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Notizie Flash |
Guarda il video del seminario di regia con Stefano Incerti organizzato da Pigrecoemme ad Aprile. |
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The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 22 January 2012 |
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(Gb/Francia/Germania 2011) di Thomas Alfredson con Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Mark Strong, Ciaràn Hinds, Benedict Cumberbatch, Toby Jones
Elegante ai limiti dello snob questo nuovo adattamento dell'omonimo romanzo di John Le Carrè, già trasposto in forma audiovisiva, ma per il piccolo schermo, nel 1979. Nello sceneggiato, diretto da John Irvin, il protagonista, George Smiley, era intepretato da Sir Alec Guinness (che ne vestì i panni anche nel sequel Tutti gli uomini di Smiley del 1982, mentre in un altro film-tv, A Murder of Quality, del 1992, Smiley fu Denholm Elliot) mentre ora tocca a Gary Oldman. Missione compiuta e non solo da lui. La talpa non presenta sbavature, dalla regia (dello svedese Tomas Alfredson di Lasciami entrare) alla fotografia di Hoyte Van Hoytema, entrambe rimandanti ad un cinema seventies, più Pakula che Pollack, che, forse, è stato il migliore nel genere; dalla scenografia ai costumi, passando, ça va sans dire, per le interpretazioni, tutte di livello altissimo (Colin Firth, l'apparentemente più svogliato del cast, si riscatta con quell'ultimo sguardo rivolto all'amore della sua vita che sta per liberarlo). E la prova degli attori, in una sorta di dramma da camera, un kammer-spy-le molto parlato (ma chi conosce il Le Carré scritto sa di non potersi aspettare Jason Bourne), vuol dire l'80% dell'impianto.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Saturday 21 January 2012 |
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(Usa 2011) di Clint Eastwood con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts, Judy Dench, Armie Hammer
Gay Edgar Hoover: così è stato ribattezzata l'ultima fatica registica di Clint Eastwood. Gioco di parole, invero, servito su un piatto d'argento dalla scelta di analizzare, dell'intensa e complicata vita del fondatore dell'FBI, il privato, quello più celato, quello oggetto di pettegolezzo e gag demenziali (in un film della serie Naked Gun, nella carrellata di immagini sugli ex direttori della Federal Bureau Investigation, la cornice dedicata a Hoover recava al suo interno un tutù rosa). I detrattori eastwoodiani,e, tra questi, i più accaniti, come spesso accade, sono quelli che più lo hanno amato, forti delle ultime due prove davvero opache (Invictus, Hereafter), si scagliano anche contro quest'ultima regia denunciandone limiti soprattutto storici: dov'è la Storia? dov'è la II guerra mondiale?dov'è l'America, visto che Hoover "è" l'America? L'America che trama, spia, gioca sporco, beh quella è raccontata magistralmente (e forse non si potrebbe meglio) dall'Ellroy di American Tabloid. Ma anche Eastwood, nonostante il copione sia di Dustin Lance Black (omosessuale di famiglia mormona, vincitore dell'Oscar con Milk, la cui filmografia è incentrata finora sulla ricostruzione storica delle difficoltà incontrate negli Usa dalla comunità gay) e con ritrovata mano felice rispetto alle imbarazzanti titubanze degli ultimi due lavori, evita le trappole del queer movie (perché, checché ne pensiate, la scena in cui lui alla morte della madre indossa i suoi abiti è toccante e non grottesca), cui forse non sfuggiva neanche l'opera di Gus Van Sant, e narra di una Nazione attraverso il protagonista del suo biopic: una Nazione contraddittoria che maschera con la democrazia un totalitarismo ideologico frequentemente non diverso da quelli combattuti; una Nazione che maschera con la morale il moralismo; una Nazione piena di segreti che, tuttavia, strumentalizza i segreti altrui. Una maschera, però, che, col passare del tempo (con la vecchiaia), si fa palesemente posticcia, trucco/make up che non regge. Nuove frontiere della mistificazione si fanno avanti ed ora i cattivi (Saddam? Bin Laden? Gheddafi?) bisogna prima crearli, forgiarli, per poi "mascherarsi" nuovamente da paladini della Libertà!
