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FUCKING ÅMÅL

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Scritto da Laura Santabarbara   
Wednesday 31 March 2010
manifesto

  

(Svezia, Danimarca, 1998) di Lukas Moodysson, con Rebecca Liljeberg, Alexandra Dahlstrom, Mathias Rust, Erica Carlson, Stefan Horberg, Josefin Nyberg

 

Agnes: "La mia lista segreta:

  1. Non voglio festeggiare il compleanno

  2. Che Elin mi veda

  3. Che Elin si innamori di me

JAG ÄLJKAR ELIN!!!!!!

(IO AMO ELIN)".

Dopo le prime inquadrature del viso di questa ragazza stupenda, appena adolescente, che danno inizio alla pellicola, partono le primissime note di Drifter (dei Yvonne), che non sono ancora l'inizio di un motivo, ma sembrano essere una forma di "punteggiatura sonora", volta a sottolineare la semplicità con cui è possibile guardare ai propri sentimenti, quando si è perfettamente consapevoli di essere se stessi e di non desiderare nel modo più assoluto di essere diversi.  

 Agnes non ha bisogno di interrogarsi sui suoi desideri, su quello che ha dentro: pur essendo molto giovane, è una ragazza matura e forte, non si sente turbata dalla sua solitudine, dal pensiero di essere vista dai coetanei come una diversa. Ma è proprio il suo coraggio nel riconoscersi ed accettarsi nei suoi sentimenti autentici, senza pensare mai, neanche per un istante, di rinnegare se stessa, che la porterà a vivere un momento di debolezza, dettato dal timore di non poter essere felice vivendo autenticamente. La felicità per Agnes è quella vera, integra in tutta la sua purezza, quella che non si raggiunge attraverso compromessi, priva di ambiguità e di ombre. Per chi ha il coraggio di riconoscere il valore di un sentimento libero da qualsiasi contingenza, la paura di non poterlo mai condividere con una persona speciale è fonte di profonda oppressione... è come sentire di non avere più nulla. Ma nella vita di Agnes entra finalmente Elin...

Elin:  "Sai quanto fa zero per zero? Tanto quanto mi frega di quello che dice la gente".

Elin è una ragazza unica: è bella ed intelligente, decisa, capricciosa, irrequieta... La sua bellezza e la sua disinvoltura la rendono una protagonista dei gruppetti delle amiche, nessuna particolarmente brillante, tutte abbastanza superficiali... e dei desideri dei ragazzi che frequenta con disinvoltura, senza mai stare veramente con nessuno, perché in realtà ne è solo annoiata... Ed Åmål è un buco di posto, dal quale desidera andare via...

Quando Elin inizia a provare qualcosa per Agnes ha finalmente occasione di scoprire se stessa, attraverso sensazioni nuove, che non aveva mai pensato di provare, così prende del tempo... E nella sua irrequietudine prendere tempo e perderlo in qualcosa che in fondo non le interessa affatto diventano la stessa cosa. Così stare con Yohan, un ragazzo fragile e privo di forza e coerenza, sarà solo un cuscinetto temporale tra la percezione che Elin inizia ad avere di sé ed i suoi sentimenti...

Il film offre diversi spunti di riflessione. Il contrasto di Agnes con la sua unica amica, una ragazza che è costretta da un handicap sulla sedia a rotelle, è sottile e doloroso. Agnes riconosce che l'essere state sempre in compagnia l'una dell'altra è derivato semplicemente dal fatto che nessuna delle due frequentasse altre persone. Ma per lei non è un problema riconoscerlo, perché non le importa di essere o meno accettata dagli altri, mentre l'altra, schiacciata dalla propria insicurezza, prova a sfruttare l'allontanamento da Agnes per screditarla e farsi notare a sua volta. E' invece tenero il continuo incontro/scontro tra Elin e sua sorella Jessica, una brava ragazza, che però preferisce semplificare le cose e prendere ciò che di buono può avere, al momento, anche dal rapporto con un ragazzo non propriamente adatto a lei.

L'uso che il regista fa della telecamera che si muove, a braccio, attraverso zoomate, catturando ora una figura, ora quella che nella scena vi si contrappone, avvicina ancora di più il pubblico ai personaggi: la telecamera riesce ad avvolgerne il profilo non solo fisico ma anche psicologico, inducendo lo spettatore a cogliere l'emozione di uno sguardo o l'espressione del volto di tutti i personaggi, non solo delle protagoniste, come nel caso, ad esempio, dei genitori delle ragazze.

La colonna sonora è di un rock rigorosamente adolescenziale, come i poster dei ragazzi attaccati alle pareti delle loro stanze... Fatta eccezione per la scelta di Agnes di accompagnare con le note di un adagio per flauto ed archi di Albinoni il suo momento di abbandono alla disperazione, nascosta nel suo rifugio, la sua stanza, che espone ad una delle pareti la locandina dell'intramontabile Casablanca.

 

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