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Di Federico Fellini, 1963, con Marcello Mastroianni (Guido Anselmi), Anouk Aimée (Luisa, moglie di Guido), Sandra Milo (Carla), Claudia Cardinale (Claudia), Rossella Falk (Rossella), Barbara Steele (Gloria), Guido Alberti (Pace il produttore).
«Non ho proprio niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso!» Questo il tormento di Guido Anselmi, cineasta «in crisi d’ispiration», che si trova a dover, necessariamente e contemporaneamente, fare i conti con un film da terminare e dirigere e con un’esistenza da rianalizzare, organizzare e gestire.
Sogno e vita, passato e presente, lo confondono e lo trascinano con la stessa violenza, travolgendolo in un infinito, ipertrofico turbine di ricordi e immagini, spettri della memoria, suadenti fantasie e ombre di verità. E mentre la prepotente urgenza del reale lo richiama a sé, urlandogli i suoi fallimenti, mostrandogli, impietosa, le sue debolezze, di continuo la sua mente, insieme a quella dello spettatore, si perde nell’onirico labirinto delle allucinazioni, dove riecheggia, come una formula magica, la lontana, enigmatica cantilena «Asa, nisi, masa».
Intorno a lui, obblighi e necessità: il cast da scegliere, la sceneggiatura da completare, i collaboratori da ascoltare. Accanto a lui, storie e persone, doveri e difficoltà: le macerie di un matrimonio da recuperare, i capricci di un’amante da accontentare, continue bugie da giustificare. Ma egli non può, non sa, non desidera assumersi responsabilità. Soprattutto non vuole girare una pellicola che lo costringa a raccontarsi, obbligandolo a «seppellire tutto ciò che ci portiamo dentro», a dare un ordine al caos della sua anima. Allora preferisce assaggiare l’amarezza del «crollo finale di un bugiardaccio senza né estro né talento», celebrare la morte necessaria dell’impresa cinematografica, per divenire straordinario e abile regista della danza allegra e coinvolgente delle sue visioni, per affermare con orgoglio: «questa confusione sono io [...] e non mi fa più paura!». E quello che Guido lascia, lo realizza Fellini, regalando, con questo suo ottavo (e mezzo!) capolavoro dal sapore squisitamente autobiografico, uno straordinario affresco del turbinoso, affascinante, coloratissimo suo mondo.
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