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 01 January 2012 |
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(Usa
2011) di George Clooney con Ryan Gosling, George Clooney, Paul
Giamatti, Phillp Seymour Hoffman, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei
Tu quoque
Stephen! La politica
ab-Brut-isce. Anche il più idealista, il più partecipe degli spin
doctor presto impara che dietro
le luci della ribalta elettorale si cela l'esatto contrario (delle
luci): l'ombra/il lato oscuro (la scena chiave del film è quella in
cui, con un totale, Clooney
ci restituisce una bandiera americana rovesciata - il dietro le
quinte di un palco in cui il candidato Morris
tiene un discorso - sulla quale si stagliano le silhouettes, nere, di
Paul
e Stephen,
suoi consulenti) ovvero
sotterfugi, colpi bassi,
scorrettezze, tutto tranne che i programmi! Il George
dietro la m.d.p. ci restituisce (partendo, da un testo teatrale di
Beau Willimon,
Farragut North,
adattato con il sodale Grant
Heslov) l'allure
di quelle regie seventies,
tra Alan J.Pakula
e Sidney Pollack,
presenti pur nella discrezione del POV. Il George
davanti, invece, sceglie, come nel precedente Good
Night, Good Luck, un
carattere secondario, ma, stavolta, determinante ai fini dell'azione:
il candidato democratico Mike
Morris, così simile, nei
discorsi (dalla necessità di non rispondere all'estremismo con
l'estremismo, all'approvazione dei matrimoni gay), a Barack
Obama, il candidato della
Hollywood
liberal (quella di cui Clooney,
ma anche il Leonardo Di
Caprio, figurante tra i
produttori esecutivi, fanno parte) che quella Hollywood
liberal deve aver deluso.
E' il cinema, bellezza. Quello vero!
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Saturday 03 December 2011 |
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(Usa
2011) di Woody Allen con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion
Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brosy, Michael Sheen
Benvenuti
nel “Negozio Nostalgia” di Monsieur
Allen,
quello dove, come in un romanzo di Mark
Twain
(colui senza il quale, secondo Gil
Pender,
il protagonista interpretato da Owen
Wilson,
non esisterebbe la letteratura americana contemporanea), è possibile
ritrovarsi fianco a fianco con i propri idoli nella Parigi degli anni
'20: Scott
Fitgerald
e sua moglie Zelda,
Gertrude Stein,
T.S.Eliot,
Picasso, Buñuel
(cui
Gil
suggerisce il plot di L'angelo sterminatore
che il regista di L'âge
d'or,
però, - una divertente presa in giro del surrealismo in cerca di
spiegazioni razionali - non comprende), Man
Ray
ed un Salvador Dalì
ossessionato dai rinoceronti.
Midnight in Paris
ci restituisce un Allen
in forma, libero dall'ossessione di raccontare amori senili ed alle
prese con nient'altro che una fiaba, une
féerie,
nella quale a mezzanotte non si spezza, ma ha inizio, l'incantesimo,
a bordo di un'auto/carrozza. Una favola lieve, condotta in punta di
penna e con una grazia nella scrittura che l'ultimo Woody
pareva aver smarrito insieme con lo smalto dei tempi migliori. Un
Allen
ritrovato, ottimista, che, a dispetto delle premesse, conclude che
bisogna vivere il presente (“Il
passato non è morto. Anzi, forse non è nemmeno passato”).
Anche perché il presente è una passeggiata sotto la pioggia a
Parigi.
E' la bohème!
E, trattandosi di fiaba, senza neanche la tubercolosi.
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 27 November 2011 |
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(Usa/Gb 2011) di Lone Scherfig con
Anne Hathaway, Jim Sturgess
One Day
è la dimostrazione in celluloide, qualora ce ne fosse ancora
bisogno, che letteratura e cinema sono due forme di narrazione
completamente diverse e che il modo migliore di farle interagire è
l'infedeltà. David Nicholls,
invece, autore del romanzo e sceneggiatore della pellicola, si scopre
monogamo nella forma, ragion per cui da un buon libro ne vien fuori
un filmetto appena sufficiente, all'apparenza tratto da uno di quei
chick lit
melodrammatici scritti in serie da gente come Nicholas Sparks (e
trasposti da anonimi registi come qui finisce con l'essere Lone
Scherfig).
