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Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera

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Scritto da Daniela Mase   
Monday 17 October 2005
Il cinema di Kim Ki-Duk ? fatto di silenzi e di paesaggi, di corpi, di mani e di volti che parlano da soli, nella loro presenza, immanente e fisica. Primavera, estate, autunno, inverno..e ancora primavera, ? la storia di un paesaggio che racconta la vita di un uomo, seguendo il suo percorso e la sua evoluzione.
Il ritmo delle stagioni segue la crescita di un bambino che, sotto la guida severa e imperturbabile di un maestro zen, fa esperienza del mondo passando attraverso tutti i sentimenti e gli stati d'animo umani. Alla primavera ? affidato il tempo dell'infanzia e della scoperta di un paesaggio-natura-mondo ancora innocuo ed innocente, animato da mille segreti e mille viventi. L'estate ? il tempo dell'adolescenza e della scoperta dell'amore. E' la stagione della vita che irrompe come il sole, a riscaldare corpi in fermento che si cercano e si ritrovano nel sesso. L'autunno porta con s? l'odio e la vendetta per un amore non pi? corrisposto. Come gli alberi perdono il manto di foglie, che cadono, inesorabilmente, verso la nuda terra, cos? l'adolescente, ormai uomo, abbandona la casa e si getta nel mondo, scoprendo il tradimento e l'abbandono. Con l'inverno sopraggiunge la maturit?. Il paesaggio ghiacciato parla di una vita senza pi? ardenti passioni dove l'uomo si ritrova nell'equilibrio. Il percorso fino alla montagna trascinando un masso legato alla vita, diventa percorso di espiazione e purificazione, l'addio consapevole e cercato ad una materialit? carnale e deviante. La primavera ritorna allora come segno di nuovo ciclo in nuova vita, dove il protagonista si trova, stavolta, nei panni di maestro e si scopre pronto ad educare con una raggiunta consapevolezza. Tutta l'azione si svolge in un rifugio al centro di un lago, isolato dalla terraferma ma collegato ad essa da una barca che tragitta il protagonista verso le passioni che gli mostrano il senso della vita, verso gli sbagli che lo fanno crescere. La casa al centro del lago diventa metafora del cuore puro degli uomini, la barca, il mezzo della perdizione e dell'esperienza. In un film dove il silenzio parla e fa rumore e le stagioni segnano, implacabili, lo scorrere del tempo, Kim Ki-Duk rappresenta l'essenza del percorso dell'uomo sulla terra, cogliendo le debolezze di un essere mortale imperfetto che, sbagliando e soffrendo, trova, alla fine, la sua strada.
Commenti
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marco  - urbino   |2008-01-17 16:00:45
cercasi daniela disperatamente :cry :roll :p
Lucia  - salvatevi!!!   |2008-02-29 07:34:56
Film orrendo e noioso non lo consiglio a nessuno perch? troppo lontano dalla
mentalit? occidentale e di difficile comprensione :zzz :?
carmen  - non è detto...   |2008-06-11 18:33:41
che il film non possa piacere per gusto personale lo capisco, ma trovo un pò
ottuso sconsigliarlo solo perchè è lontano dalla nostra mentalità e di difficile
comprensione. anzi il fatto che rappresenta una cultura così diversa dalla
nostra non può che essere uno stimolo in più per vederlo
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