The Others Magazine  
 
 
Notizie Flash
Sono aperte le iscrizioni ai corsi di regia, di montaggio e di sceneggiatura di Pigrecoemme.
 

The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
Alice in Wonderland
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 07 March 2010

 manifesto

(Usa 2010) di Tim Burton con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway

Alla notizia del progetto, chi più chi meno, ci si aspettava Alice in Burtonland e, da questo punto di vista, la delusione è forte. E' dai tempi di Il pianeta delle scimmie che il creatore di Edward Manidiforbice sembra aver smesso di creare mondi propri (con l'unica eccezione di Big Fish) per rifarne di già inventati. Anche in questa lussuosa, e futilmente in 3D (l'innovazione tecnologica, per il momento, è paratestuale e poco aggiunge al canone estetico), nuova trasposizione del dittico di Lewis Carroll il regista di Burbank non va oltre il mestiere. Nessuna invenzione visiva degna di nota, anzi anche qui, come in La fabbrica di cioccolato (dove si citava Kubrick), si getta fumo negli occhi dei critici ammiccando all'Empireo (la battaglia finale tra gli eserciti della Regina Rossa e della Regina bianca è tanto Alexander Nevskij). Semmai l'invenzione non trascurabile è di sceneggiatura, di Linda Woolverton, in quanto l'Alice burtoniana è un'adolescente alle soglie di un matrimonio che non ha intenzione di onorare e che, novella folle Giovanna d'Arco (come tradisce l'armatura con cui affronta il Jabberwocky) segue le voci/visioni che la accompagnano da bambina. E l'unico personaggio cui, effettivamente, viene conferita nuova vita è il Cappellaio Matto: ma, si sa, quella è opera di Johnny Depp.

 
Codice: Genesi
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Friday 26 February 2010

manifesto 

(Usa 2009) di Albert & Allen Hughescon Denzel Washington, Gary Oldman, Jennifer Beals, Mila Kunis

Il piacere di rivedere Gary Oldman nei panni di un villain e, soprattutto, il piacere di rivedere Jennifer Beals e basta non può in alcun modo compensare la visione di un decisamente brutto film. E Codice: Genesi lo è specialmente se ci si ferma a pensare a quello che avrebbe potuto essere: un post western (ma i critici che scrivono bene parlano di western postatomico) condito di atmosfere messianiche. Ma non aspettatevi l'ironia di un Provvidenza o di uno Spirito Santo perché più che uno spaghetti trattasi di un serioso ravioli(al vapore) western in tre atti che ripercorrono altrettanti topoi tipici del genere: il deserto, il villaggio con tanto di saloon e la casa dei coloni assediata. E per finire non ci fanno mancare neanche il colpo (basso) di scena conclusivo che irrita più che sorprendere data la sua implausibilità.

 
Synecdoche, New York
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Wednesday 24 February 2010

manifesto

(Usa 2008) di Charlie Kaufman con Philip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Michelle Williams, Catherine Keener, Tom Noonan, Emily Watson, Dianne Wiest, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis

Una figura retorica. O meglio, data la coprolalia presente nel film, una figura "di merda" retorica per circa 75'. Volendo insistere su questa falsariga: la parte per il tutto. Anzi, l'ultima parte per il (film) tutto. Perché più o meno a partire dal suicidio di Sammy cambia radicalmente l'opinione per l'esordio alla regia dello sceneggiatore Charlie Kaufman. E dal vaniloquio ombelicale che fagocita l'ipocondria e la (p)sicosi somatica di un Woody Allen mescolandoli a deliri felliniani e wagneriani insieme (in effetti il protagonista insegue l'utopica realizzazione di un Wort-Ton-Drama che si nutra costantemente della propria vita) si passa ad una commedia drammatica struggente che riesce anche, al di là di ogni intellettualismo, a commuovere. La svolta in una battuta pronunciata proprio da Sammy, l'interprete sulla scena del drammaturgo Caden Cotard: "ho passato vent'anni a seguirti, osservarti, mentre tu non osservi altri che te stesso". E' lì che capisci: ma allora Kaufman lo sa! Fino a quel momento hai pensato "Essere John Malkovich può anche essere interessante, ma essere Charlie Kaufman non mi interessa per niente" ed all'improvviso scopri che allo stesso Kaufman, probabilmente, non frega niente essere se stesso. Ché tanto continuando a "mettere in abisso" sé stessi, si finisce comunque con l'essere comparsa della propria vita.

