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(Italia,
1971) di Damiano Damiani, con Martin Balsam, Franco Nero, Marilù Tolo, Luciano
Catenacci, Claudio Gora, Arturo Dominici.
Indicato
da alcuni come fonte ispiratrice del poliziottesco
anni ’70, il lavoro di Damiano Damiani
(co-sceneggiato con Salvatore Laurani) è stato spesso inquadrato dalla critica
come pellicola a cavallo tra il genere poliziottesco,
appunto, e quello cosiddetto politico.
In effetti Confessione è un film la
cui semplice trama, scandita da uno stile registico rigoroso e dalla perfetta
colonna sonora (Riz Ortolani), risulta capace di scuotere le coscienze e di
innescarvi una crisi autentica che viene superata dagli spettatori più
sensibili attraverso il congiunto esercizio del cuore e della mente.
Tre
i personaggi chiave della vicenda, ambientata a Palermo: Lomunno, il delinquente;
Bonavia, il commissario che, esasperato dal vano tentativo di perseguire la
giustizia con i mezzi legali a disposizione, prova ad esercitarne di meno
leciti; il sostituto procuratore Traini, che crede fervidamente nella sua
professione, la cui figura si contrappone a quella del commissario. Ma solo un
lettura attenta dei personaggi ne rivela la significativa connotazione.
Il
costruttore Lomunno non è solo il delinquente di turno, egli rappresenta il
cancro della società, Il lercio di cui si alimenta un sistema politico impastato
nella corruzione. D’altra parte il commissario Bonavia prima ancora di essere
poliziotto è un uomo stanco di un sistema che non gli consente di arrivare fino
in fondo e di poter finalmente punire i colpevoli, anche quelli più in alto… La
perfetta interpretazione di Martin Balsam rende questo personaggio caro anche
allo spettatore più distante da qualsiasi forma di giustizialismo. Bonavia non
fa questioni di principio, piuttosto riflette, argomenta, ci rende partecipi
del percorso intimo e personale che, attraverso il dolore ed il rimorso, lo ha
condotto ad intraprendere una lotta particolare contro un nemico che non ha
distrutto il suo passato, non ha
toccato la sua famiglia, come nel
vecchio west, ma che incarna il male che fagocita la società moderna. Il
commissario è calmo, ponderato e determinato, e sono proprio queste le qualità
che feriscono e scuotono la coscienza di chi mai penserebbe di poter
condividere alcune sue scelte.
Il
sostituto procuratore Traini vuole far rispettare la legge e per far questo non
può che indagare con i mezzi in suo possesso partendo dai fatti più immediati,
che lo porteranno a scontrarsi con Bonavia e ad accusarlo. Eppure sarà proprio
lo stesso esercizio della legge che consentirà in seconda battuta al
procuratore di spolverare i legami tra politica ed imprenditoria. Così come
resta evidente che il commissario non potrebbe mai arrivare con i suoi mezzi ad
estirpare il male in maniera definitiva. A prescindere dalla persona fisica,
sarà mai possibile eliminare ciò che Lomunno rappresenta? “Munno è stato e munno è” … scriveva Verga… Il nome stesso evoca
tutto quanto va combattuto per sovvertire un intero putrido sistema.
Il
personaggio del commissario della pellicola di Damiani non è, dunque, simbolo
di un metodo da seguire, egli piuttosto rappresenta figurativamente lo
scatenarsi di sentimenti umani profondi, quali la rabbia e l’esasperazione che
nascono in ogni uomo che, con il proprio senso del discernimento del bene dal
male, desidera ergere la propria moralità al di sopra del fango dei compromessi
più abietti. Nel commissario si risveglia ogni giorno una scossa morale di
natura viscerale. Nel sostituto procuratore, emblema, invece, di razionalità,
vige la volontà di servire la legge e di farla rispettare. Ma amore per la
giustizia e per il rispetto della legge non devono essere confusi con la fede
assoluta nelle istituzioni, che sono pur sempre rette da uomini.
In
definitiva, Bonavia e Traini non rappresentano due posizioni relative a due distinti
modi di concepire la giustizia, posizioni tipicamente rappresentate nei poliziotteschi, tra le quali lo
spettatore è invitato a scegliere. Essi piuttosto offrono due distinte
componenti la cui sola sintesi in un unico modo di agire potrà concretamente
alimentare la speranza che una lotta per il giusto possa ancora essere
intrapresa, riconoscendo il male in tutte le sue forme, sfidandolo apertamente
attraverso lo studio, l’uso dell’intelligenza, la padronanza di tutti i mezzi a
disposizione, combattendo a denti stretti, fino alla fine, consumando ogni
risorsa, ogni energia per inseguire quel cavillo che possa dimostrare dove è il
bene. Per tutto questo è necessaria la forza che nasce solo a partire da quella
scintilla che scatta nella parte più intima ed autentica di ognuno. Allora chi
non era nella posizione di vedere, o semplicemente non desiderava addentrarsi
fino in fondo, potrà trovare il coraggio di guardare a testa alta chi è marcio
fino al midollo lasciando che legga sul suo viso un chiaro messaggio di sfida, io so.
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