(Usa 2006) di John A.Davis, (Usa 2006) di Gil Kenan, (Usa 2006) di Tim Johnson, Karey Kirkpatrick
L'attuale stato del lungometraggio animato merita un'analisi più attenta
di quanto comunemente si faccia all'uscita nelle sale. Atteso che la magia della
distribuzione natalizia si è ormai frantumata in una ridda di uscite sparse nel
corso dell'anno (c'è il film d'animazione di inizio stagione, fine agosto,
quello autunnale, quello prenatalizio), c'è da registrare che gli incassi, al
contrario, rimangono concentrati comunque in un periodo preciso che è quello
delle festività (Natale, Epifania, Pasqua). Logico, allora, che molti dei film
siano degli insuccessi, indipendentemente dall'effettiva qualità. Che non è
sempre eccelsa perché il 3D, un po' come il Dogma, ha democratizzato il
panorama (un software di animazione tridimensionale è abbastanza accessibile),
ma ha partorito anche mostri come un'animazione europea di livello sicuramente
inferiore alla media d'Oltreoceano (vedi l'esperimento italiano de L'apetta Giulia e la signoraVita e
quelli spagnoli de La foresta magica
e Una magica notted'estate).
In un mercato già ingolfato dalle pellicole di ogni
tipo e genere, quindi, cosa ci si poteva aspettare da lancio, in poche
settimane, di ben tre lunghi tre con ambizioni mica da poco? Ant Bully è prodotto da Tom
Hanks che ha affidato al regista di Jimmy
Neutron questo b(ild)u(n)gsroman
con protagonista Lucas, the incredibile shrinking boy, alle
prese con una miniavventura in compagnia di formiche peggio riuscite di quelle
di Z la formica. Anodino e
graficamente gemello del precedente lavoro di Davis (per intenderci: Lucas
è il sosia di Jimmy Neutron). Monster House, prodotto da Zemeckis e Spielberg,
è il secondo esperimento di performing
capture dopo Polar Express, con
un fregoliano Tom Hanks, (ma l'ombra
dell'ex Forrest Gump aleggia su
questo cartoon che pare ispirarsi ad un suo film diretto da Joe Dante - L'erba del vicino -, quando addirittura non si staglia nella
citazione - la casa sputa un pallone da basket Wilson con tanto di ghigno satanico impresso sulla superficie -
irriverente). Qui si riconosce solo Maggie
Gyllenhaal (è la baby sitter), ma a contare sono l'atmosfera (un horror
ricco di citazioni non necessariamente - la Constance
disegnata a partire, evidentemente, dalle suggestioni di un Botero - cinematografiche, in cui,
sapientemente si narra del passaggio all'età adulta come di un momento in cui
si oltrepassa la linea che separa l'heimlich
confortante della domus familiare
dall'unheimlich - simboleggiata da
una casa viva ed inospitale - che è il mondo), i dialoghi, la morale sottesa. Il
migliore del gruppo anche se, forse, il meno adatto ad un pubblico di bambini.
Che, invece, impazziscono per La gang
del bosco la cui fonte d'ispirazione, tuttavia sono le strisce satiriche
(da grandi) di T.Lewis e Michael Fry. Qualche sagace battutina
sociopolitica resta ("noi mangiamo per
vivere - sostiene RJ alludendo
alla differenza tra umani e animali - loro
vivono per mangiare"; il disinfestatore Dwayne in possesso di un rimedio contro le bestie vietato in tutti
gli Stati Uniti fatto salvo il Texas)
sebbene il nucleo centrale del plot sia il consueto duello individualismo vs
gruppo/famiglia con scontata vittoria del secondo contendente. Qualche dubbio
etico (ma è il product placemente, baby!)
lo suscita piuttosto il messaggio che patatine, nachos, bibite gassate son
meglio di ghiande, erba e quant'altro la natura offra alle sue creature.
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