The Others Magazine  
 
 
Notizie Flash
Sono aperte le iscrizioni ai corsi di regia, di montaggio e di sceneggiatura di Pigrecoemme.
 

The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
La talpa
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 22 January 2012

manifesto

(Gb/Francia/Germania 2011) di Thomas Alfredson con Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Mark Strong, Ciaràn Hinds, Benedict Cumberbatch, Toby Jones

Elegante ai limiti dello snob questo nuovo adattamento dell'omonimo romanzo di John Le Carrè, già trasposto in forma audiovisiva, ma per il piccolo schermo, nel 1979. Nello sceneggiato, diretto da John Irvin, il protagonista, George Smiley, era intepretato da Sir Alec Guinness (che ne vestì i panni anche nel sequel Tutti gli uomini di Smiley del 1982, mentre in un altro film-tv, A Murder of Quality, del 1992, Smiley fu Denholm Elliot) mentre ora tocca a Gary Oldman. Missione compiuta e non solo da lui. La talpa non presenta sbavature, dalla regia (dello svedese Tomas Alfredson di Lasciami entrare) alla fotografia di Hoyte Van Hoytema, entrambe rimandanti ad un cinema seventies, più Pakula che Pollack, che, forse, è stato il migliore nel genere; dalla scenografia ai costumi, passando, ça va sans dire, per le interpretazioni, tutte di livello altissimo (Colin Firth, l'apparentemente più svogliato del cast, si riscatta con quell'ultimo sguardo rivolto all'amore della sua vita che sta per liberarlo). E la prova degli attori, in una sorta di dramma da camera, un kammer-spy-le molto parlato (ma chi conosce il Le Carré scritto sa di non potersi aspettare Jason Bourne), vuol dire l'80% dell'impianto.

 
J.Edgar
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 21 January 2012

manifesto

(Usa 2011) di Clint Eastwood con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts, Judy Dench, Armie Hammer

Gay Edgar Hoover
: così è stato ribattezzata l'ultima fatica registica di Clint Eastwood. Gioco di parole, invero, servito su un piatto d'argento dalla scelta di analizzare, dell'intensa e complicata vita del fondatore dell'FBI, il privato, quello più celato, quello oggetto di pettegolezzo e gag demenziali (in un film della serie Naked Gun, nella carrellata di immagini sugli ex direttori della Federal Bureau Investigation, la cornice dedicata a Hoover recava al suo interno un tutù rosa). I detrattori eastwoodiani,e, tra questi, i più accaniti, come spesso accade, sono quelli che più lo hanno amato, forti delle ultime due prove davvero opache (Invictus, Hereafter), si scagliano anche contro quest'ultima regia denunciandone limiti soprattutto storici: dov'è la Storia? dov'è la II guerra mondiale?dov'è l'America, visto che Hoover "è" l'America? L'America che trama, spia, gioca sporco, beh quella è raccontata magistralmente (e forse non si potrebbe meglio) dall'Ellroy di American Tabloid. Ma anche Eastwood, nonostante il copione sia di Dustin Lance Black (omosessuale di famiglia mormona, vincitore dell'Oscar con Milk, la cui filmografia è incentrata finora sulla ricostruzione storica delle difficoltà incontrate negli Usa dalla comunità gay) e con ritrovata mano felice rispetto alle imbarazzanti titubanze degli ultimi due lavori, evita le trappole del queer movie (perché, checché ne pensiate, la scena in cui lui alla morte della madre indossa i suoi abiti è toccante e non grottesca), cui forse non sfuggiva neanche l'opera di Gus Van Sant, e narra di una Nazione attraverso il protagonista del suo biopic: una Nazione contraddittoria che maschera con la democrazia un totalitarismo ideologico frequentemente non diverso da quelli combattuti; una Nazione che maschera con la morale il moralismo; una Nazione piena di segreti che, tuttavia, strumentalizza i segreti altrui. Una maschera, però, che, col passare del tempo (con la vecchiaia), si fa palesemente posticcia, trucco/make up che non regge. Nuove frontiere della mistificazione si fanno avanti ed ora i cattivi (Saddam? Bin Laden? Gheddafi?) bisogna prima crearli, forgiarli, per poi "mascherarsi" nuovamente da paladini della Libertà!

