The Others Magazine  
 
 
Notizie Flash
Sono aperte le iscrizioni ai corsi di regia, di montaggio e di sceneggiatura di Pigrecoemme.
 

The Others: Cinema, Arte ed Altri Fantasmi
Invictus
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 30 January 2010
 

Invictus (Usa 2009) di Clint Eastwood con Morgan Freeman, Matt Damon, Zak Feunati, Grant L. Roberts

 

Accanto ad un Lettere da Iwo Jima c'è sempre un Flags of Our Fathers. Ovvero per un Gran Torino, opera imperfetta, ma fondamentale nella filmografia del granitico Clint, ecco un lavoro più importante che bello. Importante perché ricostruisce un momento fondamentale nella Storia del Sudafrica e del mondo intero. Quello in cui Nelson Mandela, attraverso un'impresa sportiva (la vittoria della Coppa del Mondo di Rugby del 1995), unì un paese fino ad allora lacerato (i neri sudafricani abitualmente tifavano per gli sfidanti la nazionale di rugby). Invictus (il titolo proviene da quello di un poemetto di William Ernest Henley del 1875 che, nel film, sentiamo recitato, due volte, dalla voce di Freeman/Mandela) narra di questa "foga per la vittoria" del presidente sudafricano, ma, spiace dirlo, il più delle volte la partecipazione di Mandela si risolve in gag (abbandona un summit coi Giapponesi per sapere del risultato dei Springboks) che ricordano quelle dei malcapitati impiegati nel Secondo tragico Fantozzi, accorsi alla proiezione della Corazzata Potemkin durante una partita dell'Italia. Finanche la finale con i temibili Neozelandesi non ha niente dell'epica sportiva ed è girata in modo abbastanza ordinario (come non ti aspetteresti da Mastro Eastwood, insomma). Ciònonostante la pellicola presenta almeno due momenti di grande intensità emotiva: la visita della squadra al carcere in cui Mandela fu imprigionato e la partitella coi ragazzini poveri di un sobborgo. Per il resto Invictus si segnala soprattutto per il livello davvero impressionante delle interpretazioni (il lavoro sugli accenti è strepitoso), e se Freeman conferma la sua classe nel fermarsi ad un passo dal gigionismo, la sopresa, per chi scrive (e, forse, anche per Trey Parker e Matt Stone che lo sbeffeggiavano in Team America), è Matt Damon il quale offre un'interpretazione perfetta nei panni del capitano François Pienaar al punto da sembrare un non professionista prestato al set.

 
Paranormal Activity
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Saturday 30 January 2010
 

Paranormal Activity (Usa 2009) di Oren Peli con Katie Featherston, Micah Sloat

 

Ovvero "io sono leggenda". Nel senso che di fronte a notizie del tipo "Clerks opera prima di Kevin Smith girato con soli 27000 dollari", "El Mariachi, opera prima di Robert Rodriguez finanziato con una manciata di dollari che il regista si è procurato sottoponendosi come cavia ad esperimenti medici o a test per nuovi farmaci" oppure "Paranormal Activity, girato in una settimana con 15mila dollari (ma solo la telecamera che imbraccia il protagonista costa di più!), apprezzato da Spielberg - che lo ha voluto vedere di giorno (!) perché di notte gli faceva paura (?) - il quale ne voleva fare un remake mainstream mentre la Paramount glielo fregava sotto il naso e lo mandava in sala così com'era", si insinua sempre il dubbio del marketing. Il motivo? Paranormal Activity è girato effettivamente con pochi mezzi, ma la consapevolezza del mezzo è tale da sospettare che Peli proprio uno sprovveduto che ha tentato l'azzardo non fosse. D'accordo, il regista di origini israeliane era un programmatore di videogiochi, però non è che il suo lavoro sia proprio un Resident Evil per Wii...Detto questo il fenomeno può anche essere ridimensionato perché magari ci si spaventa anche ma tra un sussulto ed un altro...niente! Neanche un niente carico di tensione: niente e basta per circa un'ora, e poi grande tensione negli ultimi 20 minuti. Insomma un discreto film di genere; non un'opera seminale, non una pellicola innovativa, non un capolavoro. Più che altro un colpo di culo.

