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(Gran Bretagna/Irlanda/Germania/Italia/Spagna/Francia 2006) di Ken Loach con Cillian Murphy e Padraic Delaney.
Senza nemmeno l'ombra dei titoli di testa lo schermo si riempie improvvisamente del verde caratteristico delle distese irlandesi, la macchina da prese è all'altezza delle ginocchia e inquadra una moltitudine di ragazzi, che dalle voci capiamo essere giovani, circa due dozzine di gambe che si intrecciano in modo repentino. Da questa prospettiva assistiamo ad una partita di un gioco irlandese semisconosciuto, una sorta di incrocio tra hockey sul prato e calcio. La macchina da presa alterna panoramiche a schiaffo ad alcune più lente e descrittive. In questa prima splendida scena è presente tutto lo spirito dell'opera, rabbiosa, vitale, emozionante, suggestiva.
Era dai tempi di Terra e libertà (1995) che Ken Loach non dirigeva un film storico, questa volta lo vediamo descrivere nel particolare e parimenti nell'universale le lotte d'indipendenza dell'Irlanda dall'Inghilterra negli anni venti del secolo appena trascorso. I particolare si concentra su un gruppo di contadini irlandesi che decidono di usare le armi per difendersi dalle torture e dai soprusi degli inglesi e del loro esercito. Il film gira attorno alle vicende di due fratelli Damien (Cillian Murphy) e Teddy (Padraic Delaney), il primo decisamente più equilibrato e razionale e molto più portato per lo studio, viceversa il secondo più istintivo e brusco nei modi di fare e nel prendere decisioni. Contro questa realtà sono costretti a lottare quando, a guerra inoltrata, l'Inghilterra propone un trattato di semi-indipendenza all'Irlanda, i due si ritrovano a sostenere tesi e decisioni agli antipodi.
Il film incarna il vero spirito della rivoluzione e della resistenza mostrandone i lati positivi quali l'unità, l'energia comune a tutti, l'ottimismo (a volte senza coscienza) e l'eroismo, ma anche molti lati negativi come ad esempio la degenerazione della rivoluzione che sfocia nella sete di potere, caratteristica di tutte le rivoluzioni (in particolare di quella per eccellenza, quella francese, con il giacobinismo e l'imperialismo napoleonico). Il disaccordo che nasce dai fautori della resistenza e della rivoluzione è protagonista di una delle scene più belle e suggestive del film: quella in cui parte dei rivoluzionari irlandesi vogliono, per interessi puramente bellici, andare contro ad una decisione stabilita dal tribunale irlandese repubblicano, divenuto realtà dopo spargimenti di sangue irlandese.
Il vento che accarezza l'erba è un film in cui la religione e le discriminazioni religiose hanno un forte peso e, come spesso succede in questo genere di film, si tende ad affidare alle nazioni, identificate in questo caso come religioni, il ruolo "bene" e di "male", di "buoni" e di "cattivi", ma nonostante ciò Ken Loach non cade nella trappola mostrando come aspetto positivo della religione solo quello interiore, privato e personale e riuscendo a non essere troppo indulgente con la chiesa cattolica anzi, al contrario, condannandola per via delle sue posizioni conservatrici e per il suo "andare contro" ai principi che tanto predica.
Il film non è una produzione di genere fine a se stessa ma un'opera ben più completa, facilmente attualizzabile e con chiari messaggi al mondo dei giovani d'oggi. È un inno alla lotta (in senso lato) per difendere i propri diritti, i propri ideali.
Quando alla cerimonia di premiazione dello scorso festival di Cannes è spuntato fuori il titolo di questo film, la cosa apparve un colpo di scena, dato che il favorito era Volver di Pedro Almodovar (altro ottimo film), e girava la voce che il presidente della giuria, il maestro Wong Kar-Wai, non gradisse il film del regista spagnolo e per questo abbia voluto "rapinarlo" del massimo riconoscimento. Oggi a conti fatti, al termine della visione di entrambi i film si può affermare che Ken Loach non ha rubato niente a nessuno in quanto ha realizzato un piccolo gioiello dotato enorme poeticità, presente fin dal titolo originale, The Wind That Shakes the Barley, un verso di una ballata irlandese che inneggia alla resistenza.
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