(Usa/Gb 2006) di Christopher Nolan con Christian Bale, Hugh Jackman, Michael Caine, Scarlett Johansson e David Bowie
Christopher Nolan, elevatosi al rango di autore dopo la eccellente prova fornitaci con Memento, è stato anche colui il quale ha risollevato Batman, e la sua fama, da quell'oblio in cui erano caduti. Tutti avevano ancora nella mente i meravigliosi uominipipistrello di Tim Burton le atmosfere cupe (Batman è il più dark di tutti i supereroi), Nicholson che interpretava Joker, le invenzioni burtoniane; di conseguenza i due lavori di Joel Schumacher (Batman Forever e Batman & Robin) lasciarono il pubblico e soprattutto i fans delusi o addirittura inorriditi. Il Batman Begins di Nolan riporta l'uomo mascherato ad altissimi livelli ritornando a certe atmosfere e soprattutto scavando nel personaggio (quelli di Schumacher erano più che mai vuoti), mostrandone il tormento interiore e i traumi infantili. Ora Nolan torna sugli schermi con un'opera che a prima vista sembra avere una trama decisamente debole (come può mai un film che racconta la rivalità tra due illusionisti, che si fanno i dispetti rimanere ad un livello dignitoso per due ore e dieci minuti?), ma che nasconde innumerevoli sorprese che stuzzicano ed impegnano lo spettatore.
Il regista, tra gli attori principali, sceglie Christian Bale - con cui già aveva avuto enorme successo in Batman Begins - che interpreta un personaggio metatestuale, infatti, Alfred Borden è tormentato, geniale, double face così come lo era Bruce Wayne. L'uno e l'altro sono cresciuti senza i genitori ed hanno gli stessi traumi infantili. Anche la fotografia è molto simile a quella del precedente film dell'autore, scura quanto basta per trasmettere l'atmosfera di mistero - una delle parole chiave del film -che permea la pellicola, per il 90 % girata in interni bui e sospetti.
Il film gioca con lo spettatore offrendogli una serie innumerevole di enigmi da scoprire e da risolvere, lo illude con ripetizioni di flashback reali ma spesso anche fittizi, il regista ritorna sui passi di Memento (ma non a quei livelli) costruendo una struttura sinottica atemporale, in modo da stupirci scena dopo scena. La struttura filmica è però perfetta con il primo incidente scatenante che si riconosce perfettamente nella morte della moglie di Jackman, vi è un rigoroso rispetto della tripartizione fieldiana, la quale ci è narrata in modo efficace e conciso da Michael Caine ad inizio e fine del film. Infatti la voce narrante spiega che il trucco dell'illusionista si suddivide in tre momenti principali o atti: la promessa, la svolta e il prestigio.
La sceneggiatura (in cui ha messo mano il fratello del regista, Jonathan) è curata nei minimi particolari, supportata da una regia attenta a valorizzare ogni trucco, sia diegetico che extradiegetico. L'evoluzione dei personaggi è notevole e, per quanto riguarda i due protagonisti, antitetica. Bale si presenta come il ragazzo tutto cuore ma incosciente, un genio ribelle abbastanza altezzoso; Jackman come quello che è apparentemente sbruffone ma che in realtà è responsabile, analitico e razionale. Con il procedere del film - e non della storia - Bale effettuerà un percorso di redenzione che lo trasformerà in una persona migliore, Jackman sarà dominato dall'invidia e ossessionato dalla rivalità e dai suoi complessi d'inferiorità diventando cinico e spietato. Entrambi (Bale sta maturando molto e in alcuni espressioni del viso ed in particolare degli occhi ricorda molto il primo De Niro, Jackman molto più statico ma comunque bravo ad interpretare due diversi ruoli) hanno offerto performance di livello altissimo, al pari di tutti gli altri: da Michael Caine che meriterebbe l'Oscar come non protagonista, alla Johansson, brava a mettere in mostra tutte le sue "bellezze ridondanti" senza sforzi supplementari che il personaggio, in fondo, non richiede.
Un Nolan che non manca nemmeno di inserire messaggi etico-politico-sociali che sembrerebbero fuori luogo per la tipologia del film ma che sono inseriti talmente bene da essere metabolizzati senza particolari fastidi: c'è una chiara invettiva contro la clonazione e le sue disastrose conseguenze, c'è la dicotomia tra tecnologia, che affascina l'uomo fino a dominarlo e a trasformarlo in un automa cinico insensibile e materialista, e la natura vista in modo più che positivo ed identificata attraverso la figura di quello che, a tutti gli effetti, è un clone naturale: il gemello
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