Il motivo? Il racconto di un solo giorno, sempre lo stesso (il 15
luglio) nell'arco di vent'anni, nella vita di Emma
e Dexter,
se sulla pagina scritta sembra una gran trovata, sul grande schermo
risulta un unico grande sintagma ad episodi (per dirla con Christian
Metz)
e non è una novità (qualcuno ha visto Dieci
inverni
di Valerio Mieli?
ebbene sì un'opera italiana!). Certo, le ellissi ti permettono di
sorvolare su alcuni passaggi (la scoperta della malattia della madre
del protagonista e la sua morte) sì da mantenere il tasso melò
al di sotto dei livelli di guardia, ma alla fine i nodi vengono al
pettine e le lacrime sgorgano copiose (anche quelle del sottoscritto
che si è ricomposto prima di scrivere la presente). Detto questo,
tuttavia, vedere One
Day
consente di scoprire (o di confermare) il talento di Anne
Hathaway,
mai banale, a differenza di Jim
Sturgess
che qui va avanti un po' di mestiere e senza impegnarsi più di
tanto.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Saturday 05 November 2011 |
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(Usa
2011) di James Wan con Patrick Wilson, Rose Byrne, Leigh Wannell,
Barbara Hershey
"Non
è la casa ad essere posseduta"
recita la frase di lancio del nuovo film (il quarto) di James
Wan,
erroneamente ritenuto enfant
prodige
del genere horror a causa del franchise
Saw
cui ha dato inizio (ma dopo l'estenuante ed estenuato VI capitolo non
dovremmo essergliene più grati, anzi dovremmo cominciare anche ad
andargli a citofonare alle 2 di notte oppure rigargli l'auto nel
parcheggio del centro commerciale). Erroneamente perché nessuno dei
suoi lavori successivi (Dead Silence e Death Sentence) ha confermato quanto il suo ufficio stampa
propagandava. Pur tuttavia il Festival del Cinema di Roma è caduto
nella trappola ed ha invitato Wan
a tenere una lezione sui meccanismi horror nel giorno di Halloween.
Un maestro quindi. Nientemeno! E il diploma, la tesi di laurea
sarebbe questo Insidious?
Una sequela di tritissime convenzioni delle pellicole ambientate
nelle Haunted
House (con situazioni al limite del ridicolo come la medium provvista di una specie di maschera antigas o il diavolo che pare uscito da uno di quei teatrini itineranti che d'estate allietano le serate delle località balneari con le loro marionette)
salvo che...e qui interviene la furbissima frase di lancio succitata
ché spoilera addirittura l'unica sorpresa (collocata, comunque, a
poco dopo la metà della storia) di un altrimenti telefonatissimo
plot. Non mi spiego come mai l'ideatore di questa trovata pubblicitaria non sia stato invitato dallo stesso Festival a tenere una lezione su come si lancia un film.
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 16 October 2011 |
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(Usa
2011) di Jon Favreau con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde,
Sam Rockwell, Keith Carradine, Paul Dano
Un
titolo ed un concept venduti (da Scott
Mitchell Rosenberg)
nel 1997 senza che ci fosse una storia. Il rischio era che la
formula diventasse una sorta di "ricchi
premi e cotillons",
specchietto per le allodole, fumo senza arrosto come le copertine con
le tettone di Cronaca
Vera.
Forunatamente, per il film e per noi, Jon
Favreau
dimostra di sapersi destreggiare tra i codici del western. E pazienza
che lo straniero senza nome, di cui facciamo conoscenza all'inizio,
un nome poi ce l'abbia e non sia neanche straniero. Passi anche per
l'aspetto degli alieni paragonabile, come da recente trend
fantascientifico, a crostacei harryhauseniani.
Gli attori sembrano convinti, hanno le facce giuste (Keith
Carradine
e Clancy Brown
sembrano nati per il western) e la storia scorre via che è un
piacere. Poi, a volerla dire tutta, magari ci è piaciuto solo perché
le ultime invasioni extraterrestri sul grande schermo sono state roba
inguardabile tipo Skyline
e World Invasion.
