|
The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Tuesday 27 March 2012 |
|
(Usa 2011) di Joel Schumacher con Nicolas Cage, Nicole
Kidman, Cam Gigandet, Liana Liberato
Credo sia giunto il tempo di trattare Cage non più come attore, ma come fenomeno. Il nipote di Coppola (Francis Ford)è da tempo rimasto "ingabbiato" (applausi per il
gioco di parole!) in una serie di ciofeche inenarrabili che normalmente vengono
prodotte per il mercato straight to video
con, protagonisti, inespressivi wrestler
(tipo John Cena) o vecchie glorie in
disarmo (Christopher Lambert? per
dirne uno) e che, invece, col buon Nicolas
trovano addirittura la strada della distribuzione mainstream. Un po' di sfortuna va messa in conto (beccare il Werner Herzog più sciatto di sempre,
parlo di Il cattivo tenente - Ultima
fermata New Orleans, non è certo un colpo di culo!), ma, il più delle
volte, Cage non va certo per il
sottile, nella selezione dei set (ma ha guai fiscali, come dargli torto?) da
frequentare. Lavorare con Joel
Schumacher (uno che, all'apice della sua carriera, ha sputtanato il franchise Batman), su copione di un carneade (Karl Gajdusek) con all'attivo solo qualche script per la serie Dead Like Me, non doveva essere,
dapprincipio, garanzia di qualità, ma il risultato, sinceramente, è al di sotto
di ogni, benché minima, aspettativa. Trespass
è davvero una schifezza. Rimesta in un intreccio già
visto (molto meglio in Ore disperate)
con alcune soluzioni che ne svelano una morale finanche conservatrice (moglie e
figlia sono davvero insopportabili). Unico merito, a volerne trovare uno, è
quello di annullare, con l'abuso di flou, l'abuso di botox da parte di Nicole Kidman.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Monday 26 March 2012 |
|
(Usa 2012)
di Neveldine/Taylor con Nicolas Cage, Violante Placido, Idris Elba, Johnny Whithworth,
Ciaràn Hinds, Christopher Lambert
Il famigerato duo Neveldine/Taylor,
paladini del "nuovo cinema ignorante" (vedasi Crank, Crank 2 e Gamer)
con la loro estetica post tutto (postcinema, postfumetto, postvideogame)
sarebbero capaci di mandare in vacca anche C'era
una volta in America, ma in questo caso una mano enorme la dà loro il
copione (ci si son messi in tre a scriverlo) che riesce ad essere stupido e
noioso (zingare, figli di Satana, che però si chiama Roarke, il protagonista che si libera del Rider salvo poi riprenderselo per salvare capra e cavoli). Ora,
perché Nicolas Cage si faccia
coinvolgere in robaccia simile, lo sanno tutti (problemi fiscali e, forse, scarso
intuito). Perché ci sia Violante Placido,
anche (alle sirene di Hollywood ogni interprete italiano risponde senza manco
chiedere di che si tratta, mentre qui valutano, ponderano, snobbano; ricordate Francesca Neri in Danni collaterali?). Non lasciano perplessi le presenze di Idris Elba (attore di serie tv di
qualità - The Wire, Luther -, ma intento a farsi un nome al
cinema) e di Christopher Lambert
(rispetto alla robaccia straight to video
ormai abituato a girare, questa gli deve essere sembrato un'occasione di
rinascita). Ma perché Ciaràn Hinds?
Perché?
|
|
|
Laboratorio Critico -
20th Century Box
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Monday 26 March 2012 |
|
(Usa 2008) di Tom Kuntz, Mike Maguire con Len Cariou, Sarah
McElligott, Amir Talai
Il precedente più famoso è senz'altro The Kentucky Fried Movie (in Italia Ridere per ridere), il primo film scritto dal trio ZAZ (Zucker/Abrahams/Zucker) e diretto da John Landis. Non a caso, tra i produttori di questo c'è David Zucker, rimasto l'ultimo del
terzetto a difendere la causa dello spoof.