 
Squadra speciale 44 magnum
Laboratorio Critico - 20th Century Box
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 19 January 2010

(Australia 1978) di Bruce Beresford con Alan Cassell, Terence Donovan, Ed Devereaux, Tony Bonner

Diciamolo subito: la Squadra Speciale non c'è e men che meno la 44 magnum (retaggio di Callaghan, con il riferimento al quale, evidentemente, all'epoca intendevano piazzare ogni poliziesco). Trattasi di oz crime movie (uno dei pochi) ovvero di un poliziesco, made in Australia, firmato da quel Beresford che ad Hollywood avrebbe poi girato A spasso con Daisy. Come gran parte delle pellicole oceaniche di quel fervido periodo, anche questo prende a modello un genere americano come il poliziesco (il successivo di Beresford, Breaker Morant, avrà, invece, come modello il film in costume di tradizione anglosassone), ma se ne allontana per violenza, tasso gore (gli intestini in bella vista del malcapitato sparato da un rapinatore all'inizio; una tortura cui Tarantino non ha potuto non ispirarsi per quella analoga delle Iene) ed assenza di qualsivoglia morale (il migliore dei personaggi è comunque un poliziotto che ha preso bustarelle di poca entità, ma pur sempre bustarelle).

 
The Box
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Usa 2009) di Richard Kelly con James Marsden, Cameron Diaz, Frank Langella

Kelly va tenuto a freno. Se succede può sfornare anche un piccolo gioiello come The Box. Che, infatti, vacilla solo quando il regista/sceneggiatore ci va giù pesante col libero arbitrio e i cancelli e l'aldilà e...Per fortuna, però, non è Southland Tales e, in breve, ritorna nei ranghi. Il plot prende spunto da un racconto di Richard Matheson, Button Button, pubblicato su Playboy nel 1970 e già adattato per il piccolo schermo nella prima serie, anni '80, di Ai confini della realtà (titolo La pulsantiera). Quel che più conta è che il regista di Donnie Darko guarda meno se stesso allo specchio e insegue dei modelli, dei signori modelli, riuscendo a ricreare un'atmosfera seventies (anni in cui la storia, tra l'altro, è ambientata) tra Pakula e Polanski, molto efficace ed inquietante, da vero e proprio cinema della paranoia. L'unhappy ending è doveroso, visti i prototipi, ma anche il necessario colpo d'ala finale con cui recuperare il pasticcio in cui rischiava di precipitare la pellicola nella parte centrale.

 
Avatar
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Usa 2009) di James Cameron con Sam Worthington, Zöe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Giovanni Ribisi, Laz Alonso, Wes Studi, CCH Pounder, Joel David Moore, Michelle Rodriguez, Dileep Rao

Alzi la mano chi, alla fine, ricorderà Avatar per il 3D. E non per gli splendidi paesaggi del pianeta Pandora. Non per il bildungsroman pacifista del marine Jack Sully, da guerrafondaio infiltrato per motivi personali (riavere le gambe) a Soldato Blu dei Na'(Ti)Vi. Non per il cazzutissimo colonnello Quaritch (uno Stephen Lang al terzo ruolo della vita in questa stagione dopo Nemico Pubblico di Michael Mann e L'uomo che fissa le capre di Grant Heslov) capace di bere impassibile caffé di fronte ad un bombardamento e di abbattere con un calcio una porta a tenuta stagna restando, poi, più di 2 minuti in apnea per sparare ad un elicottero in fuga. Non per l'antimilitarismo sotteso alla trama (magari didascalico, ma è un blockbuster da 250 milioni di dollari ed è necessario che lo vedano e capiscano tutti, ma proprio tutti, quindi bando alle sottigliezze che, comunque, non sono certo la cifra di Cameron). Non per lo sberleffo all'ipocrisia politicamente corretta di Hollywood (la Weaver sempre con una sigaretta in mano). Non per l'inno al meticciato (gli avatar cosa sono, infatti?) come unica risorsa possibile per un futuro di pace, piuttosto che il razzismo e le guerre più o meno preventive. Alzi la mano chi ricorderà Avatar solo perché "bella la nuova montatura degli occhiali 3D e non fanno venire manco il mal di testa".