 
Le Idi di Marzo
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 01 January 2012

manifesto

(Usa 2011) di George Clooney con Ryan Gosling, George Clooney, Paul Giamatti, Phillp Seymour Hoffman, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei

Tu quoque Stephen! La politica ab-Brut-isce. Anche il più idealista, il più partecipe degli spin doctor presto impara che dietro le luci della ribalta elettorale si cela l'esatto contrario (delle luci): l'ombra/il lato oscuro (la scena chiave del film è quella in cui, con un totale, Clooney ci restituisce una bandiera americana rovesciata - il dietro le quinte di un palco in cui il candidato Morris tiene un discorso - sulla quale si stagliano le silhouettes, nere, di Paul e Stephen, suoi consulenti) ovvero sotterfugi, colpi bassi, scorrettezze, tutto tranne che i programmi! Il George dietro la m.d.p. ci restituisce (partendo, da un testo teatrale di Beau Willimon, Farragut North, adattato con il sodale Grant Heslov) l'allure di quelle regie seventies, tra Alan J.Pakula e Sidney Pollack, presenti pur nella discrezione del POV. Il George davanti, invece, sceglie, come nel precedente Good Night, Good Luck, un carattere secondario, ma, stavolta, determinante ai fini dell'azione: il candidato democratico Mike Morris, così simile, nei discorsi (dalla necessità di non rispondere all'estremismo con l'estremismo, all'approvazione dei matrimoni gay), a Barack Obama, il candidato della Hollywood liberal (quella di cui Clooney, ma anche il Leonardo Di Caprio, figurante tra i produttori esecutivi, fanno parte) che quella Hollywood liberal deve aver deluso. E' il cinema, bellezza. Quello vero!

 
Midnight in Paris
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 03 December 2011

manifesto

(Usa 2011) di Woody Allen con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brosy, Michael Sheen

Benvenuti nel “Negozio Nostalgia” di Monsieur Allen, quello dove, come in un romanzo di Mark Twain (colui senza il quale, secondo Gil Pender, il protagonista interpretato da Owen Wilson, non esisterebbe la letteratura americana contemporanea), è possibile ritrovarsi fianco a fianco con i propri idoli nella Parigi degli anni '20: Scott Fitgerald e sua moglie Zelda, Gertrude Stein, T.S.Eliot, Picasso, Buñuel (cui Gil suggerisce il plot di L'angelo sterminatore che il regista di L'âge d'or, però, - una divertente presa in giro del surrealismo in cerca di spiegazioni razionali - non comprende), Man Ray ed un Salvador Dalì ossessionato dai rinoceronti. Midnight in Paris ci restituisce un Allen in forma, libero dall'ossessione di raccontare amori senili ed alle prese con nient'altro che una fiaba, une féerie, nella quale a mezzanotte non si spezza, ma ha inizio, l'incantesimo, a bordo di un'auto/carrozza. Una favola lieve, condotta in punta di penna e con una grazia nella scrittura che l'ultimo Woody pareva aver smarrito insieme con lo smalto dei tempi migliori. Un Allen ritrovato, ottimista, che, a dispetto delle premesse, conclude che bisogna vivere il presente (“Il passato non è morto. Anzi, forse non è nemmeno passato”). Anche perché il presente è una passeggiata sotto la pioggia a Parigi. E' la bohème! E, trattandosi di fiaba, senza neanche la tubercolosi.