A differenza di quello (che partiva da uno show teatrale che i tre mettevano in
scena), The Onion Movie si ispira
all'omonima rivista satirica americana. E colpisce il bersaglio in più di un'occasione,
grazie all'humour politicamente
scorretto (la marcia dei malati di Alzheimer con i vecchi manifestanti che
arringano cose senza senso; la lista dei nuovi stereotipi razziali; lo spot
sull'adozione a distanza di un bambino africano con il testimonial Michael Bolton; il documentario sugli
sportivi diversamente abili; i video decisamente hard della simil Britney Spears) ed alle invenzioni goliardiche
quali la Società
di Recupero Peni o il tormentone di Cockpuncher,
fantomatica pellicola con Steven Seagal.
In Italia è uscito, direttamente in home
video, come News Movie forse per
sfruttare il brand della pericolosa
accoppiata Friedberg/Seltzer, rei
dei vari Epic Movie, Disaster Movie, Hot Movie. Ma, fortunatamente, non ha nulla in comune con quegli
obbrobri, per cui recuperatelo!
|
|
|
Laboratorio Critico -
20th Century Box
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Monday 26 March 2012 |
|
(Usa 2011) di Kevin Smith con Michael Angarano, Michael
Parks, Melissa Leo, John Goodman
Kevin Smith è
cresciuto? Cinematograficamente parrebbe di sì. Parliamoci chiaro, finora nel
mio personale borsino figurava ancora e solo come regista di Clerks, ma niente di quanto girato successivamente
(da Generazione X a Clerks II, passando per quel
pastrocchio di Dogma) ne aveva, in
qualche modo aumentato le quotazioni. Zake and Miri Make a Porno avevano lasciato intravedere una rinnovata capacità di
sceneggiatore, ma il salto di qualità, bisogna dirlo, lo fa con questo Red State. Perché, innanzi tutto, sembra
percorso da una conquistata consapevolezza della sua filmografia passata, al
punto che, giocando a rimpiattino con le aspettative dello spettatore, la prima
parte parrebbe andare in quella direzione (tre liceali beccano una MILF in rete
e si preparano ad una notte di sesso di gruppo) se non fosse per la prima scena
(una manifestazione di fanatici religiosi al funerale di un omosessuale) che
getta il seme, inquietante, di quel che sarà il film. Il quale oscilla tra Tarantino (il lungo sermone di nonno Cooper) e l'Eli Roth del dittico Hostel,
salvo recuperare un tocco smithiano
nello sberleffo con il quale si conclude la vicenda (le finte trombe del giorno
del giudizio).
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Wednesday 21 March 2012 |
|
(Usa 2012) di Josh Trank con Dane DeHaan, Michael B.Jordan, Alex Russell, Michael Kelly
Film davvero originale questo Chronicle, riesce a raccontare gli adolescenti come mai finora. Tre studenti americani (il figo intellettuale, il figo atleta, nero ed il nerd sfigato) sono alle prese, più o meno come avviene in ogni film del Brat Pack oppure in serie tv come The O.C., One Tree Hill...come non detto, ricomincio!
Film davvero originale questo Chronicle, riesce a raccontare gli adolescenti come mai finora e lo fa ricorrendo all'escamotage del finto film dal vero. Uno dei tre adolescenti protagonisti, il nerd sfigato, ha una videocamera con la quale riprende tutto, ma i punti di vista, man mano, si moltiplicheranno attraverso inquadrature di altre videocamere, telecamere di sorveglianza fino ad avere un cut del tutto implausibile (con campi e controcampi difficilmente spiegabili), come è ormai in voga da Blair Witch Project a Paranormal Activity passando per Cloverfield e Rec...ricomincio!
Film davvero originale questo Chronicle, dei ragazzi come tanti altri, dopo essersi introdotti in un cunicolo, scoprono di avere dei superpoteri ed è la prima volta che viene raccontata in una fiction la perversa relazione tra ordinarietà e straordinarietà, se si escludono Unbreakable, Heroes...ricomincio!
Film davvero originale questo Chronicle, dove si trova il modo anche di accennare alle stragi scolastiche compiute da ragazzi emarginati e presi in giro che hanno la madre malata, il padre disoccupato e violento...ricomincio!
