(Francia Gran Bretagna Belgio 2006) di François Ozon, con Romola Garai, Chrlotte Rampling e Michael Fassbender
L'eclettico regista francese François Ozon questa volta decide di adattare il romanzo omonimo della scrittrice Elizabeth Taylor, anche lei omonima dalle più famosa attrice, in modo molto personale e fantastico. Il romanzo ed il film sono ambientati nell'Inghilterra dei primi del ‘900 e narrano la storia di una giovane ragazza di provincia, di famiglia povera, la quale si sente stretta e oppressa dalla sua vita troppo monotona. Il suo unico sfogo è la scrittura verso la quale dimostra fin da subito un talento innato del quale ostenta un'eccessiva consapevolezza. Dopo numerosi tentativi un giorno un editore decide di pubblicarle il suo primo romanzo. Angel (la bellissima Romola Garai che da sola regge quasi tutto il film) si comporta fin da subito come una star altezzosa intraprendendo una scalata sociale verso un successo che sarà però folgorante quanto effimero.
Fin dal sottotitolo italiano (La vita, il romanzo) il film pone una dicotomia stretta tra l'esperienza reale e il mondo creato, due mondi che interagiscono tra loro, si contrastano e si confondono,forgiando la vita della protagonista come un ibrido stilizzato e multiforme. La prima parte del film, infatti, si distacca completamente dal realismo, la protagonista vive in un continuo sogno, dai toni avvincenti e dalle scenografie baroccheggianti, dove al successo si affianca la storia d'amore in un mondo patinato e ovattato. Ma la vita reale non è un romanzo, al massimo può essere un simulacro dello stesso, un'imitazione imperfetta e mal riflessa, un universo volutamente finto e irreale in cui la denuncia dell'artificialità è evidenziata tecnicamente dal alcune inquadrature in cui l'uso del green screen è palese.
In questa fase l'aspra critica di Ozon rivolta alla ricerca affannosa ed incosciente del successo è molto marcata, tratteggiata da un'ironia sarcastica che tende ogni volta all'eccesso.
Il film si può dividere in modo perfettamente simmetrico così come la curva drammatica della protagonista la quale raggiunge il suo climax a metà film, punto dal quale la sua discesa non sarà meno impervia e lunga della sua ascesa.
Questa seconda parte è la caduta di Angel dalle nuvole alla realtà, tutto inizia ad andarle storto, dal lavoro all'amore. Il tradimento del marito (Michael Fassbender) diventa il punto di non ritorno di una vita ormai distrutta dalle sofferenze. La seconda metà dell'opera sembra essere più complessa (ma solo apparentemente), dai toni molto più seri, con personaggi che iniziano cambiare radicalmente il loro andamento tenuto fino ad allora. C'è un'ottima rappresentazione dello stato d'animo della protagonista, con le conseguenti reazioni comportamentali, ma pensandoci bene, tutto questo è stato già fatto, già mostrato ed in maniera quasi uguale: Truffaut nel raccontare la storia di Adele H. ha creato un'opera molto simile, soprattutto nella parte finale, a quella di Angel, ma la mano del regista de I quattrocento colpi era tutta un'altra cosa.
François Ozon riesce a metà nel suo intento e confeziona un film fatto di belle inquadrature ma non omogeneo nell'insieme e tendente alla stucchevolezza, molto lontano dalla dimensione poetica e minimalista di Sotto la sabbia.
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