 
Daybreakers
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 21 February 2010

manifesto 

(Usa/Australia 2009) di The Spierig Borthers con Ethan Hawke, Willem Dafoe, Isabelle Lucas, Sam Neill, Vince Colosimo 

Verranno anche dall'Oceania, ma i fratelli Spierig hanno pur sempre origini "crucche", come Roland Emmerich e Wolfgang Petersen. E della "Crucchia" condividono la pressocché totale mancanza di umorismo, salvo, quando c'è, quello di grana grossa, come nel loro esordio, Undead, ricalcato su modelli ozploitation protojacksoniani. Qui, invece, è tutto molto serio(so) e, comunque, ricalcato: sul Proyas di Dark City, sugli epidemic movie intrecciati con 30 giorni di buio. Non si esclamerà "e chi l'ha mai vista una roba del genere?!?", ma, neanche ci si annoia. E, di questi tempi, è grasso che cola.

 
Tra le nuvole
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Sunday 21 February 2010

 

(Usa 2009) di Jason Reitman con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman

 

Tra le nuvole vive il protagonista perennemente in viaggio, Ryan Bingham, ma il regista, Reitman jr., ha i piedi ben piantati a terra e, dopo Juno, confeziona il film di cui Hollywood aveva bisogno in tempi di recessione. Una commedia senza la cattiveria partigiana di Michael Moore, che dia un volto umano anche ai capitalisti, anche a quelli che della distruzione delle vite altrui hanno fatto un business. Insomma un'operina standard che non si risolleverebbe dalla media se non fosse per due intuizioni geniali: un amarissimo unhappy end davvero inaspettato in una pellicola del genere e la presenza (a parte Zach Galifianakis e J.K. Simmons) di autentici fuoriusciti dal mondo del lavoro, persone disperate, annientate, distrutte da una crisi che di inevitabile e di congiunturale ha ben poco. Perché è stata l'avidità umana a provocarla.

 
Amabili resti
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Friday 19 February 2010

manifesto

 

(Usa/Gb/Nuova Zelanda 2009) di Peter Jackson con Saoirse Ronan, Mark Whalberg, Stanley Tucci, Rachel Weisz, Susan Sarandon

La nostalgia del passato deve aver convinto Peter Jackson a trasporre sul grande schermo il bestseller di Alice Sebold, Amabili resti. Non la nostalgia degli anni '70 in cui è ambientata la vicenda, ma la nostalgia del "suo" passato di regista. La nostalgia di quel 1994 in cui lui, noto per fracassone e demenziali pellicole ultragore, fu ammesso nel circolo dei notabili grazie al Leone d'argento vinto a Venezia per Creature del cielo. Ecco allora, dopo 15 anni, "Creature (in cerca) del cielo". Diciamo subito che il principale difetto del film è, in fondo, fisiologico alla rappresentazione dell'aldilà ed è indipendente dalla bravura e dalla fantasia dell'artefice. Nel senso che, specialmente qui in Italia, dove tutti, crediamo o meno, siam cresciuti a pane e catechismo, la visualizzazione del Paradiso o del Purgatorio ci lascia sempre insoddisfatti perché, ci dicono, è "inimmaginabile". Certo Jackson pecca anche di convenzioni: prati, arcobaleno, una quercia (è una quercia?), distese d'acqua, per non parlare di un simpatico momento danzereccio che, però, riduce il Limbo ad una sorta di collodiano Paese dei balocchi. Le cose migliori, pertanto, a dispetto di quanto propagandato, arrivano dall'aldiqua. Le interpretazioni di Stanley Tucci, ça va sans dire, ma anche di un misurato Mark Whalberg che, per chi scrive, migliora di film in film, e due riuscitissime sequenze: quella dell'aggressione nell'antro sotteraneo e quella in cui Lindsey, sorella di Susie, trova le prove che incastrano il suo carnefice, mentre lui è al piano di sotto.

