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(Italia, Svizzera 2007) di Silvio Soldini con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston
L'ultima pellicola di Soldini r-esiste in costante equilibrio tra due corpi attoriali. Elsa e Michele reagiscono in maniera diversa alla precarietà lavorativa. Una precarietà anche sentimentale che destabilizza il loro rapporto. Il cielo incerto di Genova è il riflesso atmosferico dell'imminente crisi coniugale...
La vita coniugale di Michele (Antonio Albanese) e Elsa (Margherita Buy) viene sconvolta dalla notizia che l'uomo non lavora piu da almeno due mesi. La coppia rinuncia agli agi della vita precedente ed è costretta a rimettere in discussione la propria posizione sociale. Il rapporto di Elsa e Michele scandito dalla frenesia dei nuovi ritmi lavorativi attraversa una crisi che sembra non avere una via d'uscita.
L'ultima pellicola di Silvio Soldini riesce a svelare attraverso il corpo sofferente della coppia i segni della precarietà lavorativa e dei suoi inevitabili risvolti esistenziali e sentimentali. Il dramma di una coppia in via di scissione viene scomposto per raccontare il dramma individuale dei suoi protagonisti con un rigore estetico sorprendente. Giorni e nuvole r-esiste in costante equilibrio tra due corpi attoriali, restituisce con la stessa intensità e nella stessa pellicola la sofferenze e le reazioni di due personaggi profondamente diversi come erano state anche Valeria Golino e la fedele Licia Maglietta nel delizioso Le Acrobate (1997). Al settimo lungometraggio si ha davvero l'impressione che Soldini non abbia più nulla da imparare nella direzione degli attori, come ha ben sottolineato Alber to Crespi sulle pagine del quotidiano L'Unità.
I corpi di Elsa e Michele non possono reagire allo stesso modo di fronte ai primi sintomi della disfatta sociale. La donna sembra più determinata ad accettare la nuova realtà e riesce a rinunciare alla "passione "improduttiva" per il restauro pittorico prima di trovare un doppio impiego diurno-notturno che non le impedisce comunque di sostenere il marito e mantenere un buon rapporto con la figlia ventenne Alice (la giovane Alba Rohrwacher). Michele reagisce invece in modo disorganico con i suoi alti e bassi che lo conducono all'apatia esistenziale dopo il fallito tentativo di mettere in piedi una cooperativa operaia insieme ai suoi ex-dipendenti.
L'impeccabile Antonio Albanese riesce a trasmettere senza mezze misure la sua inadeguatezza esistenziale trascinando per le strade di Genova una sagoma triste e corpacciuta che ricorda (in)volontariamente la straordinaria maschera di sofferenza inventata in tempi non sospetti da Emil Jannings per L'ultima risata (1926) diretto da F.W Murnau. La vita da precario e le sue innumerevoli porte girevoli dalle quali si entra e si esce. Una vita sempre in movimento come la m.d.p di Soldini che getta uno sguardo altrettanto precario su Genova; uno sguardo frenetico e precario nella sua mobilità capace di riconsegnare la città alla sua dimensione caotica come nella sequenza in cui Michele improvvisato galoppino attraversa il centro ligure a bordo di uno scooter.
E ancora, la precarietà atmosferica del cielo genovese fotografata da un ottimo Ramiro Civita impegnato quest'anno anche sul set di La ragazza del lago diretto dall'esordiente Andrea Molaioli. Genova e le sue vedute marine solcate dalle nuvole e l'incertezza atmosferica che getta definitivamente la sua ombra sul rapporto di Elsa e Michele: il cielo degli amanti non può essere sereno quando l'incertezza è anche nei sentimenti. Inutile cercare un cielo terso e azzurro en plein air per ricominciare una storia; si può ripartire anche da quello artificiale di un affresco raffigurante un'Annunciazione, forse presagio figurativo della possiblità di una (ri)nascita affettiva ancora lontana.
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