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Il meglio del Torino Film Festival 2007

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Scritto da Administrator   
Monday 03 December 2007
Un delizioso Michel Piccoli, ironico e tenero nei suoi 84 anni portati benissimo, che ricorda con affetto e nostalgia il “suo” Marco Ferreri, i suoi silenzi e le sue improvvise arrabbiature sul set, le sue quattro passioni (la rivoluzione, le donne, i bambini, il mare), la sua gioia quasi infantile nell’essere finalmente riuscito a scuotere la vecchia borghesia al Festival di Cannes del 1968 con il dirompente “Dillinger è morto”, di cui il Torino Film Festival presentava il restauro. E poi, la sincerità disarmante di Sherad Anthony Sanchez, regista filippino di appena 22 anni, in concorso con “The woven stories of the other” – quasi un documentario su miti, tradizione e leggende di Mindanao, scomodo avamposto dei rivoluzionari comunisti nel sud-est asiatico – che, rispondendo a chi gli chiedeva quale fosse il suo prossimo progetto cinematografico, ammette candidamente che ora deve pensare innanzitutto a laurearsi. E, ancora, le lunghe code all’ingresso delle sale che proiettavano la personale completa (tre cortometraggi e il primo lungo “Viva”) della poliedrica, ma ancora poco conosciuta Anna Biller, giovane regista americana che rinnova il culto - di moda negli ultimi anni - del cinema di genere e sexploitation, in grado di curare ogni aspetto dei suoi lavori, arrivando a disegnarne e cucirne personalmente anche i costumi. E, infine, ovviamente, i film, tanti, vecchi, nuovi, a colori, in bianco e nero, documentari, d’azione, commedie, anteprime, famosi, discussi, censurati, provenienti dall’Italia, dall’Europa, dall’Asia, dagli Stati Uniti, dall’Australia… In questo melting pot di pellicole offerto dalla 25esima edizione del Torino Film Festival si sono viste sicuramente cose molto interessanti, per una qualità media abbastanza alta, specie se si tiene conto dell’enorme mole di opere presenti, ben 142 tra corti, medio e lungometraggi. Incanta ancora una volta Sokurov, con una fotografia da manuale e soprattutto con la sua Aleksandra, protagonista silenziosa ma caparbia, nonna di un giovane militare russo che va a trovare in Cecenia, incurante degli orrori e dei pericoli della guerra. Stupisce il filippino Sanchez, di cui abbiamo accennato sopra, che nonostante la giovanissima età è già in grado di presentare un’opera complessa, frutto di intense ricerche sulle tradizioni del suo paese, e dalla struttura non usuale, tra canti tribali ipnotici e una natura immensa e sovrastante. E stupisce, soprattutto, l’americano Craig Gillespie, che affronta il difficile tema della solitudine e della carenza di affetto con garbo e semplicità, nella strana storia del giovane e timido Lars (“Lars and the real girl” il titolo del film), che si fidanza con una bambola gonfiabile – avete capito bene, una bambola gonfiabile…- di quelle che si ordinano per posta, e con un finale memorabile alla Frank Capra, in una gara di solidarietà collettiva che commuove. Inusuale anche “Farkas” (“Wolf” in inglese) dell’ungherese Tamas Toth, ambientato nella bianchissima e freddissima taiga russa, dove arriva l’impareggiabile Nikolaj Serghievijc, bevitore di vodka da competizione, chiamato dai pastori del luogo a risolvere lo strano caso di alcuni lupi-vampiro che succhiano il sangue delle loro renne fino a ucciderle. Senza soffermarci sulle due belle e complete retrospettive di Cassavetes e Wenders, sui documentari, e sui film d’esordio di sei registi italiani che hanno fatto la storia del cinema (Tinto Brass, Florestano Vancini, Francesco Rosi, Gianfranco De Bosio e Paolo e Vittorio Taviani), segnaliamo un bel corto di Fabio Mollo, “Giganti”, sulle difficoltà incontrate da un ragazzino calabrese a uscire dal branco: splendidi fotografia e protagonista. Chiudiamo, infine, come abbiamo aperto, ancora con Michel Piccoli, e con la sua formidabile risposta a chi gli chiedeva quale fosse il suo prossimo film: “Ho intenzione di girare un'altra pellicola con Ferreri – ha detto prontamente l’attore francese – ma ho la sensazione che difficilmente riuscirò a farla…”. Onore al merito degli organizzatori del Festival che hanno avuto l’idea di ospitarlo.
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