 
Invictus
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 30 January 2010
 

Invictus (Usa 2009) di Clint Eastwood con Morgan Freeman, Matt Damon, Zak Feunati, Grant L. Roberts

 

Accanto ad un Lettere da Iwo Jima c'è sempre un Flags of Our Fathers. Ovvero per un Gran Torino, opera imperfetta, ma fondamentale nella filmografia del granitico Clint, ecco un lavoro più importante che bello. Importante perché ricostruisce un momento fondamentale nella Storia del Sudafrica e del mondo intero. Quello in cui Nelson Mandela, attraverso un'impresa sportiva (la vittoria della Coppa del Mondo di Rugby del 1995), unì un paese fino ad allora lacerato (i neri sudafricani abitualmente tifavano per gli sfidanti la nazionale di rugby). Invictus (il titolo proviene da quello di un poemetto di William Ernest Henley del 1875 che, nel film, sentiamo recitato, due volte, dalla voce di Freeman/Mandela) narra di questa "foga per la vittoria" del presidente sudafricano, ma, spiace dirlo, il più delle volte la partecipazione di Mandela si risolve in gag (abbandona un summit coi Giapponesi per sapere del risultato dei Springboks) che ricordano quelle dei malcapitati impiegati nel Secondo tragico Fantozzi, accorsi alla proiezione della Corazzata Potemkin durante una partita dell'Italia. Finanche la finale con i temibili Neozelandesi non ha niente dell'epica sportiva ed è girata in modo abbastanza ordinario (come non ti aspetteresti da Mastro Eastwood, insomma). Ciònonostante la pellicola presenta almeno due momenti di grande intensità emotiva: la visita della squadra al carcere in cui Mandela fu imprigionato e la partitella coi ragazzini poveri di un sobborgo. Per il resto Invictus si segnala soprattutto per il livello davvero impressionante delle interpretazioni (il lavoro sugli accenti è strepitoso), e se Freeman conferma la sua classe nel fermarsi ad un passo dal gigionismo, la sopresa, per chi scrive (e, forse, anche per Trey Parker e Matt Stone che lo sbeffeggiavano in Team America), è Matt Damon il quale offre un'interpretazione perfetta nei panni del capitano François Pienaar al punto da sembrare un non professionista prestato al set.

 
Paranormal Activity
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 30 January 2010
 

Paranormal Activity (Usa 2009) di Oren Peli con Katie Featherston, Micah Sloat

 

Ovvero "io sono leggenda". Nel senso che di fronte a notizie del tipo "Clerks opera prima di Kevin Smith girato con soli 27000 dollari", "El Mariachi, opera prima di Robert Rodriguez finanziato con una manciata di dollari che il regista si è procurato sottoponendosi come cavia ad esperimenti medici o a test per nuovi farmaci" oppure "Paranormal Activity, girato in una settimana con 15mila dollari (ma solo la telecamera che imbraccia il protagonista costa di più!), apprezzato da Spielberg - che lo ha voluto vedere di giorno (!) perché di notte gli faceva paura (?) - il quale ne voleva fare un remake mainstream mentre la Paramount glielo fregava sotto il naso e lo mandava in sala così com'era", si insinua sempre il dubbio del marketing. Il motivo? Paranormal Activity è girato effettivamente con pochi mezzi, ma la consapevolezza del mezzo è tale da sospettare che Peli proprio uno sprovveduto che ha tentato l'azzardo non fosse. D'accordo, il regista di origini israeliane era un programmatore di videogiochi, però non è che il suo lavoro sia proprio un Resident Evil per Wii...Detto questo il fenomeno può anche essere ridimensionato perché magari ci si spaventa anche ma tra un sussulto ed un altro...niente! Neanche un niente carico di tensione: niente e basta per circa un'ora, e poi grande tensione negli ultimi 20 minuti. Insomma un discreto film di genere; non un'opera seminale, non una pellicola innovativa, non un capolavoro. Più che altro un colpo di culo.

 
Squadra speciale 44 magnum
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 19 January 2010

(Australia 1978) di Bruce Beresford con Alan Cassell, Terence Donovan, Ed Devereaux, Tony Bonner

Diciamolo subito: la Squadra Speciale non c'è e men che meno la 44 magnum (retaggio di Callaghan, con il riferimento al quale, evidentemente, all'epoca intendevano piazzare ogni poliziesco). Trattasi di oz crime movie (uno dei pochi) ovvero di un poliziesco, made in Australia, firmato da quel Beresford che ad Hollywood avrebbe poi girato A spasso con Daisy. Come gran parte delle pellicole oceaniche di quel fervido periodo, anche questo prende a modello un genere americano come il poliziesco (il successivo di Beresford, Breaker Morant, avrà, invece, come modello il film in costume di tradizione anglosassone), ma se ne allontana per violenza, tasso gore (gli intestini in bella vista del malcapitato sparato da un rapinatore all'inizio; una tortura cui Tarantino non ha potuto non ispirarsi per quella analoga delle Iene) ed assenza di qualsivoglia morale (il migliore dei personaggi è comunque un poliziotto che ha preso bustarelle di poca entità, ma pur sempre bustarelle).