Film davvero originale questo Chronicle, mentre non c'è film, di recente, che non duri uno sproposito, questo si limita a 75'. Ah! E' sceneggiato da Max Landis, figlio di John.
|
|
|
Laboratorio Critico -
20th Century Box
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Sunday 18 March 2012 |
|
(Francia
2011) di Julien Leclerq con Vincent Elbaz, Grégori Dérangère,
Mélanie Bernier, Aymen Saïdi, Marie Guillard
Nel
dicembre del 1994 (il 24 dicembre, per la precisione) quattro
terroristi algerini della GIA
sequestrarono, ad Algeri,
un volo diretto a Parigi,
con l'intenzione, accertata successivamente dall'inchiesta degli
inquirenti, di farne un ordigno volante da abbattere sulla Torre
Eiffel.
L'attentato fallì (e se fosse riuscito, inutile dirlo, avrebbe anticipato l'11 settembre 2001), in quanto, durante un atterraggio a Marsiglia
per rifornirsi di carburante, un commando delle forze speciali
francesi, la GIGN,
fece irruzione nell'aereo ed uccise i quattro terroristi. Tre
passeggeri erano già morti ad Algeri,
prima del decollo.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Thursday 08 March 2012 |
|
(Gb/Fra
2011) di Joe Cornish con Luke Treadaway, Adam Leese, Nick Frost,
Jodie Whittaker
La
lotteria nazionale in Inghilterra finanzia sì quel polpettone di The
Iron Lady,
ma anche pellicole come il disturbante Kill
List
o questo Attack the
Block
il quale, prodotto dal lungimirante Edgar
Wright
di Shaun of the
Dead
e Hot Fuzz,
è uno sci-fi
movie
scorrettissimo, come solo un B-movie può essere, in cui una banda di
minorenni, dal turpiloquio facile, difende il proprio quartiere
popolare da una cheapissima
invasione
aliena (gli intruders
sembrano un incrocio tra dei primati e dei Critters
con dentatura fosforescente). Invasione e strage, peraltro, scaturite
non dai soliti motivi (fame di conquista interplanetaria, carestia
sul proprio pianeta), ma molto più prosaicamente dalla...fica! E sì,
perché i mostriciattoli giungono in massa su Londra in quanto
attirati dai feromoni rilasciati da una femmina della specie (questa
più simile, forse non a caso, al mostro di Alien).
J.J.Abrams
e Spielberg
(specie quello che cancella le pistole dell'FBI dalle riedizioni di
E.T.
E le sostituisce con walkie
talkie)
dovrebbero imparare la lezione. E, forse, non è escluso che lo
facciano, visto che Cornish
è stato sceneggiatore di Tin
Tin.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Thursday 08 March 2012 |
|
(Usa 2011) di Micheal Brandt con
Richard Gere, Topher Grace, Martin Sheen, Odette Yustman
Se una spia non si
fa notare, sta facendo il suo fottuto lavoro. E lo fa pure bene. Se
una spy story resta anonima e
anodina, invece, c'è qualcosa che non va. Il debutto alla regia
dello sceneggiatore Michael
Brandt soffre della
doppiezza denunciata nel titolo: sulla carta, un plot interessante,
ma a conti fatti un'opera già vista, recitata svogliatamente un po'
da tutti (davvero pare non crederci nessuno) e che lo spettatore
segue per inerzia e non per vero piacere. Più che davanti ad un
doppio, ci troviamo di fronte ad un doppione (di Senza
via di scampo per
esempio, almeno per circa mezz'ora) che hanno cercato di smerciare
evidenziando un ritorno al ruolo di villain
di Richard Gere.
