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(Romania 2007) di Cristian Mungiu con Anamaria Marinca e Laura Vasiliu
Nell'anno del suo sessantesimo anniversario il festival di Cannes vuole fare le cose in grande regalando alla manifestazione un elenco di film in concorso sorprendente, sia per quantità di grandi nomi presenti alla manifestazione, sia per qualità delle pellicole: è stato l'anno di Quentin Tarantino, Gus Van Sant, i fratelli Coen, Wong Kar-Wai ed Emir Kusturica. Ma mentre le star sfilavano sulla passerella della Croisette il futuro vincitore, arrivato dalle retrovie era già presente; il terzo lungometraggio proiettato dall'inizio della manifestazione, a sole ventiquattro ore dalla cerimonia d'apertura, la futura palma d'oro, era già sotto gli occhi di tutti: 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni del romeno Cristian Mungiu.
L'opera racconta la storia di Otilia (la bravissima Anamaria Marinca) e Gabita (Laura Vasiliu), compagne di camera in un collegio universitario di una piccola cittadina romena, le quali si trovano in preda alla disperazione quando scoprono che una delle due aspetta un bambino. Da quel momento inizia per loro una via crucis che le porta a cercare di trovare un modo, una soluzione, qualcuno che possa far compiere a Gabita un aborto illegale, unica via possibile nella Romania del regime comunista di Ceausescu.
L'eccellente dimostrazione di abilità registica e di grande padronanza del mezzo da parte del regista romeno, fanno del film la sua qualità migliore. L'autore riesce a trovare sempre le soluzioni tecniche giuste per ogni caso e per ogni tema da enunciare adottando due marche registiche differenti a seconda della tipologia della sequenza: nelle situazioni dinamiche usa la macchina a spalla restando sempre molto vicino ai corpi dei protagonisti, salvo poi lasciarli andare, abbandonandoli alle loro strade indugiando in un campo lungo, in cui il contesto diventa soggetto principale della scena; nelle lunghe scene statiche, girate tutte rigorosamente in interni claustrofobici, la macchina da presa è rigorosamente fissa e la focalizzazione non è mai puntata su un solo personaggio, bensì si assiste a scene corali in cui le difficoltà, i problemi e le ipocrisie, dei personaggi e della società a cui appartengono vengono a galla. Inoltre l'autore usa in modo pregevole il fuoricampo, dimostrando di conoscere l'enorme importanza di questa tecnica a differenza di molti altri che, purtroppo, lo ignorano.
Questo è esattamente il genere di film che il festival di Cannes ama, il realismo estremo, la denuncia sociale, la condizione delle persone, le differenze tra sessi; come è accaduto per L'enfant, la storia si ripete per quest'opera romena. C'è una differenza fondamentale, il film dei Dardenne focalizzava la sua attenzione sulla vicenda dei due innamorati, sul problema delle responsabilità, sulla maturità necessaria per essere un genitore; nel caso di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni il discorso diventa più esteso, il film diventa di più ampio respiro analizzando l'episodio delle due ragazze, ma soltanto come specchio, come cartina di tornasole di una società, di una precisa epoca storica, in cui il limite della legalità viene continuamente oltrepassato, in qualsiasi occasione, si va dall'acquisto illegale di beni alimentari o di sigarette, fino all'aborto. Proprio per questo il dramma è solo latente, non gioca con l' emozioni degli spettatori, non è mai compiacente o ridondante e non si tramuta mai in tragedia, gli intenti dell'autore sono altri. Insieme, Mungiu tenta di dare anche la sua opinione in proposito di un tema ormai annoso come l'aborto, ed in particolare ci offre un sistema complesso di punti di vista - dalla ragazza incinta, all'amica, dal ragazzo dell'amica al "gentil medico" - che ci mostra la disperazione delle ragazze e la loro condizione dominata da povertà e impossibilità di agire nella legalità. Tutto ciò culmina con la scena ormai famosissima (dal festival di Cannes tutti hanno gridato allo scandalo) in cui si vede il feto appena espulso, in cui lo spettatore è messo a dura prova, ma non è una prova fine a se stessa, bensì finalizzata rigorosamente al/i messaggio/i del film.
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