|
(Francia, 2006) di Alain Resnais
con Sabine Azéma, Laura Morante, André Dussolier, Pierre Arditi, Lambert Wilson
Tratto da una pièce teatrale di Alan Ayckbourn, “Private fears in public places”, “Cuori” è l’ennesimo gioiello confezionato da un grande artigiano del cinema, Alain Resnais, classe 1922, un veterano della macchina da presa.
Il regista de “L’anno scorso a Marienbad” (tanto per citarne uno), premiato con il leone d’argento per la miglior regia all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, realizza un’opera corale (in perfetto stile Resnais), malinconica, sulla solitudine e sulla difficile condizione esistenziale del nostro tempo. Un ritratto intenso di una umanità fragile ed insicura, che espone in pubblico le proprie paure private.
Il maestro francese mette in scena sei personaggi, sei cuori, sei storie incrociate di uomini e donne.
Sullo sfondo delle storie, una Parigi artificiale, ricostruita in studio, sulla quale scendono incessantemente fiocchi di neve, anch’essa artificiale. Autentica è invece la sofferenza e il senso di solitudine che pervade ognuno dei personaggi.
Nicole (una Laura Morante sottotono) è una donna alla ricerca di un appartamento da condividere con il suo fidanzato Dan (Lambert Wilson), un ex militare alcolizzato e perennemente in attesa di un lavoro. Durante la sua ricerca Nicole incontra Thierry (Andrè Dussolier), un agente immobiliare che nutre una profonda ammirazione per Charlotte (Sabine Azèma), una sua collega apparentemente bigotta che ha l’hobby dello spogliarello. Gaelle, sorella di Thierry, con il quale convive, è un cuore solitario alla ricerca ossessiva di un uomo fisicamente apprezzabile, si imbatte in uno dei suoi incontri in Dan, in rotta di collisione con Nicole. Lionel (Pierre Arditi), barista in un locale di cui Dan è assiduo frequentatore, conosce Charlotte, la quale fa da badante al suo vecchio padre infermo, arteriosclerotico ed erotomane, settimo personaggio invisibile del film.
Le storie sono mirabilmente incrociate nel preciso montaggio di Hervè de Luze, impreziosito da
particolari e suggestivi cambi scena che vengono annunciati da una dissolvenza incrociata con effetto neve incastonato nel mezzo.
Ogni personaggio entra nella vita di un altro e ne rimane incastrato, come una sorta di gigantesca matrioska che lo imprigiona. Intrappolati dalla loro stessa infelicità cercano illusorie vie di fuga nell’alcool o negli annunci per cuori solitari.
Un’opera molto dialogata, interamente girata in interni, con un cast d’eccezione.
Resnais firma una regia pulita e talvolta persino leziosa. Particolarmente suggestive le riprese dall’alto, le frequenti inquadrature in plongée, che in piano sequenza seguono i personaggi nei loro movimenti, nelle loro azioni, all’interno delle case. Case spesso vuote come alcune persone, o per meglio dire alcuni personaggi di questa pellicola. Case dagli strani soffitti, dalle pareti non chiuse, comunicanti con le altre stanze, dalle porte aperte o comunque mancanti, che richiamano un certo gusto e uno stile nell’allestimento scenografico tipico della nouvelle vague francese.
Splendida e toccante la sequenza in cui la neve scende direttamente in casa, posandosi sulle mani giunte di Lionel e Charlotte, un effetto ovviamente di montaggio, che esprime però tutta la freddezza con cui i personaggi gestiscono i loro rapporti sociali.
Meravigliosi nel finale i dolly che si alzano sui personaggi intenti a fare le valigie, simboleggiando l’uscita dal luogo-non luogo-filmico, che sottolineano ancora una volta la solitudine dei loro “cuori”.
La scena finale è una lampante critica al sistema televisivo, che appunto come recita il titolo dell’opera teatrale espone in pubblica piazza fatti privati.
|
Un'estate al MADRE
Comunque la prima sera c'era solo gente di spettacolo, ne...
Un'estate al MADRE
E' in streaming su neche.it, ma quel sito ti ammazza di v...
Un'estate al MADRE
Sapete dove posso vedere il documentario sulla danieli in...
Non è un paese per v...
I vecchi del titolo sono i portatori di valori antichi (l...
Paranoid Park
Gus Van Sant ha diverse anime. Quella commerciale (Will H...