Niente di più falso: dimenticate il pregevole Affari
sporchi, ne siamo ben
lontani.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Monday 06 February 2012 |
|
(Fra/Usa 2011) di Michel Hazanavicius con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller
La perizia nella realizzazione di un hommage non può essere l'unico metro di giudizio di un'opera. Film profilmicamente perfetti come Lontano dal Paradiso, ad esempio, mancano di cuore, sono progetti algidi di cui siamo contenti di liberarci non appena restituiti al tepore domestico.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Sunday 22 January 2012 |
|
(Gb/Francia/Germania 2011) di Thomas Alfredson con Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Mark Strong, Ciaràn Hinds, Benedict Cumberbatch, Toby Jones
Elegante ai limiti dello snob questo nuovo adattamento dell'omonimo romanzo di John Le Carrè, già trasposto in forma audiovisiva, ma per il piccolo schermo, nel 1979. Nello sceneggiato, diretto da John Irvin, il protagonista, George Smiley, era intepretato da Sir Alec Guinness (che ne vestì i panni anche nel sequel Tutti gli uomini di Smiley del 1982, mentre in un altro film-tv, A Murder of Quality, del 1992, Smiley fu Denholm Elliot) mentre ora tocca a Gary Oldman. Missione compiuta e non solo da lui. La talpa non presenta sbavature, dalla regia (dello svedese Tomas Alfredson di Lasciami entrare) alla fotografia di Hoyte Van Hoytema, entrambe rimandanti ad un cinema seventies, più Pakula che Pollack, che, forse, è stato il migliore nel genere; dalla scenografia ai costumi, passando, ça va sans dire, per le interpretazioni, tutte di livello altissimo (Colin Firth, l'apparentemente più svogliato del cast, si riscatta con quell'ultimo sguardo rivolto all'amore della sua vita che sta per liberarlo). E la prova degli attori, in una sorta di dramma da camera, un kammer-spy-le molto parlato (ma chi conosce il Le Carré scritto sa di non potersi aspettare Jason Bourne), vuol dire l'80% dell'impianto.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Saturday 21 January 2012 |
|
(Usa 2011) di Clint Eastwood con Leonardo Di Caprio, Naomi Watts, Judy Dench, Armie Hammer
Gay Edgar Hoover: così è stato ribattezzata l'ultima fatica registica di Clint Eastwood. Gioco di parole, invero, servito su un piatto d'argento dalla scelta di analizzare, dell'intensa e complicata vita del fondatore dell'FBI, il privato, quello più celato, quello oggetto di pettegolezzo e gag demenziali (in un film della serie Naked Gun, nella carrellata di immagini sugli ex direttori della Federal Bureau Investigation, la cornice dedicata a Hoover recava al suo interno un tutù rosa). I detrattori eastwoodiani,e, tra questi, i più accaniti, come spesso accade, sono quelli che più lo hanno amato, forti delle ultime due prove davvero opache (Invictus, Hereafter), si scagliano anche contro quest'ultima regia denunciandone limiti soprattutto storici: dov'è la Storia? dov'è la II guerra mondiale?dov'è l'America, visto che Hoover "è" l'America? L'America che trama, spia, gioca sporco, beh quella è raccontata magistralmente (e forse non si potrebbe meglio) dall'Ellroy di American Tabloid. Ma anche Eastwood, nonostante il copione sia di Dustin Lance Black (omosessuale di famiglia mormona, vincitore dell'Oscar con Milk, la cui filmografia è incentrata finora sulla ricostruzione storica delle difficoltà incontrate negli Usa dalla comunità gay) e con ritrovata mano felice rispetto alle imbarazzanti titubanze degli ultimi due lavori, evita le trappole del queer movie (perché, checché ne pensiate, la scena in cui lui alla morte della madre indossa i suoi abiti è toccante e non grottesca), cui forse non sfuggiva neanche l'opera di Gus Van Sant, e narra di una Nazione attraverso il protagonista del suo biopic: una Nazione contraddittoria che maschera con la democrazia un totalitarismo ideologico frequentemente non diverso da quelli combattuti; una Nazione che maschera con la morale il moralismo; una Nazione piena di segreti che, tuttavia, strumentalizza i segreti altrui. Una maschera, però, che, col passare del tempo (con la vecchiaia), si fa palesemente posticcia, trucco/make up che non regge. Nuove frontiere della mistificazione si fanno avanti ed ora i cattivi (Saddam? Bin Laden? Gheddafi?) bisogna prima crearli, forgiarli, per poi "mascherarsi" nuovamente da paladini della Libertà!