 
The Box
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Usa 2009) di Richard Kelly con James Marsden, Cameron Diaz, Frank Langella

Kelly va tenuto a freno. Se succede può sfornare anche un piccolo gioiello come The Box. Che, infatti, vacilla solo quando il regista/sceneggiatore ci va giù pesante col libero arbitrio e i cancelli e l'aldilà e...Per fortuna, però, non è Southland Tales e, in breve, ritorna nei ranghi. Il plot prende spunto da un racconto di Richard Matheson, Button Button, pubblicato su Playboy nel 1970 e già adattato per il piccolo schermo nella prima serie, anni '80, di Ai confini della realtà (titolo La pulsantiera). Quel che più conta è che il regista di Donnie Darko guarda meno se stesso allo specchio e insegue dei modelli, dei signori modelli, riuscendo a ricreare un'atmosfera seventies (anni in cui la storia, tra l'altro, è ambientata) tra Pakula e Polanski, molto efficace ed inquietante, da vero e proprio cinema della paranoia. L'unhappy ending è doveroso, visti i prototipi, ma anche il necessario colpo d'ala finale con cui recuperare il pasticcio in cui rischiava di precipitare la pellicola nella parte centrale.

 
Avatar
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Usa 2009) di James Cameron con Sam Worthington, Zöe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Giovanni Ribisi, Laz Alonso, Wes Studi, CCH Pounder, Joel David Moore, Michelle Rodriguez, Dileep Rao

Alzi la mano chi, alla fine, ricorderà Avatar per il 3D. E non per gli splendidi paesaggi del pianeta Pandora. Non per il bildungsroman pacifista del marine Jack Sully, da guerrafondaio infiltrato per motivi personali (riavere le gambe) a Soldato Blu dei Na'(Ti)Vi. Non per il cazzutissimo colonnello Quaritch (uno Stephen Lang al terzo ruolo della vita in questa stagione dopo Nemico Pubblico di Michael Mann e L'uomo che fissa le capre di Grant Heslov) capace di bere impassibile caffé di fronte ad un bombardamento e di abbattere con un calcio una porta a tenuta stagna restando, poi, più di 2 minuti in apnea per sparare ad un elicottero in fuga. Non per l'antimilitarismo sotteso alla trama (magari didascalico, ma è un blockbuster da 250 milioni di dollari ed è necessario che lo vedano e capiscano tutti, ma proprio tutti, quindi bando alle sottigliezze che, comunque, non sono certo la cifra di Cameron). Non per lo sberleffo all'ipocrisia politicamente corretta di Hollywood (la Weaver sempre con una sigaretta in mano). Non per l'inno al meticciato (gli avatar cosa sono, infatti?) come unica risorsa possibile per un futuro di pace, piuttosto che il razzismo e le guerre più o meno preventive. Alzi la mano chi ricorderà Avatar solo perché "bella la nuova montatura degli occhiali 3D e non fanno venire manco il mal di testa".

 
Gamer
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

 manifesto

(Usa 2009) di Mark Neveldine e Brian Taylor con Gerard Butler, Kyra Sedgwick, Michael C.Hall

Almeno qui il videogioco c'è. E' nella diegesi e giustifica (ciò che faccio fatica a definire) lo stile dell'accoppiata Neveldine/Taylor, già responsabile (ma sarebbe meglio dire colpevole) del dittico "ignorante" Crank e Crank:High Voltage. In Gamer, come al solito, riciclano immaginario (da Matrix a Surrogates addirittura) e lo frullano, ma hanno un sussulto finale che salva il salvabile. Il villain Ken Castle (un Michael C.Hall che si conferma, sul grande schermo, interprete di classe, dopo i successi catodici di Six Feet Under e Dexter) che dà il via allo scontro definitivo, cantando e ballando (accompagnato dai suoi "sgherri") I've Got You Under My Skin.

