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La promessa dell'assassino - Eastern Promises

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Scritto da Attilio Palmieri   
Tuesday 04 December 2007

 

 

(UK/Canada/USA 2007) di David Cronenberg con Viggo Mortensen Naomi Watts, Vincent Cassel e Armin Mueller-Stahl

Era tra i film più attesi della stagione cinematografica autunnale, tra i fans e gli addetti ai lavori forse il più atteso. Meno per il grande pubblico per il quale David Cronenberg  non è una figura di richiamo: i suoi veicoli espressivi e la sua poetica cinematografica si sono nel tempo rivelati troppo selettivi (e questo è forse addirittura un eufemismo), spesso proibitivi per un normale fruitore cinematografico. Il suo ultimo film approda in Italia grazie ad un'idea molto furba della dirigenza del Torino Film Festival, ossia quella di far partecipare come membro della giuria il direttore del Toronto film festival Piers Handling e di ergerlo addirittura a presidente. Ciò ha reso possibile l'approdo al festival torinese di Eastern Promises che è stato l'evento principale della giornata di chiusura (con code che iniziavano più di due ore prima dell'inizio della proiezione) e che aveva distrutto ogni avversario stravincendo il piccolo concorso del festival canadese riscuotendo un enorme successo di critica. Questa, ovviamente, è solo un'ipotesi faziosa ma intrigante. Il film esce in Italia con il titolo senza senso La promessa dell'assassino che sostituisce l'ottimo titolo originale Eastern Promises.

Se dopo A History of Violence pensavamo fosse solo un indizio, ora è un dato di fatto: esiste un nuovo David Cronenberg. Un autore che ha saputo rinnovarsi come pochi altri, che ha saputo cambiare il suo sguardo cinematografico pur non alterando le sue tematiche ricorrenti e i suoi "marchi di fabbrica". Un regista che forse ha perso un pizzico di quella infinita genialità che ha mostrato nella prima parte della sua carriera (Videodrome) ormai quarantennale - una genialità che però non rifuggiva l'imperfezione - in favore di uno stile sempre più ricercato, sempre più asciutto, sempre più duro.
 Eastern Promises mostra la vicenda di Nikolai Luzhin (Viggo Mortensen) autista e braccio destro di Kirill (Vincent Cassel) figlio e massimo erede di una congrega della mafia russa londinese che fa capo al boss Semyon (Armin Mueller-Stahl). Anna (Naomi Watts) è una levatrice che ha appena fatto partorire una ragazza quattordicenne morta durante il parto. Il diario segreto della ragazza è analizzato e conservato gelosamente da Anna la quale scopre che la ragazza è stata vittima di uno stupro che riguarda in modo diretto Semyon e la sua banda. I destini di Nikolai e Anna si incroceranno ed il primo si vedrà scisso dalla scelta tra fare gli interessi della famiglia per cui lavora o aiutare Anna.
Eastern Promises riprende ciò che A History of violence aveva lasciato in sospeso, fungendo da vero e proprio contraltare. Si torna a mostrare la divisione dell'animo umano e quanto questo possa mutare al mutare delle condizione a lui circostanti e delle emozioni provate. Viene narrata una vicenda speculare a quella del film precedente dove però Cronenberg mostra il b side della medaglia: quanto di buono c'è in un essere malvagio. In effetti Nikolai incarna perfettamente tutto ciò che Tom/Joey era stato in passato, tutto il suo mondo oscuro, andando così a completare un personaggio straordinario.
La nuova musa del regista è Viggo Mortensen, vero mattatore del film (come già nella precedente opera) che per l'occasione ha svolto un lavoro di preparazione molto duro e degno di merito, vivendo diversi mesi in Siberia nel tentativo di imparare lo slang russo riuscendovi in modo perfetto. Un attore in alcuni momenti celebrato dalla macchina da presa del regista canadese che evidenzia la sua perfetta spigolosità e in altri violentato dalla stessa che mette in luce la sua fisicità viscerale.
La figura femminile è fondamentale per David Cronenberg, anche in un film maschile come questo, forse soprattutto in questo. La donna è partecipe della mutazione del protagonista e come faceva Maria Bello si trasforma insieme a lui spinta da un'istintiva attrazione interiore che spesso detta i suoi comportamenti. Tra i due non ci sono le scene di sesso esplicito che c'erano in A History of Violence ma c'è una sessualità ed un'attrazione latente quasi tangibile.
L'ossessione cronenberghiana della scissione e della mutazione umana trova espressione in uno stile asciutto ma non privo di scene tipiche dell'autore, scene di violenza estrema che risultano ancor più forti grazie al contrasto con i toni generali del film. Un lavoro che, come il precedente, torna a parlare della gente comune o meglio di un personaggio come altri. Il primo era un padre di famiglia, il secondo un autista come tanti altri costretto a reagire al confronto col mondo, ed a mostrare la sua vera natura o la parte celata della stessa.
Il film probabilmente non ha l'incipit ed il finale di A History of Violence (quelli erano da antologia), ma nel complesso è addirittura migliore, grazie ad una perfezione stilistica raggiunta dal regista canadese che si dimostra impeccabile in ogni scelta registica e capace di raccogliere tutti gli elementi della sua filmografia, tutti i temi, tutte le migliori inquadrature, tutte le ossessioni, addizionarli, interpolarli e sintetizzarli in un'opera pulita, rigorosa, perfetta.

Commenti
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Romarie   |2007-12-11 17:47:12
Bella recensione, vorrei solo precisare che Viggo Mortensen non ? vissuto
parecchi mesi in siberia, come detto, ma ha solo fatto un viaggio in Russia di
circa un paio di settimane, che gli sono effettivamente servite per capire
meglio il personaggio, come egli stesso ha detto in pi? di una intervista.
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