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Sunday 01 January 2012 |
|
(Usa
2011) di George Clooney con Ryan Gosling, George Clooney, Paul
Giamatti, Phillp Seymour Hoffman, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei
Tu quoque
Stephen! La politica
ab-Brut-isce. Anche il più idealista, il più partecipe degli spin
doctor presto impara che dietro
le luci della ribalta elettorale si cela l'esatto contrario (delle
luci): l'ombra/il lato oscuro (la scena chiave del film è quella in
cui, con un totale, Clooney
ci restituisce una bandiera americana rovesciata - il dietro le
quinte di un palco in cui il candidato Morris
tiene un discorso - sulla quale si stagliano le silhouettes, nere, di
Paul
e Stephen,
suoi consulenti) ovvero
sotterfugi, colpi bassi,
scorrettezze, tutto tranne che i programmi! Il George
dietro la m.d.p. ci restituisce (partendo, da un testo teatrale di
Beau Willimon,
Farragut North,
adattato con il sodale Grant
Heslov) l'allure
di quelle regie seventies,
tra Alan J.Pakula
e Sidney Pollack,
presenti pur nella discrezione del POV. Il George
davanti, invece, sceglie, come nel precedente Good
Night, Good Luck, un
carattere secondario, ma, stavolta, determinante ai fini dell'azione:
il candidato democratico Mike
Morris, così simile, nei
discorsi (dalla necessità di non rispondere all'estremismo con
l'estremismo, all'approvazione dei matrimoni gay), a Barack
Obama, il candidato della
Hollywood
liberal (quella di cui Clooney,
ma anche il Leonardo Di
Caprio, figurante tra i
produttori esecutivi, fanno parte) che quella Hollywood
liberal deve aver deluso.
E' il cinema, bellezza. Quello vero!
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Saturday 03 December 2011 |
|
(Usa
2011) di Woody Allen con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion
Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brosy, Michael Sheen
Benvenuti
nel “Negozio Nostalgia” di Monsieur
Allen,
quello dove, come in un romanzo di Mark
Twain
(colui senza il quale, secondo Gil
Pender,
il protagonista interpretato da Owen
Wilson,
non esisterebbe la letteratura americana contemporanea), è possibile
ritrovarsi fianco a fianco con i propri idoli nella Parigi degli anni
'20: Scott
Fitgerald
e sua moglie Zelda,
Gertrude Stein,
T.S.Eliot,
Picasso, Buñuel
(cui
Gil
suggerisce il plot di L'angelo sterminatore
che il regista di L'âge
d'or,
però, - una divertente presa in giro del surrealismo in cerca di
spiegazioni razionali - non comprende), Man
Ray
ed un Salvador Dalì
ossessionato dai rinoceronti.
Midnight in Paris
ci restituisce un Allen
in forma, libero dall'ossessione di raccontare amori senili ed alle
prese con nient'altro che una fiaba, une
féerie,
nella quale a mezzanotte non si spezza, ma ha inizio, l'incantesimo,
a bordo di un'auto/carrozza. Una favola lieve, condotta in punta di
penna e con una grazia nella scrittura che l'ultimo Woody
pareva aver smarrito insieme con lo smalto dei tempi migliori. Un
Allen
ritrovato, ottimista, che, a dispetto delle premesse, conclude che
bisogna vivere il presente (“Il
passato non è morto. Anzi, forse non è nemmeno passato”).
Anche perché il presente è una passeggiata sotto la pioggia a
Parigi.
E' la bohème!
E, trattandosi di fiaba, senza neanche la tubercolosi.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Sunday 27 November 2011 |
|
(Usa/Gb 2011) di Lone Scherfig con
Anne Hathaway, Jim Sturgess
One Day
è la dimostrazione in celluloide, qualora ce ne fosse ancora
bisogno, che letteratura e cinema sono due forme di narrazione
completamente diverse e che il modo migliore di farle interagire è
l'infedeltà. David Nicholls,
invece, autore del romanzo e sceneggiatore della pellicola, si scopre
monogamo nella forma, ragion per cui da un buon libro ne vien fuori
un filmetto appena sufficiente, all'apparenza tratto da uno di quei
chick lit
melodrammatici scritti in serie da gente come Nicholas Sparks (e
trasposti da anonimi registi come qui finisce con l'essere Lone
Scherfig).
