Guarda il video del seminario di regia con Stefano Incerti organizzato da Pigrecoemme ad Aprile.
20th Century Box
Recensioni di film appartenenti alla Storia del cinema redatte dai partecipanti ai corsi di critica di Pigrecoemme e dalla redazione di The Others Magazine.
(Usa 2007) di Philip G. Atwell con Jet Li, Jason Statham, John Lone, Devon Aoki
Con la bella stagione, nonostante i buoni propositi vanziniani,
batmaniani e di Narnia (2), arrivano le porcate. Fiero di recensirne una, mi son
recato a vedere Rogue-Il solitario. Il regista Atwell è uno che
proviene dalla TV e dalle seconde unità (ed il film, per certi versi,
pare il montato degli stunt di dozzinali action) e, per 3/4, Rogue una
porcata lo è (debitore di Yojimbo e, quindi, di Per un pugno di dollari)con un Jet Li ronin provvisto della giusta inespressività (qualcuno azzarderebbe "espressione enigmatica"). Poi un twist in the end congegnato bene ne risolleva le azioni. Non più di tanto, però.
(Italia 2008)
di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Silvio Orlando.
Un dolore muto e soffocato si cela dietro l’apparente e inverosimile tranquillità di Pietro Paladini. Un caos calmo, come suggerisce il titolo, attanaglia subdolo la sua esistenza dopo la morte della moglie Lara. Nel suo nuovo e imperturbabile universo, egli chiude le porte alla sofferenza e si lascia vivere, restando per ore seduto su una panchina di fronte alla scuola della figlia Claudia, tentando di decifrare gli inspiegabili silenzi di lei. Non ci sono lacrime, né grida, solo una lenta e stanca quotidianità fatta di incontri e sguardi.
(Usa/Gb2008) di Woody Allen con Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield. Dopo Match Point, moderna e a tratti imperfetta rivisitazione di «delitto e castigo», Woody Allen ci riprova e propone ancora un thriller dalle tinte psicologiche fosche ed angoscianti.
(Usa/Gb 2007) di Dario Piana con Mike Vogel, Jaime Murray, Christina Cole, Michael Feast
Come siano finiti Dario Piana (regista di videoclip e del dimenticatissimo Sotto il vestito niente 2 nell'88, oltre che autore tv - di Sospetti 1,2 e 3, tra le altre cose -) ed il direttore della fotografia di Ardena
(esordio alla regia di Luca Barbareschi), Stefano Morcaldo, alla corte
di re Stan Winston per questa coproduzione angloamericana, scritta dal
Brendan Hood di They rimestando nell'immaginario a metà tra Matrix e le serie tv Buffy o Streghe, è il vero mistero della pellicola.
Strano che tra le varie morti del protagonista non sia contemplata
quella per noia. Del resto, non mi sembra fosse in sala durante la
proiezione.
(Honk Kong 2003) di Johnnie To con Simon Yam, Maggie Shiu, Lam Suet, Ruby Wong
Un "into the night movie" che, sulla scia di Landis e Scorsese,
racchiude in un limitato arco temporale gli (inevitabili?) incroci del
destino, il dramma a braccetto col grottesco e (quasi) la caricatura
(il sergente Lo potrebbe essere un Franco Franchi orientale), la resa
dei conti collettiva e (ancora una volta) casuale di vari "mucchi
selvaggi". Girato in due/tre anni, nei ritagli di tempo ricavati tra
una commedia sciocca ed un'altra (tanto per far cassa), PTU dimostra,
una volta di più, che la maestrìa non è una questione di mezzi e tempo
a disposizione. Quando c'è, c'è. To c'è!
(Usa 2007) di Brian De Palma con Patrick Carroll, Robert Devaney, Izzy Diaz, Ty Jones, Kel O'Neil, Daniel Stewart Sherman, Mike Figueroa
Redacted è davvero il remake di Vittime di guerra nell'epoca della globalizzazione (anche) audiovisiva, della con(au)di(o)visione totale. Non meraviglia neanche tanto la sua première in Tv (ché, forse, è il medium che meglio ne esalta le scelte linguistiche), senza passare dalle sale, mentre sorprende che i critici si siano, perlopiù, limitati a sottolineare l'eterogeneità degli stili e delle forme (dal filmato amatoriale dei soldati, alle riprese delle telecamere di servizio a circuito chiuso, ai video postati su Youtube, ai servizi giornalistici) la qualcosa non rappresenta certo una novità (basti pensare a Natural Born Killers, Kill Bill vol.1). Il cinema, in fondo, è sempre una ri-costruzione di pezzi girati non necessariamente nell'ordine cronologico in cui li vediamo, ma qui il demiurgo De Palma mette insieme pezzi di puzzle diversi per condurci ad una conclusione agghiacciante, tanto più se rapportata al precedente con Michael J. Fox e Sean Penn. Mentre nell'opera del 1989, in qualche modo, grazie alla testimonianza di Sven Eriksson, veniva fatta giustizia, ora, in un'epoca in cui tutti, data l'accessibilità al mezzo di videoregistrazione ed a quelli di visione (internet su tutti), possono far "vedere" la loro versione, ecco che alla moltiplicazione dei punti di vista ed alla indigestione scopica di cui siamo "vittime" non segue nessuna conquista della verità e, anzi, il delitto resta impunito. Un fenomeno di bulimia audiovisiva che ci porta ad ingurgitare tutto ciò che passa in Tv, su Internet, sui monitor di sorveglianza, ma anche (ecco la deriva patologica) a rigettarlo subito dopo. Tutto è (o può essere) finzione, ormai, ma deve passare per realtà. E perché questo accada, infatti, che le prime parole a finire sotto la scure del pennarello nero dell'omissis, nel testo che compare nell'incipit, sono fiction e fictional.
