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(USA, 2006) di Emilio Estevez, con W. H. Macy, Anthony Hopkins, Lawrence Fishburne, Sharon Stone, Demi Moore, Helene Hunt, Nick Cannon
5 Giugno 1968. Gli Stati Uniti si stringono intorno al senatore R.F. Kennedy che festeggia la vittoria alle primarie in California in un albergo di Los Angeles. La folla segue il suo sguardo. La folla segue i suoi passi in cucina. La folla segue il macello...
Il figlio d'arte Emilio Estevez (il padre si chiama Martin Sheen, vero nome Ramon Estevez) mette in riga stelle, meteoriti e astri nascenti di Hollywood al servizio della ricostruzione delle ultime ore di vita del fratello d'arte Bobby Kennedy trucidato con una calibro 22 nella cucina dell'Ambassador Hotel. Il regista teodem Estevez taglia e incolla gli attimi fuggenti della disfatta collettiva per le cicatrici del passato-presente di un paese frastornato, diviso dai bollettini di guerra del ‘Vietnak' e scosso dall'assassinio di Martin Luther King.
Consapevole che un biopic avrebbe consegnato Bobby al culto personale delle masse (oltre a evidenziare il suo passato nelle file di una commissione maccartista), Estevez punta i riflettori in diagonale illuminando la fetta di vita di 22 personaggi. Uno sguardo trasversale che coniuga riflessione storica e sociale forse alla ricerca di una coralità pacifista che inconsapevolmente guarda al cinema di Robert Altman.
Ecco allora il vedovo John Casey (Anthony Hopkins) e il coetaneo Nelson (il musicista Harry Belafonte) che sfidano morte e noia in una partita scacchi nella hall dell'albergo. Donne sull'orlo di una crisi di nervi come Samantha (Helen Hunt), la cantante alcolizzata Virgina Fallon (Demi Moore) e l'acconciatrice Miriam (una sorprendente Sharon Stone) che scopre il tradimento del marito Paul (W.H Macy).
Nella cucina dell'Ambassador Hotel più chiassosa di un'aula parlamentare aleggia anche lo spettro di Martin Luther King attraverso la lezione del cuoco afroamericano Edward Robinson interpretato da Laurence Fishburne che inscena un discorso sulla tolleranza e la rivoluzione silenziosa rivolto al personale messicano: " I bianchi non amano essere tenuti al largo...devi solo fargli credere che sia tutto merito loro". Uno spettro che sembra concretizzarsi nel personaggio di Dwayne interprato dal rapper Nick Cannon che assomiglia al Denzel Washington-Malcom X del biopic diretto da Spike Lee.
La sceneggiatura di Estevez ha il pregio di ficcare il naso anche fuori dalla politica interna degli Stati Uniti attraverso la figura della giornalista-groupie cecoslovacca Lenka (la russa Svetlana Metkina) che in piena guerra fredda tenta di sciogliere le relazioni Usa-Urrs e postula un'intervista con il senatore Kennedy, ottenendo in cambio solo un pasto gelido servito dallo xenofobo direttore della cucina Timmons (Christian Slater). Intanto gli altri americani dovranno aspettare ancora nove primavere prima che Jimmy Carter rilanci la sfida e il sogno di "Bobby". Presentato in concorso alla 63ma mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2006)
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