Il motivo? Il racconto di un solo giorno, sempre lo stesso (il 15
luglio) nell'arco di vent'anni, nella vita di Emma
e Dexter,
se sulla pagina scritta sembra una gran trovata, sul grande schermo
risulta un unico grande sintagma ad episodi (per dirla con Christian
Metz)
e non è una novità (qualcuno ha visto Dieci
inverni
di Valerio Mieli?
ebbene sì un'opera italiana!). Certo, le ellissi ti permettono di
sorvolare su alcuni passaggi (la scoperta della malattia della madre
del protagonista e la sua morte) sì da mantenere il tasso melò
al di sotto dei livelli di guardia, ma alla fine i nodi vengono al
pettine e le lacrime sgorgano copiose (anche quelle del sottoscritto
che si è ricomposto prima di scrivere la presente). Detto questo,
tuttavia, vedere One
Day
consente di scoprire (o di confermare) il talento di Anne
Hathaway,
mai banale, a differenza di Jim
Sturgess
che qui va avanti un po' di mestiere e senza impegnarsi più di
tanto.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Saturday 05 November 2011 |
|
(Usa
2011) di James Wan con Patrick Wilson, Rose Byrne, Leigh Wannell,
Barbara Hershey
"Non
è la casa ad essere posseduta"
recita la frase di lancio del nuovo film (il quarto) di James
Wan,
erroneamente ritenuto enfant
prodige
del genere horror a causa del franchise
Saw
cui ha dato inizio (ma dopo l'estenuante ed estenuato VI capitolo non
dovremmo essergliene più grati, anzi dovremmo cominciare anche ad
andargli a citofonare alle 2 di notte oppure rigargli l'auto nel
parcheggio del centro commerciale). Erroneamente perché nessuno dei
suoi lavori successivi (Dead Silence e Death Sentence) ha confermato quanto il suo ufficio stampa
propagandava. Pur tuttavia il Festival del Cinema di Roma è caduto
nella trappola ed ha invitato Wan
a tenere una lezione sui meccanismi horror nel giorno di Halloween.
Un maestro quindi. Nientemeno! E il diploma, la tesi di laurea
sarebbe questo Insidious?
Una sequela di tritissime convenzioni delle pellicole ambientate
nelle Haunted
House (con situazioni al limite del ridicolo come la medium provvista di una specie di maschera antigas o il diavolo che pare uscito da uno di quei teatrini itineranti che d'estate allietano le serate delle località balneari con le loro marionette)
salvo che...e qui interviene la furbissima frase di lancio succitata
ché spoilera addirittura l'unica sorpresa (collocata, comunque, a
poco dopo la metà della storia) di un altrimenti telefonatissimo
plot. Non mi spiego come mai l'ideatore di questa trovata pubblicitaria non sia stato invitato dallo stesso Festival a tenere una lezione su come si lancia un film.
|
|
|
Laboratorio Critico -
Film In Sala
|
|
Scritto da Rosario Gallone
|
|
Sunday 16 October 2011 |
|
(Usa
2011) di Jon Favreau con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde,
Sam Rockwell, Keith Carradine, Paul Dano
Un
titolo ed un concept venduti (da Scott
Mitchell Rosenberg)
nel 1997 senza che ci fosse una storia. Il rischio era che la
formula diventasse una sorta di "ricchi
premi e cotillons",
specchietto per le allodole, fumo senza arrosto come le copertine con
le tettone di Cronaca
Vera.
Forunatamente, per il film e per noi, Jon
Favreau
dimostra di sapersi destreggiare tra i codici del western. E pazienza
che lo straniero senza nome, di cui facciamo conoscenza all'inizio,
un nome poi ce l'abbia e non sia neanche straniero. Passi anche per
l'aspetto degli alieni paragonabile, come da recente trend
fantascientifico, a crostacei harryhauseniani.
Gli attori sembrano convinti, hanno le facce giuste (Keith
Carradine
e Clancy Brown
sembrano nati per il western) e la storia scorre via che è un
piacere. Poi, a volerla dire tutta, magari ci è piaciuto solo perché
le ultime invasioni extraterrestri sul grande schermo sono state roba
inguardabile tipo Skyline
e World Invasion.
|
|
| | << Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>
| | Risultati 1 - 31 di 681 |
|
|
|