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 16 October 2011 |
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(Usa
2011) di Steven Soderbergh con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow,
Kate Winslet, Larry Fishburne
Chi
ha l'abitudine di leggermi (pochi, ne sono cosciente) sa quanto poco
stimi Soderbergh,
uno che, da bravo artigiano, ha messo nel sacco critica, pubblico e
apparato facendo credere di essere un autore. C'è una pellicola che
la dice lunga sul suo ego spropositato: Schizopolis,
vista poco (un passaggio su Tele
+ all'epoca),
ma da recuperare per avere il quadro preciso del buon Steven.
Una premessa necessaria perché son qui a scrivere bene di Contagion.
E sono il primo ad essere rimasto sorpreso. I tic sono i soliti:
pseudocamera stylo, a mano, fotografia sporca, ma stylish come non
mai. Tuttavia, la scelta di raccontare una pandemia allontanandosi
dagli stereotipi del genere (non tutti, però, il cast all stars è
uno di quelli confermati) e cioè rifiutando la spettacolarizzazione
da blockbuster, si rivela vincente ed avvincente. Non tutti i
caratteri sono riusciti (Elliot
Gould
che fine fa? Il personaggio della Cotillard...bah!),
ma quelli che lo sono, lo sono per davvero (il cinico blogger Jude
Law
è un colpo da maestro). Senza dimenticare che il film, con questa
allure
dimessa, ha il grande merito di non tenere a distanza lo spettatore
(tanto è un
film),
ma di inquietarlo ben oltre la durata. Perché quando tutto sembra
finito, il Day 1
è lì pronto a ripresentarsi (e non solo per un escamotage di
montaggio). E sarebbe veramente la FINE.
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 11 October 2011 |
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(Danimarca,
Svezia, Francia, Germania 2011)
di Lars Von Trier con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer
Sutherland, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgaard
Primi
6 minuti di inquadrature e-statiche e quadri (Il
ritorno dei cacciatori di
Pieter
Brueghel il Vecchio)
animati. Escamotage analogo a quello utilizzato per introdurre i
diversi capitoli di Le
onde del destino.
Segue un'ora di variante dogmatica su Festen
(si
dirà Matrimonien
in danese?). Inutile e piena di gag infantili come quella del wedding
planner
interpretato dal feticcio vontrieriano
Udo
Kier
che si rifiuta di guardare in faccia la sposa in quanto rea di
avergli rovinato il ricevimento. Ah, c'è anche il gioco "quanti
fagioli ci sono nella bottiglia?", sì proprio quello di Pronto
Raffaella.
Al termine di questi estenuanti sessanta minuti, eccone altri
sessanta in cui si aspetta l'impatto del pianeta eponimo tra
previsioni (Justine
la protagonista ha delle sensazioni e lo dimostra alla sorella
rivelandole il numero dei fagioli nella bottiglia che nessuno aveva
indovinato. Avete letto bene: proprio così), depressioni e
nichilismo (qualcuno, poi, mi dovrà spiegare perché il Danese debba
combattere il suo nichilismo annichilendo le gonadi del pubblico).
Finite anche voi con l'aspettare l'impatto, ma per essere liberati.
Alla fine si capisce perché Von
Trier
in conferenza stampa, a Cannes,
abbia ciarlato di Olocausto e di fascino del nazismo: non aveva
(perché non c'era) nulla da dire sul suo primo film catastrofico che
si rivela solo una catastrofe.
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 11 October 2011 |
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(Usa 2011) di
Nicholas Winding Refn con Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert
Brooks, Bryan Cranston
Ed
ecco arrivare un altro cinealchimista portatore (insano) di
criocinefilia postmoderna. Titoli anni '80, giubbotto con scorpione
dietro (Scorpio
Rising
di Kenneth Anger?
Sì proprio così, così scontato), mise
en abîme
(il protagonista fa lo stuntman, il boss ha un passato da produttore
"producevo
polizieschi ed erotici, i critici dicevano che erano europei, per me
era solo merda")
che fa tanto autoironia radical
chic,
un viaggio dell'eroe, accorso in salvo della bella, piuttosto trito
e, dulcis
in fundo,
ciò che nessun autore, che voglia sentirsi definire tale, manca mai
di mettere in uan sua opera: la storia dello scorpione e della rana.
Crediamo che anche Orson
Welles
(che la inventò in Rapporto
confidenziale)
ne possa più. Resta la sensazione di un progetto concepito in
vitro,
come ormai sempre più spesso accade (e non solo nei blockbuster). Ma
dove sono più i film raté?