 
One Day
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 27 November 2011

manifesto

(Usa/Gb 2011) di Lone Scherfig con Anne Hathaway, Jim Sturgess

One Day è la dimostrazione in celluloide, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che letteratura e cinema sono due forme di narrazione completamente diverse e che il modo migliore di farle interagire è l'infedeltà. David Nicholls, invece, autore del romanzo e sceneggiatore della pellicola, si scopre monogamo nella forma, ragion per cui da un buon libro ne vien fuori un filmetto appena sufficiente, all'apparenza tratto da uno di quei chick lit melodrammatici scritti in serie da gente come Nicholas Sparks (e trasposti da anonimi registi come qui finisce con l'essere Lone Scherfig). Il motivo? Il racconto di un solo giorno, sempre lo stesso (il 15 luglio) nell'arco di vent'anni, nella vita di Emma e Dexter, se sulla pagina scritta sembra una gran trovata, sul grande schermo risulta un unico grande sintagma ad episodi (per dirla con Christian Metz) e non è una novità (qualcuno ha visto Dieci inverni di Valerio Mieli? ebbene sì un'opera italiana!). Certo, le ellissi ti permettono di sorvolare su alcuni passaggi (la scoperta della malattia della madre del protagonista e la sua morte) sì da mantenere il tasso melò al di sotto dei livelli di guardia, ma alla fine i nodi vengono al pettine e le lacrime sgorgano copiose (anche quelle del sottoscritto che si è ricomposto prima di scrivere la presente). Detto questo, tuttavia, vedere One Day consente di scoprire (o di confermare) il talento di Anne Hathaway, mai banale, a differenza di Jim Sturgess che qui va avanti un po' di mestiere e senza impegnarsi più di tanto.

 

 

 
Insidious
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 05 November 2011

manifesto

(Usa 2011) di James Wan con Patrick Wilson, Rose Byrne, Leigh Wannell, Barbara Hershey

"Non è la casa ad essere posseduta" recita la frase di lancio del nuovo film (il quarto) di James Wan, erroneamente ritenuto enfant prodige del genere horror a causa del franchise Saw cui ha dato inizio (ma dopo l'estenuante ed estenuato VI capitolo non dovremmo essergliene più grati, anzi dovremmo cominciare anche ad andargli a citofonare alle 2 di notte oppure rigargli l'auto nel parcheggio del centro commerciale). Erroneamente perché nessuno dei suoi lavori successivi (Dead Silence e Death Sentence) ha confermato quanto il suo ufficio stampa propagandava. Pur tuttavia il Festival del Cinema di Roma è caduto nella trappola ed ha invitato Wan a tenere una lezione sui meccanismi horror nel giorno di Halloween. Un maestro quindi. Nientemeno! E il diploma, la tesi di laurea sarebbe questo Insidious? Una sequela di tritissime convenzioni delle pellicole ambientate nelle Haunted House (con situazioni al limite del ridicolo come la medium provvista di una specie di maschera antigas o il diavolo che pare uscito da uno di quei teatrini itineranti che d'estate allietano le serate delle località balneari con le loro marionette) salvo che...e qui interviene la furbissima frase di lancio succitata ché spoilera addirittura l'unica sorpresa (collocata, comunque, a poco dopo la metà della storia) di un altrimenti telefonatissimo plot. Non mi spiego come mai l'ideatore di questa trovata pubblicitaria non sia stato invitato dallo stesso Festival a tenere una lezione su come si lancia un film.


 
Cowboys & Aliens
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 16 October 2011

 manifesto

(Usa 2011) di Jon Favreau con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Sam Rockwell, Keith Carradine, Paul Dano

Un titolo ed un concept venduti (da Scott Mitchell Rosenberg) nel 1997 senza che ci fosse una storia. Il rischio era che la formula diventasse una sorta di "ricchi premi e cotillons", specchietto per le allodole, fumo senza arrosto come le copertine con le tettone di Cronaca Vera. Forunatamente, per il film e per noi, Jon Favreau dimostra di sapersi destreggiare tra i codici del western. E pazienza che lo straniero senza nome, di cui facciamo conoscenza all'inizio, un nome poi ce l'abbia e non sia neanche straniero. Passi anche per l'aspetto degli alieni paragonabile, come da recente trend fantascientifico, a crostacei harryhauseniani. Gli attori sembrano convinti, hanno le facce giuste (Keith Carradine e Clancy Brown sembrano nati per il western) e la storia scorre via che è un piacere. Poi, a volerla dire tutta, magari ci è piaciuto solo perché le ultime invasioni extraterrestri sul grande schermo sono state roba inguardabile tipo Skyline e World Invasion.

