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Planet Terror (II)

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Scritto da Attilio Palmieri   
Wednesday 03 October 2007
 (USA2007) di Robert Rodriguez con Rose McGowan e Freddy Rodriguez

Sono convinto che avere la possibilità di vedere Grindhouse integralmente (la versione uscita negli USA e nel Regno Unito) sarebbe stata un'esperienza strabiliante nonostante le numerosissime critiche ricevute da Death Proof, il sottoscritto compreso. Questo perché la causa maggiore delle falle del primo episodio è la sua inevitabile dilatazione, in fondo entrambi i film dal punto di vista prettamente tecnico e da quello filologico sono capolavori. L'ultimo lavoro realizzato dalla ditta Tarantino-Rodriguez si allontana dal quello dell'autore di Pulp Fiction nel ritmo quanto nei contenuti offrendo ai bisognosi di dimostrazioni la prova che il regista messicano non è solo e semplicemente la spalla massiccia del grande Quentin.

Planet Terror (perché ormai i giochi sono purtroppo fatti ed è giusto che sia chiamato così) per alcuni è una conferma del talento del regista, per altri, come chi scrive, è una dimostrazione di grande talento, finora quasi inespresso, e sicuramente mai così coeso. Se l'idea era quella di riproporre il cinema di serie b attraverso gli occhi di un appassionato nonché un divoratore di cinema, allora l'obbiettivo è stato raggiunto. Se era quella di omaggiare un genere tramite una ricostruzione filologica, in primis tecnica, aggiornarlo alla ferocia e l'aggressività del mondo contemporaneo, e aggiungendo infine le proprie marche autoriali, allora anche questo obbiettivo è stato portato a casa. Se infine ci si prefigurava una gita a lunapark per gli amanti del genere e non, uno spasso grandioso per gli occhi e per il cervello, allora si conquista il jackpot perché indiscutibilmente questo bersaglio è stato centrato in pieno.
Planet Terror incarna, ancor meglio forse di Death Proof, la vera essenza dei film di serie b, cominciando dal trailer di apertura, passando per il prologo, per i momenti "sentimentali", quelli d'azione, infine il finale. Il talento di Rodriguez traspare fin dal trailer di apertura (da lui stesso scritto e girato), Machete (interpretato dall'attore feticcio di Rodriguez Danny Trejo), esilarante quanto intelligente.
Il vero inizio del film è un vero è proprio spettacolo per il pubblico, un piacere per gli occhi di tipo artistico e emotivo dominato da una straorinaria Rose McGowan (già presente nel capitolo primo). Ma tutto ciò che fa grande quest'opera passa inevitabilmente per la tecnica perché è questa la cosa più sbalorditiva: le distorsioni della pellicola, le parti rovinate, le parti in cui salta, in cui salta l'audio, altre in cui salta il colore o si deforma. Il salto di qualità però Rodriguez lo compie servendosi della tecnica a suo piacimento: la ricostruzione filologica diventa omaggio, e da omaggio diventa virtuosismo, mai velleitario, mai banale.

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