The Others Magazine  
 
 
Notizie Flash
Sono aperte le iscrizioni ai corsi di regia, di montaggio e di sceneggiatura di Pigrecoemme.
 

Bobby

Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Sedia   
Thursday 25 January 2007

Bobby (USA, 2006) di Emilio Estevez, con W. H. Macy, Anthony Hopkins, Lawrence Fishburne, Sharon Stone, Demi Moore, Helene Hunt, Nick Cannon

5 Giugno 1968. Gli Stati Uniti si stringono intorno al senatore R.F. Kennedy che festeggia la vittoria alle primarie in California in un albergo di Los Angeles. La folla segue il suo sguardo. La folla segue i suoi passi in cucina. La folla segue il macello...

 Bobby

Il figlio d'arte Emilio Estevez (il padre si chiama Martin Sheen, vero nome Ramon Estevez) mette in riga stelle, meteoriti e astri nascenti di Hollywood al servizio della ricostruzione delle ultime ore di vita del fratello d'arte Bobby Kennedy trucidato con una calibro 22 nella cucina dell'Ambassador Hotel. Il regista teodem Estevez taglia e incolla gli attimi fuggenti della disfatta collettiva per le cicatrici del passato-presente di un paese frastornato, diviso dai bollettini di guerra del ‘Vietnak' e scosso dall'assassinio di Martin Luther King.

 Consapevole che un biopic avrebbe consegnato Bobby al culto personale delle masse (oltre a evidenziare il suo passato nelle file di una commissione maccartista), Estevez punta i riflettori in diagonale illuminando la fetta di vita di 22 personaggi. Uno sguardo trasversale che coniuga riflessione storica e sociale forse alla ricerca di una coralità pacifista che inconsapevolmente guarda al cinema di Robert Altman.

Ecco allora il vedovo John Casey (Anthony Hopkins) e il coetaneo Nelson (il musicista Harry Belafonte) che sfidano morte e noia in una partita scacchi nella hall dell'albergo. Donne sull'orlo di una crisi di nervi come Samantha (Helen Hunt), la cantante alcolizzata Virgina Fallon (Demi Moore) e l'acconciatrice Miriam (una sorprendente Sharon Stone)  che scopre il tradimento del marito Paul (W.H Macy). 

BobbyNella cucina dell'Ambassador Hotel più chiassosa di un'aula  parlamentare aleggia anche lo spettro di Martin Luther King attraverso la lezione del cuoco afroamericano Edward Robinson interpretato da Laurence Fishburne che inscena un discorso sulla tolleranza e la rivoluzione silenziosa rivolto al personale messicano: " I bianchi non amano essere tenuti al largo...devi solo fargli credere che sia tutto merito loro". Uno spettro che sembra concretizzarsi nel personaggio di Dwayne interprato dal rapper Nick Cannon che assomiglia al Denzel Washington-Malcom X del biopic diretto da Spike Lee.

La sceneggiatura di Estevez ha il pregio di ficcare il naso anche fuori dalla politica interna degli Stati Uniti attraverso la figura della giornalista-groupie cecoslovacca Lenka (la russa Svetlana Metkina) che in piena guerra fredda  tenta di sciogliere  le relazioni Usa-Urrs e postula un'intervista con il senatore Kennedy, ottenendo in cambio solo un pasto gelido servito dallo xenofobo direttore della cucina Timmons (Christian Slater). Intanto gli altri americani dovranno aspettare ancora nove primavere prima che Jimmy Carter rilanci la sfida e il sogno di "Bobby". Presentato in concorso alla 63ma mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2006)

Commenti
Nuovo Cerca RSS
Rosario Gallone   |2007-01-29 15:01:39
Il ruolo che il regista riserva a s? stesso ? un curioso omaggio al padre Martin
Sheen che vestiva (in senso letterale e lato) gli stessi panni in CAssandra
Crossing al fianco di Ava Gardner.
attilio palmieri   |2007-01-29 15:45:10
Il film soddisfa per il suo equilibrio e per la sua coralit?, notevole
l?alternanza tra fiction e immagini di repertorio, anche se non ? accettabile
l?ipotesi di un ibrido per via di quelle sequenze. La regia ? fluida per
evidenziare la coralit? dell?opera e le varie storie sono giustapposte in
maniere eccellente. La sceneggiatura ? forse migliore, per alcuni versi, della
regia (che pecca alcune volte, soprattutto nella fotografia, spesso diseguale),
in quanto riesce a dipingere ad ampie pennellate un momento, un epoca, un quadro
multi - generazionale, che rispetto al discorso Kennedy ed al suo assassinio, ?
sicuramente pi? centrale. Detto questo il film non entusiasma al cento percento
perch? le numerosissime trame e sottotrame non sono mai completamente
districate: per film di questo genere lo standard di durata dovrebbe essere
intorno alle tre ore (America oggi e Magnolia, due tra i migliori modelli,
durano circa tre ore), in questo caso le storie e le vicende sono davvero tante,
e il film dura poco meno di due ore non consentendo a queste ultime di evolversi
e diramarsi al meglio. L?opera ha il grandissimo merito per? di ricordare, di
ravvivare, di resuscitare nella nostra memoria e nella nostra coscienza che la
luce ce l?abbiamo (o nel caso degli americani, ce l?hanno) alle spalle, questa
luce si chiamava Robert F. Kennedy. Ce ne fossero di film del genere.
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.22 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >

Articoli Correlati

 

 

 

Menu
Home
Eventi
Pigrecoemme News (blog)
Scuola di Cinema
Forum
News Feeds
Links
Cerca nel Sito
Contattaci
Laboratorio Critico
Cos'è? il Laboratorio Critico
Film In Sala
20th Century Box
Approfondimenti
I Più Letti
Ultimi Commenti
Pigrecoemme

Scuola di Cinema a Napoli

Sondaggi
Conosci Pigrecoemme?
 
Un Consiglio



Incrementa le visite



Other Good Stuff
Syndicate