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Laboratorio Critico -
Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 11 October 2011 |
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(Usa
2011) di John Requa, Glenn Ficarra con Steve Carrell, Julianne Moore,
Ryan Gosling, Emma Stone, Marisa Tomei
Sono
questi i film (non certo La
vita secondo Dan)
vedendo i quali prendiamo atto che Steve
Carell
sia il più convincente erede della maschera (tragi)comica di Jack
Lemmon.
Sono questi i film vedendo i quali prendiamo atto che c'è una via
alla commedia romantica hollywodiana (nella sua ben nota variante del
ri-matrimonio) alternativa ad Apatow
e quindi moderatamente disinibita. Sono questi i film vedendo i quali
prendiamo atto che chi dice che Julianne
Moore è
una mediocre attrice non ha capito niente. Ryan
Gosling
ed Emma Stone,
invece, sono i personaggi più scontati e deboli, ma fa niente, il
resto (copione compreso) è decisamente superiore alla media.
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20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Sunday 09 October 2011 |
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(Gb
2008) di Nicolas Winding Refn con Tom Hardy, Kelly Adams, Katy
Barker, Edward Bennett-Coles, June Bladon
"Chi
scambia questo e gli altri titoli di Refn per esercizi di stile o
film di solo genere, non ha davvero capito niente"
recita la parte finale della minirecensione di Bronson
che trovate tra le schede dei film in programmazione di FilmTv.
Eccessiva l'accusa di "ottusaggine" perché l'esercizio di stile
è un po' il marchio di fabbrica di Refn
fin da Pusher
e da Bleeder
(una sorta di Clerks
efferato e cruento). Esercizio di stile che in Bronson
diventa più interessante perché "messo in abisso" all'interno
della biografia (ma definire il film un biopic
sarebbe, anzi è, limitativo) di Michael
Peterson,
il criminale più famoso del Regno
Unito,
il quale, in carcere da 34
anni,
ha scelto di trasformare la propria inclinazione alla violenza in
mera arte performativa (esercizio di stile?) con un nom
de plume
che è proprio quello cui state pensando: Bronson
come Charles
Bronson.
La messa in scena del regista diventa messa in scena del protagonista
(interpretato da un eccellente Tom
Hardy)
che col volto imbiancato a mo' di pagliaccio/mimo/ marionetta
mejercholdiana
arringa
in teatro (un escamotage
questo che sa un po' di Luhrmann)
un pubblico anonimo perorando/raccontando la sua causa.
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Laboratorio Critico -
20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 04 October 2011 |
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(Francia
2010) di Fred
Cavayé, con Gilles Lellouche, Roschdy Zem, Gérard Lanvin, Elena
Anaya, Mireille Perrier
Si rischia anche in questo caso
di non vedere in Italia, almeno in sala, l'originale francese, ma il suo remake
americano come è già accaduto per Pour
Elle, dello stesso
regista, circolato direttamente nell'home video ed approdato sul
grande schermo nella deludente versione a stelle e strisce diretta da
Paul Haggis,
The Next Three Days.
E sarebbe solo questione di predominio culturale perché, ancor più
di quello, À bout
portant (il cui titolo
inglese, Point Blank,
è così splendidamente e boormanianamente
evocativo) del
modello hollywoodiano ricalca ritmo e plot essenziale. Sarebbe rapido
e facile adattarlo in quanto Cavayé
abbandona approfondimento psicologico e riflessività per un
concentrato (meno di 90') di adrenalina, calato superficialmente in
un contesto polar,
che avrebbe potuto essere opera di un McTiernan
dei tempi buoni. Il film c'è, ma sorge il dubbio: che Cavayé
l'abbia fatto proprio per aprirsi le porte di Hollywood
come action director?
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Wednesday 14 September 2011 |
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(Usa 2011) di J J Abrams con Joel
Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich
Super
8 nasce con l'intenzione
precisa di autoaffibbiarsi un'etichetta vintage
(un vintag
tanto
per prendersi il lusso di un neologismo di matrice zuckerberghiana)
con la quale portare al cinema nuove generazioni, ma soprattutto
quelle cresciute, nei '70, a pane e Spielberg.