 
Contagion
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 16 October 2011

 

manifesto

 

(Usa 2011) di Steven Soderbergh con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Larry Fishburne

Chi ha l'abitudine di leggermi (pochi, ne sono cosciente) sa quanto poco stimi Soderbergh, uno che, da bravo artigiano, ha messo nel sacco critica, pubblico e apparato facendo credere di essere un autore. C'è una pellicola che la dice lunga sul suo ego spropositato: Schizopolis, vista poco (un passaggio su Tele + all'epoca), ma da recuperare per avere il quadro preciso del buon Steven. Una premessa necessaria perché son qui a scrivere bene di Contagion. E sono il primo ad essere rimasto sorpreso. I tic sono i soliti: pseudocamera stylo, a mano, fotografia sporca, ma stylish come non mai. Tuttavia, la scelta di raccontare una pandemia allontanandosi dagli stereotipi del genere (non tutti, però, il cast all stars è uno di quelli confermati) e cioè rifiutando la spettacolarizzazione da blockbuster, si rivela vincente ed avvincente. Non tutti i caratteri sono riusciti (Elliot Gould che fine fa? Il personaggio della Cotillard...bah!), ma quelli che lo sono, lo sono per davvero (il cinico blogger Jude Law è un colpo da maestro). Senza dimenticare che il film, con questa allure dimessa, ha il grande merito di non tenere a distanza lo spettatore (tanto è un film), ma di inquietarlo ben oltre la durata. Perché quando tutto sembra finito, il Day 1 è lì pronto a ripresentarsi (e non solo per un escamotage di montaggio). E sarebbe veramente la FINE.


 
Melancholia
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 11 October 2011

manifesto

(Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011) di Lars Von Trier con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgaard

Primi 6 minuti di inquadrature e-statiche e quadri (Il ritorno dei cacciatori di Pieter Brueghel il Vecchio) animati. Escamotage analogo a quello utilizzato per introdurre i diversi capitoli di Le onde del destino. Segue un'ora di variante dogmatica su Festen (si dirà Matrimonien in danese?). Inutile e piena di gag infantili come quella del wedding planner interpretato dal feticcio vontrieriano Udo Kier che si rifiuta di guardare in faccia la sposa in quanto rea di avergli rovinato il ricevimento. Ah, c'è anche il gioco "quanti fagioli ci sono nella bottiglia?", sì proprio quello di Pronto Raffaella. Al termine di questi estenuanti sessanta minuti, eccone altri sessanta in cui si aspetta l'impatto del pianeta eponimo tra previsioni (Justine la protagonista ha delle sensazioni e lo dimostra alla sorella rivelandole il numero dei fagioli nella bottiglia che nessuno aveva indovinato. Avete letto bene: proprio così), depressioni e nichilismo (qualcuno, poi, mi dovrà spiegare perché il Danese debba combattere il suo nichilismo annichilendo le gonadi del pubblico). Finite anche voi con l'aspettare l'impatto, ma per essere liberati. Alla fine si capisce perché Von Trier in conferenza stampa, a Cannes, abbia ciarlato di Olocausto e di fascino del nazismo: non aveva (perché non c'era) nulla da dire sul suo primo film catastrofico che si rivela solo una catastrofe.

 
Drive
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 11 October 2011

manifesto

(Usa 2011) di Nicholas Winding Refn con Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert Brooks, Bryan Cranston

Ed ecco arrivare un altro cinealchimista portatore (insano) di criocinefilia postmoderna. Titoli anni '80, giubbotto con scorpione dietro (Scorpio Rising di Kenneth Anger? Sì proprio così, così scontato), mise en abîme (il protagonista fa lo stuntman, il boss ha un passato da produttore "producevo polizieschi ed erotici, i critici dicevano che erano europei, per me era solo merda") che fa tanto autoironia radical chic, un viaggio dell'eroe, accorso in salvo della bella, piuttosto trito e, dulcis in fundo, ciò che nessun autore, che voglia sentirsi definire tale, manca mai di mettere in uan sua opera: la storia dello scorpione e della rana. Crediamo che anche Orson Welles (che la inventò in Rapporto confidenziale) ne possa più. Resta la sensazione di un progetto concepito in vitro, come ormai sempre più spesso accade (e non solo nei blockbuster). Ma dove sono più i film raté?