 
Gamer
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

 manifesto

(Usa 2009) di Mark Neveldine e Brian Taylor con Gerard Butler, Kyra Sedgwick, Michael C.Hall

Almeno qui il videogioco c'è. E' nella diegesi e giustifica (ciò che faccio fatica a definire) lo stile dell'accoppiata Neveldine/Taylor, già responsabile (ma sarebbe meglio dire colpevole) del dittico "ignorante" Crank e Crank:High Voltage. In Gamer, come al solito, riciclano immaginario (da Matrix a Surrogates addirittura) e lo frullano, ma hanno un sussulto finale che salva il salvabile. Il villain Ken Castle (un Michael C.Hall che si conferma, sul grande schermo, interprete di classe, dopo i successi catodici di Six Feet Under e Dexter) che dà il via allo scontro definitivo, cantando e ballando (accompagnato dai suoi "sgherri") I've Got You Under My Skin.

 
Segreti di famiglia
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

 manifesto

(Usa, Argentina, Spagna, Italia 2009) di Francis Ford Coppola con Vincent Gallo, Maribel Verdù, Carmen Maura, Klaus Maria Brandauer, Alden Ehrenreich

Tanto di cappello. Ed anche un po' di invidia. Perché Coppola ha raggiunto (e non da adesso, certo) una tale libertà creativa da potersi permettere di mettere insieme in un film trama melò che più melò non si può (con tanto di agnizione finale), riferimenti autobiografici (il patriarca della famiglia Tetrocini musicista come Carmine Coppola, padre del regista), divertissement metatestuali (la rappresentazione teatrale stolidamente avanguardista del vanesio Abelardo, il compiaciuto festival di Patagonia) e psicanalitici (il racconto, anch'esso autobiografico, del protagonista intellegibile, lacanianamente, solo allo specchio) senza mai, proprio mai, oltrepassare il segno e cadere nel ridicolo.

 
Blindness
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Canada/Brasile Giappone 2008) di Fernando Meirelles con Julian Moore, Mark Ruffalo, Alice Braga, Danny Glover, Gael Garcìa Bernal

Spesso non si vede niente. E quando si vede, si vede poco e male. L'oculocentrismo dello spettacolo cinematografico messo in discussione, in un modo che sarebbe piaciuto alla studiosa Vivian Sobchack. Certo, uno adatta Cecità di Saramago ed è fatta. Mica vero. Mai come in questo caso, più dello script (comunque ben orchestrato da Don McKellar, attore anche nei panni del ladro d'auto), sono le scelte registiche a dare un senso ulteriore alla messa in scena. E Meirelles firma la sua pellicola migliore. Senza grossi sforzi, ché anche il suo cinema precedente (City of God e The Constant Gardener) era fatto di inquadrature sghembe, sovraesposte, sfocate. Ma ciò che lì era gratuito manierismo da videoclip, qui diventa forma/strumento col quale si rende lo spettatore partecipe sinestesicamente della pandemica privazione scopica subita dai personaggi della storia. Un film di rara brutalità, fisica e psicologica, ben supportato da attori convinti. Specialmente un'immensa Julianne Moore ed un coraggiosamente sgradevole Gael Garcìa Bernal.

 
Dead Snow
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 18 January 2010

manifesto 

(Norvegia 2009) di Tommy Wirkola con Charlotte Frogner, Stig Frode Henriksen, Bjørn Sundquist, Ane Dahl Torp, Jenny Skavlan

A leggere la sinossi non ci sarebbe motivo di perdere 90 minuti per il solito slasher che ricicla finanche l'idea di partenza degli zombie nazisti da L'occhio nel triangolo. Diverse cose improbabili (perché gli zombie nazisti sono probabili?): dalla bonazza che si fa il ciccione nerd del gruppo (ma condividono la cinefilia alla Scream e fu subito amore) al telefonino che, a dispetto della battuta iniziale ("è da un'ora e mezza che non c'è campo"), comincia a funzionare. Però trattasi di horror scandinavo ed i fiordi norvegesi come location costituiscono una valida attrattiva esotica.

 
Giallo
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Tuesday 12 January 2010

manifesto o copertina di Gomorra?

