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(Gb 1985)di Terry Gilliam con Jonathan Pryce, Robert De Niro, Bob Hoskins e Kim Griest
Alcuni credono che Terry Gilliam sia un genio, altri credono che sia un pazzo, la verità è che l’ex Monty Python è tutte e due le cose contemporaneamente. Nel corso della sua carriera ha dimostrato di essere uno dei registi più visionari del panorama cinematografico, al pari di David Lynch e Tim Burton, ma anche di saper fare una seria indagine sulla follia umana e sulla degenerazione della società moderna con opere di estremo spessore quali La leggenda del re pescatore (1991), L’esercito delle 12 scimmie (1995) e Paura e delirio a Las Vegas (1998). Ma l’apogeo della sua maturità artistica lo raggiunge prematuramente nel 1985 con Brazil, opera di una visionarietà illimitata, e selettiva.
Sam Lowry (Jonathan Pryce) vive in una società teoricamente perfetta, ma in realtà opprimente angosciante e claustrofobica. Sam di giorno lavora come burocrate, elemento portante della struttura rigida della società in cui vive, di notte si abbandona ai suoi sogni ed insegue una ragazza-angelo per liberarla dalla gabbia in cui è rinchiusa. Un giorno incontra Gill (Kim Griest), una donna identica alla protagonista delle sue eroiche visioni notturne, e da quel momento in poi inizia a vivere i suoi sogni anche di giorno.
Una film sull’evasione, sulla lotta per a libertà, sulla lotta contro un sistema che opprime, un mondo che per funzionare esclude l’amore, un'opera in cui si evidenzia il forte contrasto tra la società inumana e volgare, e l’amore, prima platonico poi concreto, tra Sam e Gill, un’amore dai toni rivoluzionari e fiabeschi allo stesso tempo.
Un'evasione continua, voli verso l’infinito alternati a tute carcerarie integrali che tolgono il respiro, ma l’evasione per eccellenza è data dalla musica, che dà anche il titolo al film, la quale rappresenta secondo una visione romantica, la più grande e completa forma di evasione dalla realtà.
Un’opera liberamente tratta da “1984” di George Orwell e che, in molte soluzioni visive, ricorda Metropolis di Fritz Lang, Blade Runner di Ridley Scott con spruzzate dell'humour satirico dei migliori episodi dei Monty Python.
Merita una menzione speciale Jonathan Pryce la cui interpretazione, di una tenerezza assoluta, ammalia lo spettatore e lo porta a prendere le sue parti fin dall’inizio.
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