 
Crazy, Stupid Love
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 11 October 2011

manifesto

(Usa 2011) di John Requa, Glenn Ficarra con Steve Carrell, Julianne Moore, Ryan Gosling, Emma Stone, Marisa Tomei

Sono questi i film (non certo La vita secondo Dan) vedendo i quali prendiamo atto che Steve Carell sia il più convincente erede della maschera (tragi)comica di Jack Lemmon. Sono questi i film vedendo i quali prendiamo atto che c'è una via alla commedia romantica hollywodiana (nella sua ben nota variante del ri-matrimonio) alternativa ad Apatow e quindi moderatamente disinibita. Sono questi i film vedendo i quali prendiamo atto che chi dice che Julianne Moore è una mediocre attrice non ha capito niente. Ryan Gosling ed Emma Stone, invece, sono i personaggi più scontati e deboli, ma fa niente, il resto (copione compreso) è decisamente superiore alla media.

 
Bronson
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 09 October 2011

manifesto

(Gb 2008) di Nicolas Winding Refn con Tom Hardy, Kelly Adams, Katy Barker, Edward Bennett-Coles, June Bladon

"Chi scambia questo e gli altri titoli di Refn per esercizi di stile o film di solo genere, non ha davvero capito niente" recita la parte finale della minirecensione di Bronson che trovate tra le schede dei film in programmazione di FilmTv. Eccessiva l'accusa di "ottusaggine" perché l'esercizio di stile è un po' il marchio di fabbrica di Refn fin da Pusher e da Bleeder (una sorta di Clerks efferato e cruento). Esercizio di stile che in Bronson diventa più interessante perché "messo in abisso" all'interno della biografia (ma definire il film un biopic sarebbe, anzi è, limitativo) di Michael Peterson, il criminale più famoso del Regno Unito, il quale, in carcere da 34 anni, ha scelto di trasformare la propria inclinazione alla violenza in mera arte performativa (esercizio di stile?) con un nom de plume che è proprio quello cui state pensando: Bronson come Charles Bronson. La messa in scena del regista diventa messa in scena del protagonista (interpretato da un eccellente Tom Hardy) che col volto imbiancato a mo' di pagliaccio/mimo/ marionetta mejercholdiana arringa in teatro (un escamotage questo che sa un po' di Luhrmann) un pubblico anonimo perorando/raccontando la sua causa.

 
À bout portant
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 04 October 2011

manifesto

(Francia 2010) di Fred Cavayé, con Gilles Lellouche, Roschdy Zem, Gérard Lanvin, Elena Anaya, Mireille Perrier

Si rischia anche in questo caso di non vedere in Italia, almeno in sala, l'originale francese, ma il suo remake americano come è già accaduto per Pour Elle, dello stesso regista, circolato direttamente nell'home video ed approdato sul grande schermo nella deludente versione a stelle e strisce diretta da Paul Haggis, The Next Three Days. E sarebbe solo questione di predominio culturale perché, ancor più di quello, À bout portant (il cui titolo inglese, Point Blank, è così splendidamente e boormanianamente evocativo) del modello hollywoodiano ricalca ritmo e plot essenziale. Sarebbe rapido e facile adattarlo in quanto Cavayé abbandona approfondimento psicologico e riflessività per un concentrato (meno di 90') di adrenalina, calato superficialmente in un contesto polar, che avrebbe potuto essere opera di un McTiernan dei tempi buoni. Il film c'è, ma sorge il dubbio: che Cavayé l'abbia fatto proprio per aprirsi le porte di Hollywood come action director?

 
Super 8
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Wednesday 14 September 2011

manifesto

(Usa 2011) di J J Abrams con Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich

Super 8 nasce con l'intenzione precisa di autoaffibbiarsi un'etichetta vintage (un vintag tanto per prendersi il lusso di un neologismo di matrice zuckerberghiana) con la quale portare al cinema nuove generazioni, ma soprattutto quelle cresciute, nei '70, a pane e Spielberg. Testualmente e paratestualmente (leggi: produttivamente) affine a pellicole quali Gremlins, I Goonies, Explorers, Poltergeist, Super 8 sconta un dualismo Re Mida di Hollywood (Spielberg) - Re Mida televisivo (della Terza Golden Age televisiva americana) J J Abrams, che non fa bene al film. E' pur vero che il creatore di Lost, abile e furbo rimestatore di immaginario del passato, non è paragonabile, come regista, a Joe Dante, Tobe Hooper e nemmeno al più commerciale Richard Donner.

