klinefelter) che ha messo in evidenza
la grave inesattezza del titolo definito “fuorviante anche se
ovviamente di grande effetto per il pubblico in generale”. Il motivo
risiede nella confusione generata dall’associazione al problema
dell’intersessualità del codice genetico XXY, che presentano pazienti con Sindrome di Klinefelter,.
Nel paziente con Sindrome di Klinefelter, come spiega un comunicato del Comitato,
“il fenotipo è maschile (non
femminile come la protagonista del film) e non vi sono disturbi della funzionalità né
dell'identità sessuale, tipici dell'intersessualità”. Il Comitato
pertanto ritiene che “il titolo costituisca una grave
distorsione della realtà clinica della Sindrome di Klinefelter ponendo una
relazione di causa ed effetto tra le due condizioni assolutamente inesistente
sul piano biologico e pericolosissima sul piano psicologico per i pazienti, i
loro familiari e soprattutto per gli adolescenti e le mamme in gravidanza con
diagnosi prenatale di feto XXY”.
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