(Usa 2009) di Dario Argento con Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataki

Il vero giallo? Qual è il movente che ha spinto tante persone assennate a perpetrare simile crimine? E quando dico persone assennate non parlo di Jim Agnew e Sean Keller, i due sciagurati sceneggiatori (il secondo lo è stato anche di Mammoth, altro capolavoro, ed insieme spero non stiano per affossare Carpenter con lo script di L.A.Gothic) da cui pare essere partito tutto. Almeno Argento pensavo che un po' di senno ce l'avesse ancora (chè i suoi ultimi film- da Opera in poi - sono girati e scritti male, ma spesso partono da idee interessanti) ed almeno pare curare un po' di più la regia. E poi... Adrien Brody. Ma come si fa ad entusiasmarsi ad un plot che ha questo titolo perché il serial killer ha l'itterizia? Al punto da accettare solo figurando anche come produttore esecutivo? E poi la storia dei nomi, l'ispettore che si chiama Avolfi ed il killer Flavio e l'attore che lo interpreta Byron Deidra...ma su! Non ci meravigliamo se simile abominio non sia stato ancora distribuito in Italia. E mandiamo i due autori a scuola. Ma non di sceneggiatura, alla scuola elementare! E già che c'erano hanno anche copiato, per il manifesto, il layout della copertina di Gomorra.

 
Surveillance
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Thursday 31 December 2009

manifesto 

(Usa 2008) di Jennifer Lynch Chambers con Julia Ormond, Bill Pullman, Pell James

Sembra un film di Lynch. In superficie. La violenza che cova nella sonnolenta provincia americana. Rurale. I bizzarri comportamenti di sceriffi ed F.B.I. (quasi un'epitome di Twin Peaks). Bill Pullman che arriva da Strade perdute e Julia Ormond riscoperta in Inland Empire. Sembra proprio un film di Lynch. E lo è. Di Jennifer. Quindi lo è in superficie. Papà David figura solo come produttore esecutivo (garante?) di un'opera (la seconda di Jennifer, dopo l'improponibile Boxing Helena cui hanno fatto seguito 15 anni di sacrosanto esilio dalla regia) in cui alla fine si spiega tutto. Il che, poi, per quanti sono usciti dalla sala irritati dalla visione dell'ultimo Lynch (senior) non è detto sia un difetto.

 
Surrogates
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 21 December 2009

manifesto

 

(Usa 2009) di Jonathan Mostow con Bruce Willis, Rosamund Pike, Radha Mitchell, Ving Rhames, James Cromwell

Sinceramente, l'incipit con un Willis visibilmente "photoshopato" fa più che ridere (ed a ben poco serve sapere che trattasi di surrogato anche nella diegesi, perché uno pensa: "beh! Già che c'eri, te ne trovavi uno meglio di questo col parrucchino") e la sensazione va avanti per un po'. Non che aiuti l'origine comic (dall'omonimo fumetto di Robert Venditti e Brett Weldele), visto che la trama, gli snodi narrativi ed i colpi di scena sono abbastanza telefonati, ma quando entra in scena il Willis che preferiamo, quello, cioè, appesantito, invecchiato e disilluso degli ultimi lavori (in particolare il sottovalutatissmo Solo 2 ore di Richard Donner) le cose migliorano (merito, comunque, di Mostow che la m.d.p. la sa usare) fino ad un epilogo molto "Flashforward" (il crollo collettivo) che, però, reca in se un messaggio di speranza. Umanesimo in vestaglia e pantofole.

 
Tris di donne & abiti nuziali
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 21 December 2009

manifesto

 

(Italia 2009) di Vincenzo Terracciano con Sergio Castellitto, Martina Gedeck, Raffaella Rea, Paolo Briguglia, Salvatore Cantalupo, Iaia Forte

Vincenzo Terracciano è una figura di regista come ne sono rimaste poche in Italia. Al servizio degli attori, con ben celate velleità autoriali, ma perfettamente in grado di portare avanti un racconto. Insomma un artefice di quel cinema medio, colonna vertebrale di un'industria, di cui un po' tutti, spettatori di profondità e no, lamentiamo la mancanza. Logico che un regista come lui debba molto a storia ed a interpretazioni. In questo caso Terracciano fa bingo: Castellitto (certo gigioneggia, ma ce l'ha nel repertorio ed è bravissimo), ma soprattutto la Gedeck (in un ruolo meno caratterizzato e più difficile), conferiscono al film quella verosimiglianza psicologica di cui ha bisogno per far presa sullo spettatore. Che, magari, si diverte anche assistendo alle disavventure, stile Febbre da Cavallo, di questo pensionato baby delle Poste col vizio del gioco, ma, alla fine, come succedeva nella commedia all'italiana che ci piace (Il sorpasso, La grande guerra), il sorriso si trasforma in smorfia amara e commozione.

