|
(Messico, Spagna, 2007) di Rodrigo Plà con Daniel Tovar, Alan Chavez, Carlo Bardem, Maribel Verdù, Daniel Gimenez Cacho
L'esordio del regista uruguaiano mette in scena una spietata battuta di caccia urbana. L'inseguimento della preda impietoso e frenetico è delimitato da una barriera invalicabile scavalcata solo da una violenza trasversale...
Tre giovani diseredati della capitale messicana entrano nella " Zona" per rapinare gli appartamenti del ricco quartiere residenziale. Durante un agguato i rapinatori uccidono una donna prima di essere uccisi da alcuni abitanti del vicinato. L'unico sopravvissuto Miguel (Alan Chavez) rimane intrappolato nella "Zona". Durante le indagini della polizia, i residenti capeggiati da Gerardo (Carlos Bardem) e Daniel (Daniel Gimenez Cacho) decidono di dare la caccia a Miguel che trova una copertura nel figlio di Daniel, il coetaneo Alejandro (Daniel Tovar).
"E incredibile come l'accordo di libero scambio del NAFTA (un trattato economico tra Canada, Stati Uniti, e Messico ndr) consenta soltanto il passaggio delle merci e non quello degli individui", ha spiegato il cineasta in un'intervista parigina con Cédric Lépine. Soltanto beni preziosi, automobili, cadaveri possono passare attraverso lo steccato che isola un quartiere residenziale dai sobborghi di Città del Messico. Uno steccato economico e sociale delimita i confini sociali tra la Zona, spazio polivalente, universale nella sua indeterminatezza, e tutto quello che resta di una megalopoli. Rodrigo Plà definisce due spazi ermetici circondati da una barriera invalicabile video-sorvegliata e scavalcata solo da una violenza trasversale e diffusa.
La Zona mette in scena con ritmi hollywoodiani una stagione agghiacciante di caccia all'uomo giovane. Il branco intollerante, maggioritario piega al silenzio una dissidenza minoritaria che comprende anche la voce forte del detective corrotto malgré lui dal questore federale. L'inseguimento della preda assume le cadenze impietose della denuncia a tutto campo. La macchina da presa insegue con mestiere gli spostamenti di zona dei cacciatori e della preda in una partita dall'esito volutamente scontato e crudele: i dispositivi di visione della sorveglianza non mettono in discussione la comprensione visiva del racconto, ma al contrario, ne rafforzano il clima distopicamente reale.
Al suo primo lungometraggio il regista uruguaiano fuggito da piccolo con la famiglia in Messico negli anni della dittatura di Juan Maria Bordaberry, incanala il tema dell'oppressione in una storia buia priva di feritoie, rischiarata soltanto dallo sguardo incrociato e comprensivo di Miguel e Alejandro; due corpi infantili ma maturi che si sfiorano per percepire l'incolmabile frattura che li re-singe verso il proprio destino. Ogni invasione di campo vale come una condanna soprattutto per i più deboli. Le riprese del film sono effettuate dopo quelle dello sperimentale Deserto adentro (2008) ambientato in Messico negli anni della "cristiada" del 1926 e presentato soltanto questa primavera al festival locale di Guadalajara.
|
Un'estate al MADRE
Comunque la prima sera c'era solo gente di spettacolo, ne...
Un'estate al MADRE
E' in streaming su neche.it, ma quel sito ti ammazza di v...
Un'estate al MADRE
Sapete dove posso vedere il documentario sulla danieli in...
Non è un paese per v...
I vecchi del titolo sono i portatori di valori antichi (l...
Paranoid Park
Gus Van Sant ha diverse anime. Quella commerciale (Will H...