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(Francia 2006) di Tony Gatlif con Asia Argento, Amira Casar, Alexandra Beaujard, Birol Unel e Marco Castoldi
Anche quest'anno al Napolifilmfestival ad un calendario ricco di nuove proposte che lascia ampio spazio ai giovani (in particolare per quanto riguarda i corti) e ripropone bellissimi film sui quali si erano ormai perdute le speranze per una nuova proiezione in pellicola, vengono aggiunte delle serate speciali ad inviti, una di queste è l'anteprima nazionale (purtroppo l'unica) del film discusso e controverso Transylvania di Tony Gatlif, presentato in anteprima mondiale fuori concorso come film di chiusura della 59esima edizione del festival di Cannes (2006).
Transylvania è la storia del viaggio esistenziale di Zingarina (Asia Argento) attraverso la Transilvania in compagnia di Marie (Amira Casar) una sua fidata e devota amica, che però lascia trasparire di essere innamorata di lei, e Luminista (Alexandra Beaujard)la loro interprete. Il loro obbiettivo è trovare assolutamente Milan (Marco Castoldi), vecchio amore di Zingarina nonché padre del bambino che ella porta in grembo. Dopo lunghi viaggi, estenuanti spostamenti ed intense ricerche, le tre donne trovano finalmente lo trovano, egli però rifiuta l'amore dimostratogli da Zingarina urlandole addirittura di andarsene, di non tornare mai più. La protagonista allora abbandona tutti e comincia a girovagare in preda alla disperazione, che si fa sempre più lacerante, in un primo momento con un bambina di strada, poi, abbandonata anche da quest'ultima, la sua vita (ed il film con lei) prende una svolta inaspettata: il suo destino va ad incrociarsi con uno strano ed inquietante viaggiatore (Birol Unel).
Il film presenta un'ampia descrizione della Transilvania e più in generale dell'Europa centro-orientale in cui la commistione di razze è ormai radicata nel territorio e nella civiltà, la mescolanza di culture è profonda ancorché confusa, disordinata e pericolosa e la mancanza di comunicazione domina gli stati d'animo degli abitanti capaci quasi esclusivamente di attaccarsi alla tradizione ed alla religione in un mondo in cui, paradossalmente, comunicare con Dio sembra più facile che comunicare con l'uomo. Quello che parte come un road movie al femminile e che diventa poi un road movie di coppia, dà ampio respiro alla discussione sul ruolo del viaggio nell'esistenza umana (peculiarità quasi necessaria per un road movie di spessore), un tour che è al tempo stesso fisico e spirituale, immerso in un paesaggio difficilmente classificabile in cui le condizioni meteorologiche sono inspiegabilmente sempre differenti, dove per comunicare l'inglese ed il francese non bastano, bisogna sapere la lingua rom con i relativi dialetti rumeno-macedoni.
Un film retto interamente dall'intensa interpretazione di Asia Argento che nonostante non abbia una spiccata varietà espressiva, dimostra - in particolare nei primi piani, ma anche quando è in figura intera e muove in modo sinuoso il suo corpo tempestato di tatuaggi - una grande immedesimazione nel personaggio. Un personaggio che senza di lei risulterebbe davvero poco credibile per via di una sceneggiatura quantomeno approssimativa, in cui i salti temporali e quelli spaziali sono quasi sempre incomprensibili e poco giustificati, dove abbondano le scene sopra le righe buttate lì senza una motivazione particolare, se non il voler mostrare una donna in preda alla disperazione che si tuffa nel misticismo. Ci sono stati sicuramente modi migliori per dimostrare questo complesso stato d'animo, a cominciare proprio dal film scritto diretto ed interpretato dalla stessa Asia Argento, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, che spesso pare essere stato oggetto di forte ispirazione per Tony Gatlif.
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