 
Segreti di famiglia
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

 manifesto

(Usa, Argentina, Spagna, Italia 2009) di Francis Ford Coppola con Vincent Gallo, Maribel Verdù, Carmen Maura, Klaus Maria Brandauer, Alden Ehrenreich

Tanto di cappello. Ed anche un po' di invidia. Perché Coppola ha raggiunto (e non da adesso, certo) una tale libertà creativa da potersi permettere di mettere insieme in un film trama melò che più melò non si può (con tanto di agnizione finale), riferimenti autobiografici (il patriarca della famiglia Tetrocini musicista come Carmine Coppola, padre del regista), divertissement metatestuali (la rappresentazione teatrale stolidamente avanguardista del vanesio Abelardo, il compiaciuto festival di Patagonia) e psicanalitici (il racconto, anch'esso autobiografico, del protagonista intellegibile, lacanianamente, solo allo specchio) senza mai, proprio mai, oltrepassare il segno e cadere nel ridicolo.

 
Blindness
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Canada/Brasile Giappone 2008) di Fernando Meirelles con Julian Moore, Mark Ruffalo, Alice Braga, Danny Glover, Gael Garcìa Bernal

Spesso non si vede niente. E quando si vede, si vede poco e male. L'oculocentrismo dello spettacolo cinematografico messo in discussione, in un modo che sarebbe piaciuto alla studiosa Vivian Sobchack. Certo, uno adatta Cecità di Saramago ed è fatta. Mica vero. Mai come in questo caso, più dello script (comunque ben orchestrato da Don McKellar, attore anche nei panni del ladro d'auto), sono le scelte registiche a dare un senso ulteriore alla messa in scena. E Meirelles firma la sua pellicola migliore. Senza grossi sforzi, ché anche il suo cinema precedente (City of God e The Constant Gardener) era fatto di inquadrature sghembe, sovraesposte, sfocate. Ma ciò che lì era gratuito manierismo da videoclip, qui diventa forma/strumento col quale si rende lo spettatore partecipe sinestesicamente della pandemica privazione scopica subita dai personaggi della storia. Un film di rara brutalità, fisica e psicologica, ben supportato da attori convinti. Specialmente un'immensa Julianne Moore ed un coraggiosamente sgradevole Gael Garcìa Bernal.

 
Dead Snow
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Norvegia 2009) di Tommy Wirkola con Charlotte Frogner, Stig Frode Henriksen, Bjørn Sundquist, Ane Dahl Torp, Jenny Skavlan

A leggere la sinossi non ci sarebbe motivo di perdere 90 minuti per il solito slasher che ricicla finanche l'idea di partenza degli zombie nazisti da L'occhio nel triangolo. Diverse cose improbabili (perché gli zombie nazisti sono probabili?): dalla bonazza che si fa il ciccione nerd del gruppo (ma condividono la cinefilia alla Scream e fu subito amore) al telefonino che, a dispetto della battuta iniziale ("è da un'ora e mezza che non c'è campo"), comincia a funzionare. Però trattasi di horror scandinavo ed i fiordi norvegesi come location costituiscono una valida attrattiva esotica.

 
Giallo
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 12 January 2010

manifesto o copertina di Gomorra?

(Usa 2009) di Dario Argento con Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataki

Il vero giallo? Qual è il movente che ha spinto tante persone assennate a perpetrare simile crimine? E quando dico persone assennate non parlo di Jim Agnew e Sean Keller, i due sciagurati sceneggiatori (il secondo lo è stato anche di Mammoth, altro capolavoro, ed insieme spero non stiano per affossare Carpenter con lo script di L.A.Gothic) da cui pare essere partito tutto. Almeno Argento pensavo che un po' di senno ce l'avesse ancora (chè i suoi ultimi film- da Opera in poi - sono girati e scritti male, ma spesso partono da idee interessanti) ed almeno pare curare un po' di più la regia. E poi... Adrien Brody. Ma come si fa ad entusiasmarsi ad un plot che ha questo titolo perché il serial killer ha l'itterizia? Al punto da accettare solo figurando anche come produttore esecutivo? E poi la storia dei nomi, l'ispettore che si chiama Avolfi ed il killer Flavio e l'attore che lo interpreta Byron Deidra...ma su! Non ci meravigliamo se simile abominio non sia stato ancora distribuito in Italia. E mandiamo i due autori a scuola. Ma non di sceneggiatura, alla scuola elementare! E già che c'erano hanno anche copiato, per il manifesto, il layout della copertina di Gomorra.

 
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