Testualmente e paratestualmente (leggi: produttivamente) affine a
pellicole quali Gremlins,
I Goonies,
Explorers,
Poltergeist,
Super 8
sconta un dualismo Re Mida di Hollywood (Spielberg)
-
Re Mida televisivo (della Terza
Golden Age
televisiva
americana)
J J Abrams,
che non fa bene al film. E' pur vero che il creatore di Lost,
abile e furbo rimestatore di immaginario del passato, non è
paragonabile, come regista, a Joe
Dante,
Tobe Hooper
e nemmeno al più commerciale Richard
Donner.
Lo
scarto rispetto alla poetica spielberghiana, da
sempre, e per motivi autobiografici, caratterizzata dall'assenza di
padri o da padri assenti, è evidenziato qui dall'opposta assenza di
madri, escamotage che permette al director
di mettere una distanza tra sé e il produttore, ma anche, forse
inconsciamente, di denunciare la propria devozione verso i padri (gli
unici genitori attanti nei nuclei familiari principali della storia)
di cui Spielberg
è il più importante ed influente. A dire il vero Super
8 si lascia pure vedere,
ma è nel momento topico dello sviluppo che succede qualcosa. Il
treno che ospita l'entità aliena, a differenza di quello della
Ciotat (che
restò nei binari, ma spaventò gli spettatori), deraglia, ma non
turba, non sgomenta. Si infrange, quello sì, sull'attenzione del
pubblico che, da quel momento in poi, smette di avere interesse per
la storia. La quale prosegue tra spudorati omaggi a mastro Steven
sebbene l'immaginario che se ne ricava, ci pare, si approssimi
maggiormente all'universo tonitruante di un Emmerich.
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20th Century Box
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Scritto da Rosario Gallone
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Monday 12 September 2011 |
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(Usa 2009) di Miguel Arteta con Michael
Cera, Portia Doubleday, Jean Smart, Zach Gafilianakis
Bisognerebbe approntare una
dichiarazione di indipendenza. Dall'indipendenza. Cinematografica.
Solo così, forse, ci potremmo risparmiare:
1) titoli di testa e sequenze in
animazione similJuno (visto che c'è Michael Cera devono
aver pensato i realizzatori e ci avevano già pensato, per lo stesso
motivo, gli artefici di Nick & Norah - Tutto accadde in una
notte)
2) citazioni del o ammiccamenti al
cinema italiano (Fellini) e francese (Nouvelle Vague)
per darsi un tono autoriale;
3) sfrontatezza sessuolalica
(nientepopodimeno che un dito in culo!);
4) maledettismo giovanile di quarta
generazione (qualcuno sente la mancanza di rebel without a cause
degli anni zero?).
Miguel
Arteta
poi è recidivo (Star
Maps,
The Good Girl)
e gli andrebbe applicata l'aggravante di "tortura sundanciosa alle
gonadi degli spettatori".
Evitatelo
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Film In Sala
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Scritto da Rosario Gallone
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Tuesday 06 September 2011 |
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(Usa
2011) di Jake Kasdan con Cameron Diaz, Justin Timberlake, Jason
Segel, Lucy Punch
In
principio furono i Farrelly.
Si deve a loro se negli anni '90 si ricominciò a ridere in sala in
maniera scorretta e scatologicamente liberatoria. Poi è arrivato il
Frat Pack
e la banda di Apatow
con qualche puntatina dell Happy
Madison
di Adam Sandler.
Noi
cresciuti col mito di Belushi
e di Bluto
Blutarsky
non possiamo che accogliere con entusiasmo questa invasione di
commedie R(ated) che ha i suoi alfieri (Zach
Gafilianakis
in testa), ma che ha finito col contagiare anche gente come il
Tom Cruise di
Tropic Thunder,
il Colin Farrell
di Come ammazzare
il capo...e vivere felici
e Cameron Diaz.
Quest'ultima, a dire il vero, si era già misurata con la comedy
sboccata (La cosa
più dolce)
e qui non fa che confermarsi talento comico. La sorpresa è Justin
Timberlake
capace non solo di recitare, ma di prendersi in giro sia come
cantante (la canzone che canta alla fidanzata nel pub) sia come sex
symbol.
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