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Caos calmo
Scritto da Antonia La Torre
Wednesday 23 July 2008
(Italia 2008)
di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Silvio Orlando.
Un dolore muto e soffocato si cela dietro l’apparente e inverosimile tranquillità di Pietro Paladini. Un caos calmo, come suggerisce il titolo, attanaglia subdolo la sua esistenza dopo la morte della moglie Lara. Nel suo nuovo e imperturbabile universo, egli chiude le porte alla sofferenza e si lascia vivere, restando per ore seduto su una panchina di fronte alla scuola della figlia Claudia, tentando di decifrare gli inspiegabili silenzi di lei. Non ci sono lacrime, né grida, solo una lenta e stanca quotidianità fatta di incontri e sguardi.
La storia si svela a poco a poco, raccontata nei serrati dialoghi del protagonista con sua cognata, con i colleghi di lavoro, con suo fratello. Le azioni sono rarefatte, scandite da pensieri, continui ricordi, tristi verità. Le sue giornate trascorrono tra riti reiterati e consueti, suggellate dalla promessa di tenere compagnia alla sua bambina. Promessa dietro cui si cela un bisogno fortissimo di non restare solo con se stesso, di non pensare, di non ricordare quel giorno terribile in cui un destino crudele gli ha strappato sua moglie, proprio mentre lui salvava la vita ad un’altra donna. Ed è proprio con questa donna, che incarna in sé l’indissolubile e beffardo legame di vita e morte, che Pietro, alla fine, si concede il suo unico momento di sfogo. E solamente in un amplesso brutale e violento, egli abbandona la maschera di gelido distacco e torna a sembrarci un uomo capace di sentimenti fortissimi. La celeberrima scena di sesso, tanto stigmatizzata e aborrita da molta critica, dunque, non dovrebbe certo turbarci (del resto gli anni in cui si urlava allo scandalo di «Ultimo tango a Parigi» sono passati da un pezzo!...). E soprattutto non dovrebbe sembrarci inadeguata e inopportuna ma, anzi, autentica e necessaria. Perché ci presenta il personaggio nella sua umana fragilità e incapacità di gestire e misurare il proprio tormento. Perché, attraverso un contatto fisico estremo, rabbioso, disperato, ci mostra l’unica soluzione che lo salvi dalla sorda agonia che lo sta logorando. Il film, comunque, pecca a tratti di banalità. Sempre eccellente Moretti.
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