Lo scarto rispetto alla poetica spielberghiana, da sempre, e per motivi autobiografici, caratterizzata dall'assenza di padri o da padri assenti, è evidenziato qui dall'opposta assenza di madri, escamotage che permette al director di mettere una distanza tra sé e il produttore, ma anche, forse inconsciamente, di denunciare la propria devozione verso i padri (gli unici genitori attanti nei nuclei familiari principali della storia) di cui Spielberg è il più importante ed influente. A dire il vero Super 8 si lascia pure vedere, ma è nel momento topico dello sviluppo che succede qualcosa. Il treno che ospita l'entità aliena, a differenza di quello della Ciotat (che restò nei binari, ma spaventò gli spettatori), deraglia, ma non turba, non sgomenta. Si infrange, quello sì, sull'attenzione del pubblico che, da quel momento in poi, smette di avere interesse per la storia. La quale prosegue tra spudorati omaggi a mastro Steven sebbene l'immaginario che se ne ricava, ci pare, si approssimi maggiormente all'universo tonitruante di un Emmerich.

 
Youth In Revolt
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 12 September 2011

manifesto

(Usa 2009) di Miguel Arteta con Michael Cera, Portia Doubleday, Jean Smart, Zach Gafilianakis

Bisognerebbe approntare una dichiarazione di indipendenza. Dall'indipendenza. Cinematografica. Solo così, forse, ci potremmo risparmiare:

1) titoli di testa e sequenze in animazione similJuno (visto che c'è Michael Cera devono aver pensato i realizzatori e ci avevano già pensato, per lo stesso motivo, gli artefici di Nick & Norah - Tutto accadde in una notte)

2) citazioni del o ammiccamenti al cinema italiano (Fellini) e francese (Nouvelle Vague) per darsi un tono autoriale;

3) sfrontatezza sessuolalica (nientepopodimeno che un dito in culo!);

4) maledettismo giovanile di quarta generazione (qualcuno sente la mancanza di rebel without a cause degli anni zero?).

Miguel Arteta poi è recidivo (Star Maps, The Good Girl) e gli andrebbe applicata l'aggravante di "tortura sundanciosa alle gonadi degli spettatori".

Evitatelo

 
Bad Teacher
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 06 September 2011

 

manifesto

(Usa 2011) di Jake Kasdan con Cameron Diaz, Justin Timberlake, Jason Segel, Lucy Punch

 

In principio furono i Farrelly. Si deve a loro se negli anni '90 si ricominciò a ridere in sala in maniera scorretta e scatologicamente liberatoria. Poi è arrivato il Frat Pack e la banda di Apatow con qualche puntatina dell Happy Madison di Adam Sandler. Noi cresciuti col mito di Belushi e di Bluto Blutarsky non possiamo che accogliere con entusiasmo questa invasione di commedie R(ated) che ha i suoi alfieri (Zach Gafilianakis in testa), ma che ha finito col contagiare anche gente come il Tom Cruise di Tropic Thunder, il Colin Farrell di Come ammazzare il capo...e vivere felici e Cameron Diaz. Quest'ultima, a dire il vero, si era già misurata con la comedy sboccata (La cosa più dolce) e qui non fa che confermarsi talento comico. La sorpresa è Justin Timberlake capace non solo di recitare, ma di prendersi in giro sia come cantante (la canzone che canta alla fidanzata nel pub) sia come sex symbol.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 31 di 672

Articoli Correlati

 

 

 

Menu
Home
Eventi
Pigrecoemme News (blog)
Scuola di Cinema
Forum
News Feeds
Links
Cerca nel Sito
Contattaci
Laboratorio Critico
Cos'è? il Laboratorio Critico
Film In Sala
20th Century Box
Approfondimenti
I Più Letti
Ultimi Commenti
Pigrecoemme

Scuola di Cinema a Napoli

Sondaggi
Conosci Pigrecoemme?
 
Accesso Redattori





Password dimenticata?
Other Good Stuff
Syndicate