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Scritto da Antonia La Torre
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Tuesday 25 September 2007 |
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(Francia 1960) di Jean-Luc Godard con Jean Paul Belmondo, Jean Seberg
Un uomo e una donna giocano a cercarsi e sfuggirsi, a conquistarsi e respingersi, fino all’ultimo respiro.
Lei è riluttante, maliziosamente scontrosa, permette solo piccoli sorsi della sua spregiudicata e, insieme, timida bellezza.Lui, affascinante e pericoloso, ruba automobili e cuori e cela le sue colpe dietro l’elegante e ingenuo fascino da Humphrey Bogart di provincia, con tanto di cappello a tesa e sigaretta.Lei vuol diventare giornalista. Lui scappa dalla polizia.Le loro esistenze sono coinvolte e travolte da un turbine vorticoso e folle di storie e mondi, menzogne e parole, segreti e passioni.Ma non è il solito, tipico gangster movie.Godard si diverte ad innovare e sovvertire canoni e stereotipi, colorando la sua storia delle vivaci, insolite, disinvolte tinte della nouvelle vague.La continua rincorsa dei protagonisti è seguita da una telecamera coraggiosa e audace, che osa spostamenti volutamente disarticolati e (addirittura!) scavalcamenti di campo, che si muove libera su carrelli senza binari, assaporando il gusto di infrangere le tradizionali regole registiche.E attraverso l’avvincente e tenera vicenda del ladro che s’innamora, il regista racconta di sé.Regala al pubblico frammenti del suo mondo e del suo pensiero, dipingendo un affastellarsi ipertrofico di citazioni cinefile, allusioni colte e richiami letterari, creando una danza caleidoscopica di dettagli da riconoscere e ricostruire (come la sua casa natale o la copia dei Cahiers du cinèma venduta per strada).Egli stesso interviene sulla scena, s’insinua nella trama, abita i suoi pensieri, respira con i suoi personaggi.Ne risulta uno straordinario universo metacinematografico, fatto di proibitissimi sguardi in macchina, costruito su gesti e discorsi, disseminato di piccoli e frequenti indizi, un universo dinamico e spontaneo, in cui finzione e realtà, schermo e vita si fondono in un unico abbraccio.
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