The Others Magazine  
 
 
Notizie Flash
Sono aperte le iscrizioni ai corsi di regia, di montaggio e di sceneggiatura di Pigrecoemme.
 

Nosferatu - Il principe della notte

Stampa E-mail
Scritto da Rosario Gallone   
Friday 11 May 2007
manifesto
 
(Rft/Francia 1979) di Werner Herzog con Klaus Kinski, Isabelle Adjani, Bruno Ganz, Roland Topor

Generazione senza padri, quella dello Junger Deutscher Film, un dato, peraltro, comune alle "nuove ondate" le cui risacche, negli anni dal '59 al '70 del secolo scorso, risucchiarono i detriti di una cinematografia del passato obsoleta (le cinema de papa) per riportarne a riva il salvabile. Curiosamente, come spesso accade, i figli si ribellano al padre per ricongiungersi coi nonni (come se questi non fossero dei padri alla seconda), sicché mentre in Francia les jeunes turcs recuperavano stilemi del cinema muto quali le chiusure a iride, i mascherini, in Gran Bretagna i giovani arrabbiati del Free Cinema omaggiavano spesso lo slapstick girando a 18 fotogrammi.

Nella malinconica ricerca di figure paterne del Nuovo Cinema Tedesco post Oberhausen '62, mentre Wenders guardava al cinema americano tout court e Fassbinder al melò hollywoodiano degli immigrati tedeschi (Douglas Sirk, Max Ophüls), Werner Herzog, il più scapestrato, il più ribelle, il più sfuggente dei figli, fu anche l'unico a gettare un ponte verso il passato cinematografico più glorioso del proprio paese. Rifare Nosferatu significava riallacciarsi all'espressionismo nel suo episodio, forse, più atipico. Murnau, a differenza di Robert Wiene, di Paul Wegener ed altri, era riuscito a creare l'atmosfera inquietante tipica dell'espressionismo ricorrendo a procedimenti cinematografici (inclinazione della macchina, negativi, fotogrammi saltati) e poco ad escamotage scenografici e di matrice teatrale (se si esclude il pesante trucco di Max Schrek, se di trucco si trattò), anzi addirittura girando in esterni, in alcuni dei quali (gli Alti Tatri) girò, poi, anche Herzog. Ricalcando l'originale del '22 (ché di devoto rifacimento, nella forma se non nello spirito, si tratta, checché ne dica lo stesso autore: forse oltre si è spinto solo il Van Sant di Psycho), Herzog, partito alla ricerca di un padre, ne trova addirittura due (non contando la madre, Lotte Eisner, autrice de Lo schermo demoniaco, che visitò il set del remake), attuando quella riconciliazione con l'opera di Bram Stoker, aggirata da Murnau per una questione di diritti. Dracula, Jonathan Harker e Lucy (invece di Mina, differenza rispetto al libro di cui tener conto) si riprendono, quindi, i panni usurpatigli da Orlok, Thomas Hutter ed Ellen. Una fedeltà al mito che, però, non impedisce al regista di Fitzcarraldo di apporre varianti più personali: l'afflato panteistico che lega l'uomo alla natura (la lunga traversata a piedi di Harker per raggiungere il castello del Conte); un sottotesto politico (neanche troppo invadente, a dire il vero) che accosta il Biedermeier (corrente cui figurativamente si ispira la pellicola) alla decadenza piccolo borghese i cui componenti rappresentano i veri cadaveri della storia rispetto a colui che, in fondo, come denuncia il titolo, è un "non morto". Ed è proprio questa eternità coatta a fare del vampiro, nella versione di Herzog e Kinski, un eroe tragicamente romantico cui un amore impossibile (può un vampiro amare la Lucy?) darà, comunque, la morte agognata. Una morte stavolta fisicamente presente, impressa sulla pellicola; un'agonia non risparmiata allo spettatore da una dissolvenza incrociata. Perché, probabilmente, è la diafana Lucy (e non sorprende in una filmografia generalmente misogina quale quella di Herzog) ad essere tornata dall'aldilà (e se le prime immagini delle mummie - un incipit stranamente analogo a quello, nella cripta dei cappuccini, di Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi - non fossero un sogno presagio, ma semplicemnete "Il contesto" da cui arriva la protagonista?) a riprendersi l'anima vagante di Dracula. E' lei che, senza che lo spettatore lo percepisca, nel breve intervallo di un raccordo, riesce a cambiare direzione o a fare qualche passo più avanti verso Van Helsing. Se Nosferatu, quindi, è l'ombra di Murnau, qual è l'ombra di Herzog?


Introduzione di Rosario Gallone al film di Herzog nel corso della manifestazione Nosferatu - L'ombra di Murnau tenutasi al Goethe Institut di Napoli il 10 ed 11 maggio scorsi.


Commenti
Nuovo Cerca RSS
attilio palmieri   |2007-05-11 17:07:01
Cavolo queste cose non le riesco mai a sapere in tempo, era un film che avrei
desiderato vedere, ed in particolare con la tua introduzione, se capitano altre
occasioni del genere, potresti segnalarlo prima? Cos? io e forse molti altri non
ce lo perdiamo...Saluti
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.22 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >

Articoli Correlati

 

 

 

Menu
Home
Eventi
Pigrecoemme News (blog)
Scuola di Cinema
Forum
News Feeds
Links
Cerca nel Sito
Contattaci
Laboratorio Critico
Cos'è? il Laboratorio Critico
Film In Sala
20th Century Box
Approfondimenti
I Più Letti
Ultimi Commenti
Pigrecoemme

Scuola di Cinema a Napoli

Sondaggi
Conosci Pigrecoemme?
 
Un Consiglio



Incrementa le visite



Other Good Stuff
Syndicate