 
Chéri
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 21 December 2009

manifesto

 

(Gb/Germania 2009) di Stephen Frears con Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend, Felicity Jones

Repetita Iuvant? Mica sempre. Stephen Frears e la Pfeiffer di nuovo alle prese con liaisons (ma degli inizi del secolo scorso e le cui fonti di ispirazione sono romanzi a puntate di Colette), mostrano i segni del tempo, fisici e no. Di dangereuses, qui, ci sono solo le reazioni di un pubblico annoiato dal calligrafismo ivoriano cui Frears sembra ispirarsi svogliatamente. Certo, c'è un'impennata finale che svela quanto celato dietro tutti quei lustrini (e l'ultima inquadratura con una Pfeiffer, sguardo nella m.d.p./specchio, che prende atto della propria vecchiaia come faceva la Close ne Le relazioni pericolose - in cui, ricordiamolo, Michelle interpretava la giovane ingenua - è un rimando fin troppo esplicito) con in più il supporto di un narratore in voice over necessario e per nulla pleonastico (come solo, forse, ne L'orgoglio degli Amberson e Jules & Jim) il quale ci informa in anticipo dell'epilogo tragico. Ma un'impennata non fa un capolavoro. E neanche un film di cui ci si ricordi.

 
(500) giorni insieme
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Wednesday 09 December 2009

 

(Usa 2009)di Mark Webb con Joseph Gordon-Levitt, Zoeey Deschanel, Clark Gregg

Chi vive una relazione di coppia nella vita reale lo sa. Si può passare dalla felicità alla disperazione nello spazio di un raccordo. Questa l'intuizione, semplice quanto geniale, dei due sceneggiatori Michael H.Weber e Scott Neustadter (all'attivo, e sempre in coppia, solo un fiacco La pantera rosa 2). Esempio: Tom entra in un ascensore, all'ultimo cielo perchè ha trascorso, per la prima volta, la notte con Sole (in originale Summer, ed il titolo originale (500) Days of Summer è più azzeccato, vista l'allusione, confermata dall'epilogo, alle "stagioni dell'amore") e ne esce, un istante dopo, affranto perché separatosi da lei. Questo perché, nel frattempo, come ci indica il contatore, son passate settimane, mesi da quel momento. L'esordio alla regia di Marc Webb è una piacevole sorpresa indie (piacevole perché, ormai, anche l'indie sembra sclerotizzato in tic e convenzioni made in Sundance) che, forse, pecca solo di snobismo e di autostima (guarda un po' che film intelligente sono!), ma, in un'epoca in cui nel Belpaese la commedia romantica è solo "mocciana", rappresenta un felice esempio, neanche tanto favolistico (come esplicita il segno grafico nel titolo, i 500 giorni sono una parentesi), di new sophisticated comedy.

 
Gli abbracci spezzati
Laboratorio Critico - Film In Sala
Scritto da Rosario Gallone   
Monday 07 December 2009

manifesto originale

 

(Spagna 2009) di Pedro Almodóvar con Penelope Cruz, Lluìs Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez

Per Almodóvar può valere il discorso che da un po' si fa su Woody Allen: empasse creativo risolto da un sostanziale ricorso al repertorio. Che, nel caso del regista spagnolo, consta sostanzialmente di mise en abîme metacinematografica (un regista che, diventato non vedente, si adatta a fare lo sceneggiatore, anche su commissione - ed Almodóvar ha davvero avuto un problema agli occhi che lo ha, di fatto, reso cieco per diverso tempo - per non parlare del film nel film, Chicas y maletas, un'epitome di Donne sull'orlo di una crisi di nervi) e mélo. Certo rispetto al newyorchese, il buon Pedro, quanto meno, pare meno sciatto e pigro nella messa in scena e nella regia e, a dirla tutta, la prima parte, pur senza impennate, è godibile. Purtroppo, proprio quando sembrerebbe esserci la svolta (la splendida scena in cui Lena/Cruz doppia se stessa dal vivo in uno dei video che l'amante ricco guarda ogni sera - come dei "giornalieri" - per spiarla) e ci si aspetterebbe una piega fassbinderiana (sul modello di Martha, per intenderci) la pellicola si appiattisce, appesantita, per di più, da agnizioni convenzionali quanto gratuite.

 
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