(Italia 1916) di Febo Mari, Arturo Ambrosio jr. con Eleonora Duse, Febo Mari
Tentata, in un primo momento, dalle sirene hollywoodiane (le scrisse Griffith invitandola a recitare in America), la grande attrice Eleonora Duse (ritiratasi dal palcoscenico, dal 1909, durante una tournée in Germania), accettò la corte più modesta della casa di produzione Ambrosio di Torino. Per lavorare, però, ad un progetto di tutto rispetto: una riduzione del romanzo Cenere di Grazia Deledda. L'entusiasmo della Duse per il nuovo mezzo fu pari all'intelligenza dimostrata nel capirlo. Improntò la propria recitazione ad una tecnica di sottrazione, del tutto estranea agli attori teatrali (ed infatti si veda la differenza rispetto al plateale Mari), ma, a leggere le cronache, seppe anche scrivere e dirigere (pare abbia scelto molte delle inquadrature che compongono l'opera, e ce ne sono di bellissime come quella dell'arrivo del piccolo Anania nella macina del padre naturale, il primo bacio tra un Anania ormai adulto e la fidanzata Margherita). Purtroppo la pellicola non ebbe il successo sperato (e meritato) e la speranza della Duse di rinascere a nuova vita artistica fece presto strada ad una nuova (l'ultima) delusione.
(Italia 2008) di Paolo Virzì con Isabella Ragonese, Micaela Ramazzotti, Valerio Mastandrea, Massimo Ghini, Elio Germano, Sabrina Ferilli
Nonostante mi piacessero i suoi film, non mi sono mai impegnato più di tanto a difendere Virzì dai suoi detrattori. Per quanto ben sceneggiate, infatti, le sue storie avevano sempre un ché di schematico (in primis Ferie d'agosto con quella banalissima dialettica destra cafona vs sinistra impotente). Eppoi della gloriosa commedia all'italiana, di cui è stato proclamato erede, condivideva soprattutto la discutibile tendenza a chiudere a tarallucci e vino. Qui, invece, riesce nell'operazione contraria: nella gioia del call center e del film giovanile e "tanto carino" (che ci si aspetta da un momento all'altro che spuntino Vaporidis e la Capotondi), insinua fantasmi: della Swanson/Davis/Crawford (la Ferilli), della Sandrelli di Io la conoscevo bene (la Ramazzotti) e di quei mostri che la circondavano (Germano, Ghini e Mastandrea). Ingombrante la voice over della Morante, ma si contano almeno due momenti impagabili: la telefonata parolacciara del caposervizio cultura (cameo del regista Claudio Fragasso) di un periodico in cui cerca lavoro la protagonista ("Ma 'sto stronzo, ma chi so 'ncula. Ma la deve pija 'nder culo. 'Sto fijo de na mignotta. Mignotta su madre e su sorella. Frocio er padre e frocissimo...") ed il dialogo alla rimpatriata degli studenti di filosofia ("A parte gli scherzi, nel Grande Fratello c'è molto McLuhan" "Ed anche Benjamin" ed il sindacalista proletario Mastandrea chiosa con "Ed anche un po' di Zeman").
(Italia 1975) di Pier Paolo Pasolini con Paolo Bonacelli, Uberto Paolo Quintavalle, Giorgio Cataldi, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Hélène Surgère, Elsa de' Giorgi, Sonia Saviange
Dopo l’estroversa Trilogia (Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una Notte), tripudio di una sessualità libera e liberata che inneggia alla vita, Pasolini, con il suo successivo e ultimo lavoro Salò o le 120 giornate di Sodoma, ribalta la medaglia ed esibisce un’altra, più crudele, faccia della realtà.
(Usa 2002) di Daisy von Scherler Mayer con Jimi Mistry, Heather Graham, Marisa Tomei, Michael McKean, Bobby Cannavale
Working Title (casa di produzione di 4 matrimoni ed un funerale, Notting Hill)
e Bollywood. L'humour inglese (in trasferta americana) e l'esotismo di
una cinematografia che fa del pout-pourri (balli e canti qualunque sia
il genere affrontato) la sua cifra stilistica. Peccato che l'unico
momento ibrido (difatti il più riuscito) sia il sogno bollywoodiano che
diventa Gréase. Il resto è convenzione. Sufficiente ad una distratta visione casalinga. Ma anche...no!